40 giorni per la vita: l’inizio della fine dell’aborto negli Usa di Giovanna Sedda

Iniziati il 26 settembre i “40 days for life” riuniscono prolife di diverse associazioni e appartenenze cristiane in una mobilitazione corale delle comunità (parrocchie, quartieri, città) attraverso momenti di confronto, preghiera e penitenza.

 

Quaranta giorni è un lasso di tempo pieno di significato per il cristianesimo: sono quaranta i giorni di prova ma anche di intensa preghiera che Gesù trascorre nel deserto. E ancora, il diluvio universale o i giorni trascorsi da Mose sul monte Sinai lasciano indicare che 40 giorni siano il tempo giusto per riscoprire l’azione di Dio nella storia dell’umanità. Seguendo questa intuizione, le associazioni prolife degli Stati Uniti hanno scelto appunto un periodo di 40 giorni per una campagna che si snoda per tutta la nazione attraverso migliaia di iniziative locali seguendo il motto “l’inizio della fine dell’aborto”.

La mobilitazione si ripete ogni anno ed è incentrata anzitutto sulla preghiera: una invocazione costante affinché Dio ascolti il desiderio di vita delle comunità americane, aiuti le mamme a rischio di aborto e guarisca le famiglie ferite dalla violenza contro i bambini non ancora nati. I punti visibili della manifestazione sono i presidi 24 ore su 24 dei manifestanti, a seconda delle diverse sensibilità, davanti i centri di Planned Parenthood (il principale provider di aborti negli Usa), nelle sedi istituzionali o nelle piazze cittadine.

La campagna è nata nel 2004, proprio in risposta all’apertura di una clinica di Planned Parenthood nella città di Bryan, Texas. Nel corso degli anni la manifestazione si è allargata fino a coinvolgere tutti gli Stati. Non solo, ai gruppi statunitensi si sono aggiunte associazioni prolife di altre città nel mondo: Sydney, Città del Capo, Bogotá, Mosca, Hong Kong e tante altre. L’impegno dei volontari

ha contribuito anche ad aiutare concretamente tante donne in difficoltà: sono oltre 14.000 le mamme aiutate nel corso delle edizioni dal 2007 ad oggi. Quest’anno nei primi giorni sono già 50 le testimonianze di mamme aiutate nel corso della mobilitazione.

L’edizione 2018 si sovrappone con la travagliata nomina di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema e le elezioni politiche di metà mandato a novembre. Per il presidente di “40 days for life”, M. Britton, la nuova nomina è una occasione per portare i temi etici al centro del dibattito elettorale ma soprattutto lascia ben sperare i prolife visto le decisioni prese da Kavanaugh quando era giudice

distrettuale. La sua conferma potrebbe ribaltare l’equilibrio tra i nove giudici che compongono la Corte (oggi quattro sono conservatori e quattro progressisti). Si tratta di un’occasione storica che può mettere in discussione l’attuale assetto normativo dell’aborto negli Stati Uniti, da sempre legato a doppio filo ai giudizi della Corte Suprema, sin dalla sua legalizzazione con la sentenza Roe contro Wade del 1973.

 

40 giorni per la vita: l’inizio della fine dell’aborto negli Usa (.pdf)