Lettera al Popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente del Movimento per la Vita italiano

Il prossimo 5 novembre ricorrerà il 41° anniversario della morte di Giorgio La Pira. Di lui sono note le origini siciliane (Pozzallo, 1904), la sua attività di sindaco di Firenze (divenuta sua città adottiva), professore universitario (insegnava diritto romano), laico impegnato nella Chiesa, terziario domenicano e francescano, operatore di pace nel mondo. Meno nota è la sua sincera amicizia col Movimento per la Vita appena nato e il suo impegno, confermato da numerosi documenti, per scongiurare l’approvazione della legge 194 del 1978 che ha legalizzato l’aborto in Italia. Di La Pira, si è ritornati a parlare recentemente dopo che Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante le virtù eroiche del “sindaco santo”. La causa di beatificazione di La Pira è stata aperta a livello diocesano a Firenze nel 1986 e si è chiusa nel 2005. Adesso il «servo di Dio» La Pira diviene «venerabile » e il processo fa un significativo passo avanti.

Anche per questo, quanto La Pira disse e scrisse sulla vita nascente merita di essere riconsiderato e meditato. “Frontiera intransitabile” è l’espressione da lui utilizzata – e da noi molte volte ripetuta – per indicare il diritto alla vita dei figli concepiti (si veda l’“Osservatore Romano” del 19 marzo 1976): «Ma perché questo “no” tanto deciso all’aborto? Perché questo «punto fermo» … questa frontiera non transitabile, non solo per i cristiani, ma per gli uomini in quanto tali? Perché? La risposta è precisa: perché il «concepito» è già un essere umano: una persona umana, frontiera non transitabile, non solo per i cristiani, ma per gli uomini in quanto tali»; «Ecco perché il “no” tanto fermo – frontiera intransitabile per tutti gli uomini! – all’aborto: perché l’aborto è, per definizione, atto estintivo della vita di una persona umana: è l’uccisione di un uomo»; «Non uccidere: è, per tutti, l’intransitabile frontiera della autentica, unica, comune civiltà umana»; «Perché “no”, sempre, fermamente, all’aborto? Per la stessa ragione per cui si dice, a tutela della vita (per tutti gli uomini), no all’uccisione dell’uomo … Non uccidere: è, per tutti, l’intransitabile frontiera della autentica, unica, comune civiltà umana».

In Giorgio La Pira era forte l’anelito alla pace la cui realizzazione, insisteva La Pira, è legata al rispetto della vita umana.

“Se vuoi la pace difendi la vita” fu il titolo della giornata della pace del 1977 e proprio questo fu l’argomento del primo convegno nazionale del Movimento per la Vita, svoltosi a Firenze in vista del quale Giorgio La Pira, uomo di pace e di dialogo, inviò un messaggio che è bene rileggere: «questa grande manifestazione così viva così profondamente sentita dal popolo fiorentino giustamente può essere definita “manifestazione per la tutela del genere umano”. Infatti, come ogni impegno contro la guerra contro le bombe atomiche contri i razzismi contro ogni forma di oppressione e persecuzione essa riafferma con forza il valore primario dell’uomo e quindi il rispetto e la difesa dell’intera sua vita dal concepimento alla morte perché indistruttibile e unica è ogni persona umana». È commovente ancora oggi questo messaggio di La Pira, la cui morte – avvenuta il 5 novembre 1977 – coincise con la riunione nella quale il MpV lanciò la proposta di legge di iniziativa popolare che, secondo le intenzioni dei proponenti, avrebbe dovuto sostituire quella che presto sarebbe divenuta la legge 194/1978. Sono questi alcuni “assaggi” della riflessione sulla vita umana di un grande uomo, testimone della speranza cristiana e costruttore di pace. La sua amicizia con Movimento per la Vita e la sua visione del diritto a nascere come fondamento di un nuovo umanesimo sono dimostrate dai testi pubblicati su “Studi Cattolici” n. 688 del giugno 2018.

 

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