Vita nascente e vita migrante di Marina Casini

In questi ultimi mesi la polemica sugli immigrati si è fatta particolarmente rovente. Le questioni sono molto complesse e certamente bisogna rifuggire slogan e semplificazioni. D’altra parte, un orientamento è necessario: la logica della vita consente, almeno, di proporre una stella polare scoprendo la verità su due aspetti essenziali: i diritti dell’uomo e l’Europa. Sono due aspetti che investono in pieno anche la riflessione sui bambini in viaggio verso la nascita.

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo fu firmata il 10 dicembre 1948, nel cuore del secolo che aveva alle spalle due guerre mondiali e la prospettiva non irrealistica di una terza guerra addirittura atomica. Essa è stata disegnata come progetto di pace definitiva affidato al riconoscimento dell’uguale dignità di ogni essere umano. Se ne deduce il principio che la qualità di uomo è più importante di quella di cittadino cosicché la tutela della vita e della dignità di tutti gli uomini non può più essere chiusa nell’ambito dei singoli Stati e bisogna procedere verso un governo mondiale di tutta la terra.

Quanto all’Europa, occorre rifiutare l’idea che il fondamento dell’Unione Europea (UE) sia commerciale, finanziario ed economico. Al contrario, come scrissero i padri fondatori (Shumann, De Gasperi, Adenauer) e come è scritto nell’art. 1bis dell’ultimo trattato dell’UE firmato a Lisbona ed entrato in vigore alla fine del 2009, il fondamento dell’unione consiste nel rispetto dei diritti umani e nella promozione della dignità umana. L’UE, nata per mettere fine alle sanguinose guerre tra i vari Stati europei che hanno contraddistinto tutta la storia del continente, deve essere perciò un continente pacificato e pacificatore. Per esserlo deve essere veramente unita, cosa che richiede tempo, pazienza, fatica. Tuttavia anche se la strada della integrazione procede lentamente, possiamo dire che già adesso le frontiere dei singoli Stati sono le frontiere d’Europa.

Nella complessità dei problemi relativi all’immigrazione non c’è solo la grave questione del salvataggio dei profughi, ma anche quello della loro accoglienza, della loro identificazione, della loro integrazione e della lotta alla criminalità che approfitta in vario modo della fuga dalla miseria e dalla violenza. L’ideale sarebbe affermare il diritto umano di ogni uomo a vivere e crescere nel luogo dove di origine, ma in questo momento la realizzazione di questo principio è impedita dalle guerre e dalla miseria che incombono particolarmente in Africa. A questo riguardo è giusto affermare che c’è un debito dell’Europa verso l’Africa.

Non possiamo dimenticare la schiavitù di africani venduti dagli arabi o da qualche tribù, ai bianchi e trasportati nelle Americhe per coltivare cotone o canna da zucchero. Proviamo ribrezzo a leggere oggi la sentenza sul caso Dred Scott emanata dalla Suprema Corte degli Stati Uniti il 6 marzo 1957 che gli schiavi sono oggetto di proprietà e che i neri non sono persone secondo le leggi civili. Vi sono stati poi gli imperi coloniali che hanno coinvolto quasi tutti gli stati dell’attuale UE per acquisire risorse minerarie dell’Africa e potenza rispetto agli altri Stati del mondo. Dopo la fine della II guerra mondiale con il piano Marshall gli Stati Uniti di America fecero risorgere l’Europa dalle sue rovine. Oggi occorre un impegno simile dell’UE per far cessare le immigrazioni caotiche e pericolose e per attuare pienamente i diritti umani.

Ma cosa c’entra la vita nascente? “La difesa della vita nascente e intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano” (Evangelii Gaudium, 214). Cosa c’è in comune tra i migranti e i concepiti? Apparentemente nulla, ma sostanzialmente tutto; tutto ciò che conta per gettare le basi di un nuovo umanesimo, per costruire ponti, per allargare orizzonti, per rinnovare la società e la politica, per realizzare la pace: in comune c’è l’appartenenza alla famiglia umana caratterizzata da una dignità inerente e uguale, tale cioè da non poter subire variazioni e graduazioni. “Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono” (Papa Francesco, 20 settembre 2013).

Chissà che una maggiore attenzione da parte delle istituzioni alla vita nascente non ispiri e irrobustisca politiche capaci di soluzioni umane e intelligenti nei confronti della vita migrante.

Marina Casini Bandini