L’eterno lutto, l’eterna lotta (lettera di una femminista) di Simone E. Tropea

Sulle posizioni socio-antropologiche, sulle lotte sociali e sui diritti acquisiti non si discute. Certo è che nell’esperienza devastante di una scelta crudele, ammantata da veli di progresso, in fondo, molto in fondo, resta aperto un conflitto non verbalizzabile che si dispiega in tutta la sua atroce veritá quando il tempo passa e quando una donna consapevolizza che ció che attanaglia il cuore e la mente, nell’estrema decisione di dare o no la vita è quel cordone che si chiama paura.

Una trama  fitta di terrore per ció che sará.

La colpa, il peccato, la macchia indelebile che macchia le viscere esplode nel tempo, perché è il tempo che dissipa quell’infernale paura, quel vuoto che proprio in un tempo  e in un luogo da cui nessuno ritorna dá ad una donna la percezione di quanto le è accaduto.

 Segni, solchi di lacrime, strette nel petto come di malati asfittiche, fame d’aria, desolazione e smarrimento, tentativi quanto mai inutili di rimozione e oblio, panico, ansia che ritorna puntuale. Tutto per quella sentenza capitale che in un giorno qualunque, con un uomo qualunque accanto, una donna, una mdre, ha deciso.

Insindacabile quel dolore, inaccessibile quello scempio che nella carne ha impresso una forma per sempre. Forma di un essere senza volto che nei sogni un volto lo ha sempre. Che negli incubi peggiori abbracci, culli, accarezzi, che accarezzi e ancora accarezzi, fin quando con il cuore in petto, che impazzito sobbalza riapri gli e sai che la paura ti ha vinto, fiaccata, ti ha raggirata, ingannata.

Si é presa gioco di te, voltandoti le spalle superba e indisponente, scaltra e oltraggiosa, insolente e villana…ha vinto.

Non tutto é progresso, non tutto é conquista.

Ci sono guerre vinte nel sangue, sangue innocente, tuo stesso sangue che smetterá di sgorgare finché mai piú circolerá nel tuo corpo, fin quando il cuore non vorrá saperne di non pomparlo piú nelle tue vene.

Poi i maschi, che dire dei maschi. Terrorizzati anch’essi per ció che sará, per le responsabili ricadute, per le parole non pronunciate, per ogni peccato di omissione, per la complicitá dell’occultamento, per la debolezza o per la fragilitá mascherata dalla parvenza di una logica democratica e rispettabile ma colpevoli e tacitamente complici di una mano assassina in nome della libertá.

PAURA: sostantivo femminile. Stato emotivo di repulsione e di apprensione in prossimitá di un vero o presunto pericolo. /Contrario: Ardimento, audacia, fermezza, abnegazione, sicurezza, coraggio, saldezza, serenitá.

Simone E. Tropea