Procreazione assistita, relazione Ministero: ancora troppe ombre di Massimo Magliocchetti

Lo scorso 28 giugno è stata trasmessa al Parlamento la Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge 40/2004 in materia di Procreazione medicalmente assistita (PMA). La rilevazione interessa le attività  di centri PMA nell’anno 2016 e all’utilizzo dei finanziamenti (artt. 2 e 18) nell’anno 2017. Come precisato più volte dal Movimento per la Vita italiano in questi anni continuano ad esserci pesanti omissioni nel documento del Ministero della Salute. «La relazione omette informazioni dettagliate e riflessioni valutative in merito a uno degli scopi che la legge dichiara di perseguire: la garanzia dei diritti del concepito», ha dichiarato all’Agenzia Vitanews la presidente del Movimento per la vita italiano (Mpv), Marina Casini Bandini.

Le 40/2004: i dati. – Complessivamente  sono poche variazioni rispetto alla situazione dell’anno precedente per quanto riguarda la fecondazione omologa. Si registra, invece, un incremento dei trattamenti di fecondazione eterologa. Considerando tutte le tecniche di PMA (omologa ed eterologa), sia di I livello (inseminazione), che di II e III livello (fecondazione in vitro), dal 2015 al 2106 aumentano le coppie trattate (da 74.292 a 77.522), i cicli effettuati (da 95.110 a 97.656) e i bambini nati vivi (da 12.836 a 13.582). Questo aumento è fondamentalmente correlato alla fecondazione eterologa e alle tecniche omologhe con crioconservazione di gameti. Confermato l’aumento progressivo delle donne con più di 40 anni che accedono a queste tecniche: sono il 35,2% nel 2016, erano 20,7% del 2005. Resta costante l’età media delle donne che si sottopongono a tecniche omologhe a fresco: 36,8 anni. Nella fecondazione eterologa l’età della donna è maggiore se la donazione è di ovociti (41,4 anni) e minore se la donazione è di seme (35,2). La maggiore età di chi accede alla eterologa femminile (rispetto all’omologa) sembra indicare che questa tecnica sia scelta soprattutto per infertilità fisiologica, dovuta appunto all’età della donna, e non per patologie specifiche.

La reazione del Mpv. – L’attività di monitoraggio sul tema della procreazione assistita offerta dal Mpv alla società civile e alla politica è ormai attiva da molti anni. Continua la denuncia di serie questioni bioetiche. Ricordando che l’articolo 1 della legge «assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito» e che «il figlio chiamato alla vita è il soggetto principale di tutta la vicenda procreativa», Marina Casini Bandini ha sollevato alcune domande cruciali: «quali sono stati a questo riguardo gli esiti della legge? La tutela promessa dal suo articolo 1 è stata adeguatamente attuata?». «La relazione su questo tace», denuncia la leader del movimento prolife italiano.

Anche l’aumento di ricorsi all’eterologa solleva dubbi e perplessità. «Fermo restando che la fecondazione eterologa viola il diritto del figlio alla unitarietà delle figure genitoriali – continua Casini Bandini – si pone la domanda: perché non vengono ‘utilizzati’ gli embrioni umani già esistenti in Italia e rimasti privi di un progetto parentale? Il destino di questi embrioni è la morte se non vengono destinati alla nascita».

«È dunque irrazionale importare embrioni umani in presenza di concepiti italiani in stato di abbandono – spiega Casini Bandini – ed è irragionevole generare nuovi embrioni, quando sarebbe possibile sottrarre a un destino di morte altri embrioni già esistenti, conservati negli stessi ambienti che effettuano la ‘pma’ e rimasti senza un piano genitoriale».

Insomma, ancora troppe ombre e questioni morali irrisolte. Fin quando non si avrà l’onestà intellettuale di rispondere alla domanda fondamentale “chi è l’embrione?”, allora continueremo a registrare abusi e violazioni di diritti umani.