Verona diventa «città per la Vita» e scoppia la polemica di Massimo Magliocchetti

Lo scorso 17 ottobre a Verona il consiglio comunale ha approvato, con 21 voti a favore e sei contrari, una mozione della Lega sottoscritta dal sindaco Federico Sboarina, che dichiara Verona “città a favore della vita” e sostiene associazioni cattoliche che mettono in campo iniziative contro l’aborto. Tra i voti a favore ha fatto molto discutere quello della consigliera del Partito democratico, la capogruppo Carla Padovani. Scoppia la polemica. Nella bufera la consigliera Pd ha dichiarato: «La vita è valore universale e non di partito. Ho votato secondo coscienza».

Il testo prevede di inserire nell’assestamento di bilancio finanziamenti ad associazioni e progetti che operano nel territorio, e promuovere il progetto regionale “Culla Segreta”. Non ha trovato il plauso della maggioranza, invece, la proposta per la sepoltura automatica dei feti abortiti.

La notizia ha fatto il giro dei più importanti mezzi di informazione italiani, spopolando anche sui social e alimentando il confronto tra diverse posizioni. Non è mancata la voce del Movimento per la Vita, che in una nota ufficiale diffusa a stretto giro dall’approvazione del consiglio comunale ha salutato con favore la mozione anti-aborto approvata dal Consiglio comunale di Verona. «Dalla città scaligera spunta un raggio di sole che, ci auguriamo, possa illuminare altre comunità locali sul valore della vita, sin dal concepimento, e sull’esistenza di alternative concrete all’interruzione della gravidanza per garantire il diritto alla nascita e una reale tutela della maternità», ha dichiarato la Presidente del Movimento per la Vita Italiano, Marina Casini Bandini. «Le scrivo per manifestarle tutto il mio apprezzamento e quello dell’intero Movimento per la Vita per l’adesione ferma, convinta e coraggiosa da lei espressa a favore della mozione del Consiglio comunale di Verona che invita il Sindaco e la Giunta a sostenere le organizzazioni di volontariato che aiutano le donne a superare le difficoltà che potrebbero spingere verso l’aborto», ha scritto Marina Casini Bandini in una lettera aperta indirizzata alla Consigliera Padovani.

Un dato certamente importante è l’indicazione del Progetto Gemma tra le organizzazioni prese in considerazione dal Consiglio Comunale. «Il Progetto Gemma – ha precisato Casini Bandini – è un’opera del Movimento per la Vita e che ha contribuito a salvare molte vite umane, con la gioia delle madri che quasi sempre hanno ringraziato anche per iscritto».

Tra le critiche mosse all’approvazione del testo vi sarebbe quella di una violazione della L. 194. Le organizzazioni femministe lo hanno gridato a gran voce. Tuttavia non è così. Anzi, la mozione si inscrive nel solco della legge sull’aborto che all’art. 1 recita: «Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite». Il ruolo attivo dell’associazionismo, inoltre, è proprio previsto dalla legge. All’art. 2 è possibile leggere: «[…] I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita. La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori».

Sarebbe il caso che nel dibattito sull’aborto si iniziasse a ragionare sul merito delle questioni. Senza eludere la principale questione della dignità del concepito. Rispondendo, alla luce delle più moderne scoperte scientifiche, alla domanda: «chi è il concepito?». Senza nascondersi dietro l’ideologia del presunto diritto all’aborto, ma ribadendo il diritto alla vita del nascituro e interrogandosi sulle possibili alternative all’aborto che resta la soppressione di una vita innocente.

È arrivato il momento di dare seguito a quanto lo stesso Giovanni Berlinguer ebbe a sostenere quarant’anni fa, a margine dell’approvazione della legge che Giorgio La Pira qualificò come «intrinsecamente ingiusta». Fu infatti Giovanni Berlinguer, relatore di maggioranza favorevole alla legge, che nella sua dichiarazione di voto finale affermò: «Sarebbe assai utile e opportuno un impegno di tutti i gruppi promotori a riesaminare, dopo un congruo periodo di applicazione, le esperienze positive e negative di questa legge […] Dovremmo riesaminare le esperienze pratiche, le acquisizioni scientifiche e giuridiche e assicurare da parte di tutti i gruppi parlamentari l’impegno di introdurre nella legge le necessarie modifiche […] Ciò può garantire che vi sia, successivamente alla approvazione della legge, un lavoro comune sia nell’applicazione che nella revisione del testo». Insomma, è arrivato il momento. Se non ora, quando?

 

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