All’Aja 12mila persone in marcia per la vita Elisabetta Pittino

La Federazione One of Us ha concluso il 2018 con l’ultima marcia dell’anno, quella olandese all’Aja, dell’8 dicembre scorso. “Open your eyes for the unborn!”, cioè apri i tuoi occhi per il nascituro, era il motto di questa 26ema marcia che, a partire dal 1992, si svolge il secondo sabato di dicembre per fare memoria della legge sull’aborto in Olanda del dicembre 1980.
Mars voor het Leven, cioè la marcia per la vita, organizzata anche da Schreeuw om Leven (www.schreeuwomleven.nl/marsvoorhetleven/), cioè Cry for Life, una delle associazioni fondatrici della Federazione One of Us, è forse la prima in Europa.
La marcia quest’anno vuole creare consapevolezza relativamente al valore di ogni vita umana, dando un segnale positivo per la società e la politica, proteggere i genitori e il nascituro dalle conseguenze dell’aborto e “pregare Dio affinché si converta il cuore di chi resta in silenzio o supporta l’aborto”. Erano circa 12.000 persone a marciare per difendere la vita, riferisce Leontine Bakermans, refe- rente olandese di One of US, e membro del Comitato Esecutivo della Federazione. In un’Olanda dove la morte procurata di adulti, bambini, anziani è banalizzata a tal punto che può capitarti di ricevere un invito ad un funerale con ricchi premi e cotillon dal futuro eutanasizzato, tuo amico, collega, parente o vicino di casa. Queste le nuove frontiere della “buona morte” secondo l’Olanda. Presenti anche diverse delegazioni dall’estero e dall’oltreoceano: USA, Canada, Brasile, Italia, Spagna, Belgio e Polonia.
Per le delegazioni straniere, la sera prima della marcia, è stato organizzato un incontro nel quale i paesi presenti si sono confrontati sulle modalità più opportune per organizzare una marcia per la vita e su come rispondere efficacemente agli slogan pro choice.
Dal prato di Malieveld, vicino alla stazione centrale, la marcia ha attraversato la città per 4 km e mezzo, suscitando la curiosità dei passanti.
Nonostante l’attenzione dei media sia stata per lo più occupata dai gilet gialli, riuniti in una piazza poco distante, la manifestazione ha dato fastidio a qualcuno.
All’inizio “5 donne dell’organizzazione femminista autonoma Cat Mischief, hanno occupato il palco urlando ’Boss in own Belly’” spiega la Bakermans; uno slogan che potrebbe essere tradotto con l’ormai vetusto “l’utero è mio e me lo gestisco io”.
Tra i relatori intervenuti sul palco ci sono stati Maaike Rosendal del Canadian Center for Bio-ethical Research, Carla Dik-Faber del partito Christen Unie, Kees van der Staaij di SGP e una donna che ha dato testimonianza su come sia stata spinta verso l’aborto, senza che nessuno l’abbia aiutata a tenere il suo bambino.
“Una Marcia di misericordia e grazia” è stata per Carla Dik-Faber che cerca “di immaginare che speri di non essere incinta. Hai acquistato un test di gravidanza. E poi comunque… Sei incinta. A chi lo dici? Tua madre? Un amico? Tuo marito? Riesco a malapena a immaginare cosa stia succedendo in quel momento. Eppure voglio parlarne oggi…Storie di ragazze che rimangono incinte. Storie di giovani coppie che finiscono in montagne russe di pensieri ed emozioni. Storie di donne che decidono di portare a termine la gravidanza e optare per la maternità”.
La Dik-Faber ritiene che sia “triste che ci siano così tanti aborti nel nostro paese” anche se “Gli ultimi dati, relativi al 2016, mostrano una tendenza al ribasso: 30.144 interruzioni di gravidanza, 659 in meno rispetto all’anno precedente”. Comunque tante secondo la politica -1 su 7 gravidanze termina in un aborto- che ricorda “ChristenUnie ha assicurato, durante questo governo, 53 milioni di euro per aiutare le donne che hanno gravidanze indesiderate e quelle che sono comunque incinte”.
“Con questo possiamo fare la differenza nella vita delle persone” ha continuato la parlamentare. Insieme a Schreeuw om Leven (Cry for Life) e a VBOK (Società per la protezione del bambino non nato), ChristenUnie ha creato un fondo per le madri adolescenti perché “molte gravidanze vengono interrotte per motivi economici e pratici”.
Anche se per Carla Dik-Faber la cosa più importante per una donna è trovare “Qualcuno che ti dice: non sei sola”.
“La Marcia silenziosa è stata una degna risposta a tutte le violenze contro la vita, già nata (eutanasia) e nascente (aborto)” riprende Leontine Bakermans. colpita dal fatto che “quando la marcia è iniziata un raggio di sole, facendosi spazio tra il grigio delle nuvole, ha illuminato e riscaldato l’Aja, perché l’oscurità non ha futuro, ma la luce si. Non è la morte ad avere futuro, ma la vita!”. E allora speriamo di essere, come dicevano alcuni stendardi portati alla marcia, una “generazione per la vita”.

 

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