Caso Fabo: Il MpV interviene alla Corte Costituzionale per difendere la vita di Massimo Magliocchetti

Il 23 ottobre si è celebrata l’udienza innanzi alla Corte Costituzionale per la questione di legittimità costituzionale dell’art. 580 c.p., la norma che finora punisce l’istigazione e aiuto al suicidio. Nel procedimento di legittimità costituzionale sono intervenuti presentando memorie numerose associazioni prolife, tra cui anche il Movimento per la Vita.

Il processo nasce dal caso di Dj Fabo, in cui un ruolo determinante ha giocato Marco Cappato, leader dei Radicali, che è imputato di fronte alla Corte d’assise di Milano. A febbraio, però, i Giudici milanesi hanno sospeso il processo sulla vicenda Dj Fabo e inviato gli atti alla Consulta. Il dubbio sollevato dalla Corte milanese attiene alla legittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale su istigazione e aiuto al suicidio.

«Il Movimento per la Vita Italiano sarà presente davanti alla Corte Costituzionale per sostenere insieme al Centro Studi Livatino e alla ‘Associazione Vita è’ le ragioni della dignità che fondano la indisponibilità della vita umana: la morte non è un ‘diritto’, ma un fatto ineluttabile, che esige assistenza e accompagnamento, non rivendicazioni di autonomia individualistica», ha commentato in una nota la Presidente del Movimento per la Vita Italiano, Marina Casini Bandini, a poche ore dall’udienza che sta interessando il Paese. «La questione – spiega Casini Bandini – riguarda la conformità alla Costituzione dell’art. 580 cod. pen., nella parte in cui pone sullo stesso piano le condotte di aiuto al suicidio che non abbiano influito sull’autodeterminazione del soggetto gravemente non autosufficiente e il comportamento che determina o rafforza il proposito suicida». «Se la morte diventa un ‘diritto’, – precisa la Presidente del più grande Movimento prolife italiano – sorge il dovere che qualcuno (il medico?) presti aiuto al suicidio: è la morte del diritto, della medicina, di un’autentica relazione di cura».

Nel procedimento innanzi alla Consulta il Movimento per la Vita Italiano è rappresentato dagli avvocati Carlo Casini e Ciro Intino. In sintesi, le ragioni del Mpv si basano su norme fondamentali della nostra Costituzione: l’art. 2 che introduce nell’ordinamento italiano i diritti umani; l’art. 3 che stabilisce il principio di uguaglianza; l’art. 32 che considera la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività (la morte è ovviamente il massimo di perdita della salute); gli artt. 11 e 27 da cui emerge il valore fondamentale della vita umana.

Il 24 ottobre la Corte Costituzionale ha deciso di non decidere. Sul sito istituzionale viene pubblicato un comunicato stampa che ha lasciato interdetto tutto il mondo prolife. «Nella camera di consiglio di oggi» – dichiarano i Giudici della Consulta – «la Corte costituzionale ha rilevato che l’attuale assetto normativo concernente il fine vita lascia prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti». E ancora: «per consentire in primo luogo al Parlamento di intervenire con un’appropriata disciplina, la Corte ha deciso di rinviare la trattazione della questione di costituzionalità dell’articolo 580 codice penale all’udienza del 24 settembre 2019. La relativa ordinanza sarà depositata a breve. Resta ovviamente sospeso il processo a quo».

Il Movimento per la vita ha trovato deludente la decisione di non decidere espressa dalla Consulta sul caso Cappato. E lo ha ribadito a stretto giro con una nota ufficiale, nella quale ha precisato che «il rinvio dell’esame al settembre 2019, rimandando la palla al Parlamento – dove già fremono iniziative a favore dell’eutanasia e del suicidio assistito – ha un sapore pilatesco e nello stesso tempo si fa complice di istanze che premono per una normativa che introduce il preteso “diritto alla morte”».

 

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