Lettera al Popolo della Vita di Marina Casini Bandini

Riordinando la scrivania ho ritrovato alcuni quotidiani che riportavano la notizia dei 12 ragazzini rimasti intrappolati per diciotto giorni nella grotta di Tham Luang, in Thailandia a causa di piogge torrenziali che avevano bloccato l’uscita della grotta. Sappiamo che la vicenda si è fortunatamente conclusa con un lieto fine: tutti i ragazzini sono poi usciti sani e salvi.

Ripensare a questa vicenda suggerisce alcune riflessioni. In primo luogo colpisce che il dramma thailandese ha tenuto col fiato sospeso tutto il mondo e che le prime pagine di tutte le testate dei telegiornali abbiano riferito di questa vicenda, a ripetizione, prima di ogni altra notizia.

La Thailandia è un paese lontano e molte altre volte nel caso di incidenti o disastri che hanno coinvolto molte persone, i mass media hanno cercato di attirare l’attenzione degli italiani anche per verificare se tra le vittime vi fossero persone della nostra nazionalità. In questo caso, invece, ciò che ha colpito l’attenzione è stata la semplice umanità dei 12 bambini che, lontano da noi, nel sud est asiatico, rischiavano la vita.

Una volta tanto la qualità di uomo ha prevalso su quella di cittadino.

La seconda considerazione riguarda il fatto che per salvare i 12 ragazzini a rischio di morte sono arrivati da diversi luoghi di tutto il mondo esperti sommozzatori. Dunque, quando si tratta di salvare vite umane è possibile una solidarietà universale. Abbiamo assistito ad una intensa mobilitazione, senza barriere e senza divisioni, volta ad aprire una via di salvezza per i bambini intrappolati. Così, i 12 ragazzini sono stati sottratti alla morte.

Qual è la differenza tra un bambino già nato ed uno non ancora nato?

Salvare il secondo è per lo più molto più facile che salvare dei giovani rimasti privi di uscita in una grotta: basta riconoscerlo come essere umano, cioè come uno di noi e porre in essere tutti gli strumenti di solidarietà capaci di aiutare la gestante a superare difficoltà e timori. Dovrebbe esserci una mobilitazione generale non solo delle persone vicine, ma anche della società tutta intera e dello Stato. Qualcosa di simile alla vicenda thailandese avvenne in Italia nel 1981, ma l’esito fu purtroppo opposto. A Vermicino, nei pressi di Frascati (Roma), un bambino di sei anni, Alfredo Rampi, detto Alfredino, cadde in un pozzo artesiano e rimase bloccato a 60 metri dalla superfice da una strettoia del pozzo. I media dettero un grande risalto all’evento e giunsero in molti – vigili del fuoco, speleologi, volontari – tentarono operazioni di soccorso per raggiungere il bambino e salvarlo. Persino il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, si recò sul posto. L’episodio avvenuto pochi giorni dopo il referendum sull’aborto, manifestò una forte contraddizione: il popolo italiano si commosse per Alfredino e molti cercarono di aiutare i genitori a salvarlo; eppure pochi giorni prima la maggioranza dei cittadini italiani aveva distolto lo sguardo dai bambini non ancora nati. Fondamentalmente la salvezza dei bambini non ancora nati ha bisogno prima di tutto di uno sguardo che li riconosca come bambini. Ciò può determinare una rete di solidarietà capace non solo di salvare vite umane, ma anche di donare serenità ai genitori.

 

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