Intervista ad EMILIANO FERRI, vicepresidente nazionale “Difendere la vita con Maria” a cura di M. Antonietta Trupia

Il bianco della sua veste e i colori vivaci dei fiori posati sulle piccole tombe: messaggio di speranza e carità…Come aveva fatto a Seul, Papa Francesco ha visitato a Roma nel cimitero Laurentino, in concomitanza con la preghiera per tutti i defunti (lo scorso 2 novembre), la parte dedicata al seppellimento dei bimbi non nati, portando la sua preghiera ed il conforto spirituale per i genitori che continuano a soffrire per la perdita di un figlio non nato. Interpelliamo Emiliano Ferri, vicepresidente nazionale dell’Associazione “Difendere la vita con Maria” da oltre un ventennio impegnata nel portare al seppellimento queste identità. Da qualche anno l’Associazione ha attivato anche un numero verde con operatori in grado di confortare spiritualmente e psicologicamente chi abbia subito la perdita (volontaria o spontanea) del feto. Ferri (avvocato e diacono permanente) entrò nell’associazione nel 2010 e, quest’anno, ne è divenuto il vicepresidente nazionale.

Come nacque e come si colloca, nell’ambito delle associazioni di ispirazione cattolica, “Difendere la vita con Maria”? Quali le peculiarità che essa esprime?
“L’Associazione nacque 25 anni fa per impulso di don Maurizio Gagliardini, presidente nazionale e, all’epoca, arciprete della cattedrale di Novara. L’iniziativa fu sostenuta dal vescovo di allora, attuale card. Corti. Come spesso accade l’idea venne da un gruppo di donne (tra cui la sorella di don Maurizio) che avevano a cuore un’ opera di misericordia corporale quale il seppellimento dei feti abortiti. Mons. Corti favorì la nascita di un’associazione in cui si respirasse un clima sereno, pacato e non di denuncia. Fu fondata nei primi anni 2000, mentre a Guadalupe (in Messico) fu organizzato un significativo convegno, cui prese parte tra gli altri mons. Sgreccia. Venne così lanciata l’idea di preghiera universale per la vita, a cinque anni dall’enciclica “Evangelium vitae”, dall’invito di S. Giovanni Paolo II. L’incontro con don Maurizio e mons.Corti – prosegue Ferri – avvenne all’indomani della pubblicazione del documento ‘Donum vitae’ del card. Joseph Ratzinger, in cui si sostenne il dovere di dare un seppellimento ai feti abortiti”. Documento seguito, di lì a poco, da una comunicazione dell’allora ministro alla Sanità, Donat Cattin, che manifestò l’idea di come fosse contrario al senso comune che i bambini abortiti fossero gettati nella spazzatura, nelle fognature, o trattati come rifiuti ospedalieri. Subito dopo l’incontro venne fondata, a Guadalupe, l’Associazione “Difendere la vita con Maria”, per un movimento di preghiera universale. Negli anni seguenti si tenne a Loreto un incontro che riunì circa mille persone provenienti da tutto il mondo. Oltre alla missione specifica, sviluppiamo opere di misericordia anche attraverso la stipula di Convenzioni con gli Ospedali. Un altro convegno importante si tenne nel 2014 a Roma, cui presi parte anche io insieme al card. Sgreccia, al prof. Petrini e alla dott. Foà”. In esso si profilò un percorso di fede e terapia per l’accompagnamento del trauma post-aborto.

Di che cosa si tratta?
“Ci veniva chiesto se, oltre alla preghiera, potessimo accompagnare il personale ospedaliero interessato perché anch’esso traumatizzato. Un anno dopo istituimmo il numero verde (800969878) attivo 24h su 24 garantendo l’accoglienza telefonica grazie a una trentina di volontari tra i quali medici, sacerdoti, ostetrici, psicologi, avvocati”.

Telefonano anche coloro che sono dubbiosi e chiedono di essere ascoltati per un consiglio sulla decisione che stanno per prendere?
“No. L’80% sono telefonate post aborto. Qualche volta capitano telefonate pre aborto per chiedere aiuto”. In quel caso i volontari danno riferimenti specifici quali i Centri di Aiuto alla Vita”.

Quale sensazione avete ricevuto negli anni circa le motivazioni che portano alla decisione di abortire (economiche, famiglie con un solo genitore, carenza di organizzazione familiare o sociale in grado di sostenere la mamma…)?
“Le motivazioni sono tutte queste. In particolare la motivazione economica determinata da solitudine, come la paura di una mamma che non poteva tenere il quarto figlio. Non c’è un tessuto sociale di sostegno in grado di intervenire in situazioni non facili che potrebbero essere alleviate da un contributo della collettività, delle comunità…La decisione se abortire o non abortire è come entrare in un luogo sacro in cui bisogna camminare in punta di piedi perché quella donna è sola.”

Nel nome che avete scelto per la vostra associazione è intessuto la locuzione “con Maria”, la madre di Cristo. In che modo vi sentite più forti con la Sua presenza?
“Mi commuovo sempre nel rispondere perché Maria è la Madre del Verbo incarnato; è la mamma di tutti. Del figlio che fa bene e di quello che fa male, ama tutti. Maria sta in piedi sotto la croce, non ne è annichilita :il figlio sta morendo e Lei soffre ma non è schiacciata. Anche noi soffriamo quando le mamme urlano il loro dolore. Maria ci dà la forza di stare insieme e di amare sempre. Facciamo il nostro percorso all’interno della pastoralità e dell’ecclesialità vicino al Pontefice rispettando la carità che viene dalla Chiesa”.

Qual è il senso della testimonianza che ha dato Papa Francesco con la sua presenza nel Giardino degli Angeli presso il Cimitero Laurentino (il giorno dei morti), in preghiera verso questi bambini mai nati?
“E’ stato bello sapere che il Papa sarebbe venuto anche a Roma, dopo la visita al cimitero coreano di Seul, nel Giardino che ospita i bambini non nati. Da tre anni don Claudio Palma (rettore dello stesso cimitero) ci consente di fare preghiera con i genitori. La visita di Papa Francesco è stato un fulmine a ciel sereno. Il Pontefice ha celebrato la messa per i defunti, ma prima è andato nel “Giardino degli Angeli” ed ha avuto la possibilità di incontrare alcuni dei genitori che si trovavano là.

Tema di un recente convegno a S. Giovanni Rotondo cui lei ha partecipato come relatore è stato il tema “Sepoltura tra norma e prassi pastorale”. Ce ne vuole parlare?
Anche la legge italiana (nel 1990) ha stabilito che i bambini abortiti possano essere seppelliti. All’inizio quando intervenivo nelle Direzioni sanitarie mi stupivo che non si sapesse dell’esistenza del DpR 285 del 1990. Una delle nostre occupazioni è portare l’informazione che manca: se c’è la possibilità stipuliamo Convenzioni con gli Ospedali. Su richiesta dei genitori, i bambini non nati possono essere sepolti anche prima della ventottesima settimana, entro 24 ore dall’aborto. Lo possono chiedere i genitori o chi ne ha interesse. Noi interveniamo se è stato stipulato un accordo con l’ospedale”. L’Associazione provvede a seppellire i resti (la norma non prevede distinzione tra aborto spontaneo e volontario), previo ulteriore accordo con servizi cimiteriale e Comune. Assente una prassi liturgica specifica, “diversi sacerdoti accompagnano con una preghiera il seppellimento”.

Dove avete stipulato delle convenzioni?
“In modo particolare al nord Italia, alcune al centro e al sud. Sono gli ospedali che ci chiamano nei casi di aborto spontaneo”.

Quanto arricchente per un volontario può essere unʼ esperienza così dolorosa?
“Al Laurentino chiedo sempre ai volontari di assistere. Non hanno difficoltà perché si trasmette amore. Con la preghiera per i bambini ed i genitori si entra in comunione spirituale. I bambini non nati sono già in braccio al Signore. La nostra azione è pacificare il cielo con la terra”.

 

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