Dalla Spagna una petizione all’Onu contro l’utero in affitto di Simone E. Tropea

Proprio in questi giorni, dalla Spagna, è partita una petizione rivolta alle Nazioni Unite in cui si chiede espressamente la messa al banda della pratica dell’utero in affitto. Da tempo risultava evidente la necessità di pensare e promuovere un’iniziativa di respiro internazionale, e finalmente questo è avvenuto. Come riporta un articolo di Elena Molinari:

«Lo sforzo comune si è concretizzato questa settimana con la presentazione, da parte di 89 organizzazioni non governative, di una petizione di moratoria all’Assemblea generale, riunita a New York per il dibattito d’apertura della sua 73esima sessione. L’iniziativa è partita da 134 donne spagnole che hanno già chiesto al loro governo di mettere fine a una pratica che, nelle loro parole, «costituisce una grave violazione dei diritti umani e della dignità delle donne e dei minori, una forma di sfruttamento riproduttivo delle donne e che converte i neonati in un oggetto di transazione contrattuale e commerciale».

In pochi giorni, alle promotrici spagnole si sono unite 28 organizzazioni francesi, altrettante argentine, 6 britanniche, 6 svedesi, 5 italiane, 3 messicane, 3 australiane e varie di Stati Uniti, India, Belgio, Germania, Olanda, Canada, Thailandia, Cambogia, Perù e Repubblica Dominicana1.

Promotore dell’iniziativa è stato il movimento Recav (Red Estatal contra el Alquiler de Vientres: Rete statale contro l’affitto di uteri).

Il loro obiettivo è bloccare alla radice i tentativi di legalizzare la ‘gestazione surrogata altruistica’ come un eufemismo per giustificare una pratica che potrebbe portare a un nuovo traffico di donne e di bambini2.

Tutte le associazioni coinvolte pretendono che vengano messe in atto, da parte delle Nazioni Unite, tutte le misure necessarie per perseguire e prevenire la maternità surrogata a livello nazionale e internazionale, oltre a mettere fuori legge le agenzie, le cliniche e tutte le imprese nel settore della maternità surrogata.

Pratica che nel documento viene definita a chiare lettere come «una forma di sfruttamento riproduttivo delle donne che trasforma i neonati in un oggetto di negoziazione contrattuale e commerciale, mette a rischio l’integrità fisica e psicologica delle donne e mina il loro diritto alla filiazione e che viola il diritto dei bambini di conoscere la loro origine».

 

1 https://www.avvenire.it/mondo/pagine/il-no-allutero-in-affitto-sbarca-allonu

2 Ibidem

3 Da leggere: https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/raccomandazione-onu-contro-la-maternita-surrogata;

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/un-terreno-dincontro-ma-qui-la-sinistra-ha-tradito