RU 486, Lombardia: ok al Day Hospital. Scienza & Vita: «forte perplessità» Massimo Magliocchetti

Dalla Giunta Lombarda arriva lo stop al ricovero di tre giorni per l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica in Lombardia. A partire del prossimo anno, infatti, la pillola Ru486 potrà essere somministrata in day hospital, come ha annunciato l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera in commissione Sanità. Sul punto l’associazione nazionale Scienza & Vita ha espresso «forte perplessità».
Come abbiamo già anticipato nello scorso numero del Si alla Vita web, questa scelta comporta seri rischi tanto medici quanto culturali.
«Tale decisione – si legge in una nota diffusa a poche ore dall’approvazione – in pieno contrasto col parere espresso in precedenza dal Consiglio Superiore di sanità, si basa sulle conclusioni di una commissione di tecnici convocata appositamente dalla Giunta regionale lombarda». Per ben tre volte infatti il Consiglio Superiore di Sanità, ossia più autorevole organismo consultivo nel campo della medicina, si è detto scettico e contrario sul tema. Secondo il Consiglio il parere negativo è sempre stato dato nell’ottica della sicurezza della donna, per la quale il ricovero in ospedale era finalizzato a tenerla sotto osservazione fino all’espulsione dell’embrione, soprattutto per far fronte immediatamente e con ambienti idonei ad eventuali problematiche mediche.
Per l’associazione guidata dal Prof. Albero Gambino la decisione assunta «a ben vedere, rischia di tradursi di fatto in un ulteriore passo di sostanziale abbandono delle donne in difficoltà per una gravidanza indesiderata».
Rimane infatti il dramma che accompagna le mamme che decidono di ricorrere all’aborto farmacologico. Una scelta che per certi versi «sembra in contraddizione persino con la ratio teorica della legge 194», commenta Scienza & Vita.
Ed è proprio la l’Associazione “per l’impegno per la vita e per una scienza che non rinneghi l’etica” a ritenere «imprescindibile che le scelte operative sulla salute e la tutela della vita umana non siano mai assoggettate a interessi di parte politica o a opportunismi ideologici, ma siano in ogni caso frutto di oculate valutazioni mediche, ispirate al rispetto e alla tutela della dignità umana di ogni soggetto in esse coinvolto».
Con questa scelta la Lombardia si inserisce tra le file delle regioni che permettono l’aborto fai- da-te.

 

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