Telefono Rosso: trent’anni di servizio alla vita nascente Marina Casini Bandini

Si è svolto il 14 dicembre scorso presso il Policlinico Gemelli di Roma, il convegno per celebrare i primi 30 anni di attività del Telefono Rosso, linea telefonica gratuita fondata presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore che risponde al numero 06-3050077.
Il servizio telefono Rosso, uno dei primi servizi attivi in Italia nel suo genere, dal 2000 è parte del Dipartimento per la Tutela della Salute della Donna e della Vita Nascente che si trova all’interno dell’Istituto di Clinica Ostetrica e Ginecologica della stessa Università Cattolica.
È dedicato alle mamme in gravidanza e alle mamme con figli neonati in allattamento e offre informazioni e chiarimenti “a domicilio” per la prevenzione dei difetti congeniti del neonato e una valutazione dei rischi teratogeni (fattori che possono causare malformazioni dell’embrione), quali quelli derivanti dall’assunzione di farmaci in gravidanza. Le consulenze mediche possono riguardare anche la fase pre-concezionale e sono rivolte anche a chiunque ne faccia richiesta: non solo quindi, per esempio, a coppie, in particolare donne che desiderano avere un figlio o che si trovano nelle prime fasi della gravidanza, ma anche medici di base, farmacisti e altri operatori sociosanitari. La consulenza viene effettuata da medici specializzati in ostetricia e ginecologia con particolari competenze nel campo della medicina prenatale, delle gravidanze a rischio e della teratologia clinica. La valutazione del possibile rischio riproduttivo si avvale anche delle banche dati specifiche disponibili a livello internazionale. Telefono Rosso è infatti integrato nella rete di servizi europei ed extraeuropei aventi la stessa finalità con i quali esiste un rapporto continuo di scambio di informazioni relative soprattutto alle questioni più rare o nuove.
Il Movimento per la Vita è sempre stato vicino a Telefono Rosso sin da quando è nato nel 1988. Lo ha sostenuto e lo incoraggia a proseguire il suo servizio. Un servizio alla vita umana nascente particolarmente qualificato dal punto di vista medico-scientifico e aggiornato anche per il continuo scambio di informazioni con servizi analoghi a livello europeo e internazionale. È del 2008 un libro pubblicato dal Movimento per la Vita, intitolato “Trenta anni di servizio alla vita nascente”. In questo libro sono pubblicati i dati forniti dai responsabili di Telefono Rosso fino, appunto, al 2008. Telefono Rosso aveva evitato l’aborto di circa 300 donne ogni anno. L’affermazione del Talmud, libro sacro dell’ebraismo, “Chi salva una vita, salva il mondo intero” esprime l’enorme valore della vita umana, giustifica il lavoro di Telefono Rosso e ne giustifica il servizio. Tra i dati riportati nel libro citato sono stupefacenti: vi si legge che il rischio di malformazioni era stato constatato nell’1% dei casi. Nel 90% delle volte era stato possibile rassicurare la paziente e l’84% di queste donne ha continuato la gravidanza. Vi si legge anche che l’aborto era stato consigliato dal medico nel 58% dei casi.
Questo dimostra l’equivocità della legge 194/1978 che si è staccata molto dai limiti fissati dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 27 del 1975 che pur aveva aperto la strada verso la legalizzazione. In quella sentenza era scritto che la liceità dell’aborto deve essere ammessa sol- tanto nel caso di necessità e cioè solo quando fosse stato accertato con un serio controllo me- dico un rischio grave, non altrimenti evitabile, per la salute della donna. Ma la legge 194 ha eliminato il controllo medico: il medico deve solo accertare lo stato di gravidanza e la donna da sola decide l’interruzione volontaria anche per cause familiari, sociali o per circostanze in cui è avvenuto il concepimento (art. 4). Perciò sorprende che il consiglio di abortire sia stato dato nel 58% dei casi da operatori sanitari. In sostanza telefono Rosso non solo ha salvato numerose vite umane e la serenità delle madri, ma ha smascherato anche l’ipocrisia della legge. Gli aborti legali sarebbero stati un numero molto minore, se si fosse applicata la sentenza della Corte Costituzionale n. 27 del 1975. Purtroppo nell’interpretazione della legge e nella sua pratica applicazione, si è imposto il principio di autodeterminazione della donna. La Corte Costituzionale investita del problema ha sempre evitato di esaminare con l’argomento che la cancellazione di una parte della legge avrebbe allargato la criminalizzazione dell’aborto, ciò che non sarebbe consentito neppure alla Corte Costituzionale, perché l’articolo 25 della Costituzione stabilisce che i reati sono definiti soltanto dalla legge.
Poiché da pochi giorni si è celebrato il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, è il caso di ricordare le prime parole di quell’atto importantissimo: “Il fondamento della libertà, della giustizia e della pace consiste nel riconoscimento della dignità di ogni essere appartenente alla famiglia umana”. La libertà, perciò, non consiste nella facoltà di fare ciò che si vuole. La sua base è il riconoscimento del valore della vita umana di ogni essere umano anche se questo è il più piccolo e povero fra gli uomini, quale è il figlio concepito e non ancora nato. Meritano dunque un particolare ringraziamento Telefono Rosso, il suo coordinatore, Dottor Marco De Santis, il Professor Pino Noia e tutti coloro che vi dedicano tempo ed energie. Bisogna auspicare che questo servizio sia fatto conoscere più ampiamente possibile e sia finanziato in modo adeguato. Il Movimento per la vita ha sempre cercato di far conoscere il Telefono Rosso e, quando ha potuto, ha fornito anche un contributo finanziario. Telefono Rosso è e dovrebbe essere sempre più considerato un fiore all’occhiello dell’Università Cattolica sia per il servizio alla vita e alla maternità, sia per le consulenze specialistiche altamente specializzate nel campo dell’ostetricia e della ginecologia.

 

Telefono Rosso: trent’anni di servizio alla vita nascente (.pdf)