Papa Francesco sull’aborto: «È come affittare un sicario per risolvere il problema» di Massimo Magliocchetti

«Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno in nome della salvaguardia di altri diritti. Ma come può essere terapeutico, civile, o semplicemente umano un atto che sopprime la vita innocente e inerme nel suo sbocciare?». È la domanda che Papa Francesco ha rivolto ai fedeli in Piazza San Pietro durante l’udienza del mercoledì dello scorso 10 ottobre. Francesco si è soffermato a lungo sull’aborto parlando del comandamento “Non uccidere”. «Non si può, non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. È come affittare un sicario per risolvere un problema», chiosato il Pontefice, denunciando che alla base di questa espressione della cultura dello scarto vi è la paura. Ha parlato in particolare dell’aborto terapeutico, precisando: «Ogni bambino malato è un dono». Le parole di Francesco hanno smosso i cuori dei fedeli presenti in piazza.

«Ringraziamo Papa Francesco per le parole che Egli ha pronunciato per difendere il diritto alla vita dei bambini non ancora nati. Sono parole autorevoli quelle di Papa Francesco, che ha fatto dell’attenzione ai poveri e agli ultimi la linea conduttrice del Suo Pontificato. Sono parole efficaci, perché Egli è molto amato anche nelle periferie del mondo e negli ambienti in cui è maggiormente diffusa una cultura aperta all’aborto», hanno commentato le associazioni prolife italiane in una nota congiunta pubblicata in esclusiva da Agenzia Vitanews, ripresa poi dalla stampa nazionale. Nella nota si legge un ringraziamento particolare «a nome delle donne, che ascoltando le Sue parole si sentiranno incoraggiate nella decisione di accogliere il figlio che vive nel loro grembo, ritrovando così il loro innato coraggio e la gioia della loro maternità».

Le parole del Pontefice sono tremendamente vere. Aiutano a togliere il velo di ipocrisia che avvolge la tematica dell’aborto. Alla base della scelta di interrompere la gravidanza c’è la paura di non essere all’altezza, i problemi economici, la difficoltà di andare avanti, il vuoto della solitudine. Ma con l’accoglienza, il dialogo e uno sguardo autentico sulla meraviglia della vita e sul valore della dignità del concepito si può vincere la cultura dello scarto. Lo testimoniano gli oltre 200.000 bambini nati negli ultimi quarant’anni grazie allo sguardo rassicurante e le mani accoglienti dei volontari dei centri di aiuto alla vita, ad esempio. La paura e la solitudine non devono vincere. Le paure si possono affrontare insieme. La vita nascente è vita, va difesa, accolta, tutelata.

 

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