Il presepio di Maria Simone E. Tropea

Anche quest’anno il Natale, la festa della Vita che nasce per dare Vita ad ogni vita, torna a portare nelle nostre case una porzione di storia, di tradizione, di fedeltà ad un’attesa che ci prepara ad accogliere l’Eterna Novità del Dio fatto Uomo, un’icona della concretezza ordinaria che è predisposta, senza saperlo, all’evento più decisivo della storia. L’espressione dell’arte domestica più semplice ed alta, nella sua mistica della tavola e dell’attesa è: il presepio.
Ora. Nel presepio e dal presepio vorremmo trarre quattro spunti di riflessione per definire quelle qualità, che lí sono rappresentate, e che conservano, discrete, il segreto dell’accoglienza della vita.
La prima figura non può che essere Maria: la Vergine Madre.
Maria è una donna libera perché predisposta al bene, aperta ad una vita che ha qualcosa di divino (per ogni vita umana vale questo principio) ed è pronta a rischiare.
Rischia di essere lapidata, ripudiata, disprezzata e uccisa per portare avanti una gravidanza scandalosa, per accettare una nascita che rompe con tutti gli schemi sociali dell’epoca.
Difficile ed umile il cammino di Maria dall’Annunciazione alla Pentecoste.
La Vergine non cessa di gestare il Figlio che le è dato. Perché ogni figlio, anche questo Figlio, non smetterà mai di vivere nel grembo della madre.
Partorisce Vergine, per i credenti è così. Verginale è pure la sua concezione.
Perché ogni maternità, ogni autentica maternità, ci dice l’Icona femminile per eccellenza del presepio, Maria, ogni maternità è verginale.
Ogni maternità restituisce alla donna il senso originario e originale del suo essere donna, cioè   il portare in sé la “Fonte della Vita” come Fonte del Dono Assoluto. La porta dell’assoluto è la maternità. Non come diritto, né come desiderio egoistico, menchemeno come una trappola da evitare. La maternità mariana, getta una luce profonda sul mistero della maternità in quanto tale, svelandone l’essenza intima: la madre è la porta dell’Assoluto, quando entra generosa nel progetto della maternità “verginalemente”, cioè accogliendolo come qualcosa che è più grande di lei. Abbracciando quel figlio che viene al mondo, senza ritenerlo una proprietà né un diritto né un prolungamento del proprio Ego, ma come un dono per il mondo del quale, ella è e sarà sempre madre. Prima destinataria e prima donante.
Questo è il presepio di Maria. La prima icona sulla quale il Si alla Vita oggi ci regala di fermarci.

 

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