In Argentina il Fondo Monetario non sostiene l’aborto, anzi… di Ernesto Guidi

Un mese fa l’Argentina ha intrapreso l’iter legislativo per allargare le maglie della legge sull’aborto puntando a una liberalizzazione di fatto. Non si è tratta di un passaggio scontato e le associazioni prolife hanno ingaggiato un duro dibattito per conservare lo stampo originario e più restrittivo della legge attuale sotto lo slogan “salvemos las dos vidas”, salviamo le due vite. La chiesa argentina sta avendo un ruolo centrale nella mobilitazione di quello che è già stato definito come il “popolo delle due vite”. Mons. Pedro Laxague, della Commissione episcopale per i Laici e la Famiglia, ha tracciato la linea: “Pensiamo che la vita sia un grande dono, dobbiamo difenderlo”. Mentre Padre José Maria di Paola, guida dei “curas villeros” di Buenos Aires, ha puntato il dito contro il concomitante sostegno economico del Fondo Monetario Internazionale (FMI) all’Argentina. In una accorata audizione al Parlamento, Padre José Maria ha sostenuto che la liberalizzazione dell’aborto fosse una contropartita richiesta in cambio dell’aiuto finanziario.

L’accostamento è stato fatto sicuramente in buona fede. Sono tanti i precedenti di organizzazioni internazionali che, sotto la falsa bandiera dei diritti riproduttivi, hanno promosso l’accesso all’aborto. Si tratta della colonizzazione ideologica denunciata ripetutamente anche da Papa Francesco.  Tuttavia le richieste avanzate dal FMI sono di ben altro tipo… Nell’ultimo report del dicembre 2017, troviamo la “ricetta” del Fondo per riportare la nazione alla stabilità: un pacchetto di misure fiscali e strutturali, ma nulla riguardante aborto e diritti riproduttivi. Al contrario, con lo scopo di ridurre le discriminazioni femminili nel mercato del lavoro, il FMI suggerisce testualmente: incentivi fiscali sui secondi redditi, contrasto alla discriminazione salariale e sussidi per gli asili rivolti alle lavoratrici a basso reddito. Non solo, il Fondo sottolinea la necessità di maggiore formazione e sostegno nella ricerca del lavoro a avore delle donne (Argentina 2017 Article IV Report, pagg. 25 e 26).

Probabilmente qualcuno ha cavalcato la propaganda del “ce lo chiede…” l’organizzazione progressista di turno per portare acqua al fronte abortista e il mondo Pro-life ha abboccato. Tuttavia, in queste situazioni il rischio è quello di cadere nella sindrome del passeggero, cioè sentirsi a bordo di un mondo guidato da un conducente altro. Questo atteggiamento, se è giustificato quando guardiamo la storia con gli occhi della fede (“un altro ti porterà dove tu non vuoi” è la profezia che chiude la vita dell’apostolo Pietro, Gv 21,18), rischia invece di essere una giustificazione quando guardiamo al mondo con gli occhi di chi è chiamato a vivere la storia e a contrastarla se ne necessario. Nelle nostre battaglie piuttosto che cercare ostacoli dovremmo imparare a cercare punti di appoggio: i Pro-life hanno abbastanza nemici reali da fronteggiare, non serve vederne altri dove non ci sono.