Quando e quanto siamo unici? di Simone E. Tropea

Il tema della individualità genetica dello zigote è la base biologica più naturale per supportare il discorso filosofico e culturale sull’irripetibilità e l’unicità della persona umana. Nel momento stesso della fecondazione, infatti, ha inizio la parabola esistenziale di una nuova vita, dotata di un codice genetico unico ed irripetibile, completamente distinto a quello del padre e della madre. Questo genoma controlla e determina irreversibilmente tutto lo sviluppo successivo di questo “germoglio d’uomo”. Il grande miracolo, il vero miracolo, è che da questa cellula originale ed originaria non può che risultarne un uomo, e di più, proprio “quest’uomo concreto”. Perché non esiste un genoma uguale ad un altro.

Come attestano tutti gli studi di biologia molecolare in materia, il genoma unico ed irripetibile presente nel momento del concepimento è quello stesso genoma che si ritroverà in seguito in ogni cellula dell’embrione, del feto, del bimbo, del giovane, dell’uomo adulto e dell’anziano. Anche nel caso in cui ci fossero malattie, incidenti, abitudini o stili di vita sbagliati o qualsiasi altra cosa in grado di determinare un mutamento anche radicale nel soggetto, quel genoma resta sempre uguale ed irripetibile.

Qualche anno fa si è finalmente scoperto che alcune basi nitrogenate che compongono il DNA sono metilate (CH3), cioè presentano un radicale chimico extra. Il DNA dello spermatozoo non è metilato o nello stesso punto del DNA equivalente dell’ovulo. Così, quando le coppie cromosomiche proveniente dall’ovulo e dallo spermatozoo si uniscono, non sono identiche. Quando l’ovulo è finalmente fecondato dallo spermatozoo, quella che nasce è una cellula così specifica, ma così specifica, che nessun’altra cellula avrà mai le stesse caratteristiche, cioè lo stesso “manuale d’istruzioni” rispetto al quale si determinerà tutto lo sviluppo peculiare di quell’individuo specifico. Durante lo sviluppo embrionale, man mano che le cellule si dividono, quel DNA perde alcune informazioni, non il contrario. Quindi vuol dire che la fecondazione stabilisce un nuovo genotipo unico ed irripetibile e attiva il suo sviluppo secondo un processo nel quale tutta l’informazione, tutta la mappa della vita dell’individuo, è tracciata in quella prima cellula originale e non successivamente.

In questo modo si può comprendere come sia davvero il momento della fecondazione, il punto in cui già si palesa l’individualità biologica come sintesi di due storie genetiche distinte e complementari che unendosi non si fondono tout court, ma co-esistono in modo essenziale e strutturale nell’esperienza biologica specifica di un terzo, realmente alieno e completamente inedito rispetto alla sua origine.

L’individuo biologico, la cui struttura fondamentale risulta dall’unione originale dello spermatozoo e dell’ovulo, manifesta già la dimensione del legame e quella dell’autonomia, come le due dimensioni che definiscono l’essenza del rapporto genitore-figlio.

Siamo e non siamo la nostra origine. Siamo unici, completamente unici, fin dal momento del concepimento.

 

Quando e quanto siamo unici? (.pdf)