L’aborto in Portogallo, per una cultura della vita in tutta Europa da Lisbona, Simone E. Tropea

In questo mese abbiamo avuto l’occasione di muoverci nella penisola Iberica cercando di rintracciare gli elementi più significativi della cultura della Vita che resiste e persiste in modo ancora molto forte in questa porzione d’Europa. Perché il Movimento per la Vita italiano non promuove soltanto una assistenza sociale, con le opere che porta avanti in sostegno alle madri

in difficoltà e nella difesa dei nascituri in pericolo, ma pone effettivamente in Italia quelle basi necessarie perché in tutta Europa si realizzi veramente una rivoluzione in difesa della vita che coinvolga tutti i paesi membri. Oggi, tutti quanti, chiamati a rispondere del dramma sociale e demografico che la liberalizzazione dell’aborto ha significato ovunque abbia avuto luogo.

Il Portogallo è una terra bellissima, dove l’aborto è stato purtroppo legalizzato nella forma aberrante che conosciamo, nel 2007 e questo passo ha rappresentato un motivo di forte spaccatura politica all’interno del paese. Il limite previsto dalla legge era quello delle 10 settimane.

Le condizioni necessarie per praticarlo, dopo le 10 settimane, erano le stesse previste dalla legislazione spagnola, quindi, in buona sostanza, sarebbe stato possibile ricorrervi solo qualora la gravidanza avesse comportato un grave pericolo di salute per la madre, fosse il prodotto di un crimine sessuale, o si fosse dimostrato in modo chiaro e definitivo una grave malformazione del feto.

Nel 2016, tuttavia, l’assemblea della Repubblica portoghese ha tolto le limitazioni presenti nella legge del 2007, che in qualche modo arginavano il rischio di una diffusione sproporzionata e perversa della pratica abortiva, ritenendola davvero, com’è anche nella legislazione italiana, un mezzo davvero estremo, aprendo la porta a quella deriva abortiva che dilaga in tutta Europa.

Nonostante questo evento così negativo, c’è da dire che i giovani portoghesi sono propensi a sposarsi e a mettere al mondo dei figli molto prima e con maggiore serenità di quanto non lo facciano i loro coetanei italiani, almeno nelle intenzioni. Quindi esistono ancora le premesse culturali, ed è un dato importante, per ridiscutere seriamente la questione. Anche perché l’età media del paese, grazie anche alla poderosa emigrazione dei suoi abitanti, si va alzando sempre di più, e il la comparazione del numero delle morti con quello delle nascite è desolante

C’è però un altro dato inquietante che va riportato. Infatti l’affinità linguistica e la facilità con cui oggi si può accedere all’aborto nel paese spingono molte madri brasiliane a recarsi qui per sopprimere la vita del proprio bimbo.

Insomma, il male genera male a catena.

Ma anche il bene, il buon esempio di tanti giovani coraggiosi che resistono all’andazzo generale, e che abbiamo avuto modo di conoscere e con i quali abbiamo discusso del tema, ci lasciano sperare in una ripresa ed in un’intesa possibile e necessaria per rilanciare in modo forte e deciso la cultura della Vita nell’area dell’Europa mediterranea.

 

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