Verso un’America prolife, passo dopo passo Giovanna Sedda

Negli Stati Uniti si vive un periodo di rapidi cambiamenti nel dibattito sui temi etici, principalmente sulla questione dell’aborto. Negli ultimi giorni, una serie di notizie rivela l’intensificarsi del lavoro dei pro-life americani. I prossimi mesi, come era prevedibile dopo le nomine di due giudici tendenzialmente prolife alla Corte Suprema, rappresentano uno snodo cruciale, ma difficilmente si sarebbe scommesso su una partenza tanto veloce quanto estesa in tutta la nazione.
Nel Kentucky, il Repubblicano Robert Goforth ha presentato una proposta di legge secondo la quale l’aborto verrà considerate un crimine punibile con cinque anni di prigione dal momento in cui è possibile sentire il battito cardiaco del feto, di solito entro poche settimane dal concepimento. Il disegno di legge sarà esaminato dall’assemblea generale, che si riunirà l’8 gennaio. Un provvedimento simile è entrato in vigore la settimana scorsa in Ohio, dove il Senato ha approvato una misura che vieta l’aborto dopo che è stato rilevato un battito cardiaco fetale con 18 voti favorevoli e 13 contrari.
Il 13 dicembre, con 62 voti su 47, il Michigan ha approvato una legge che continuerà a vietare ai medici di prescrivere farmaci abortivi quali il mifepristone attraverso il web, estendendo in modo permanente un divieto transitorio introdotto nel 2012. Il gruppo pro-life Right to Life Michigan ha elogiato la decisione di continuare a respingere i cosiddetti “aborti via webcam”, usati dall’industria dell’aborto per risparmiare sui costi. Una procedura economica, ma molto pericoloso, tanto che oltre venti donne negli ultimi anni sono morte a causa dell’aborto prescritto con teleconferenza. Altra notizia arriva dal Tennessee: a Nashville è stata chiusa l’ultima clinica di Planned Parenthood, unica ancora a praticare aborti nella città capitale. Il numero di cliniche in tutto lo stato è diminuito di oltre la metà negli ultimi decenni, come il numero degli aborti: da 14.245 nel 2008 a 9.732 nel 2016. A riguardo Anna Carella, co-direttrice del gruppo pro-aborto Healthy and Free del Tennessee, ha affermato “Ci stiamo preparando per un clima politico ancora più ostile, data la nuova composizione della Corte Suprema e la possibilità di ulteriori restrizioni in questo stato”.
Che sia arrivato realmente il momento di vedere ribaltata la famosa decisione della Corte Suprema “Roe vs Wade”? Non si sa ancora, quello che è certo è che il cammino è iniziato, step by step.

 

Verso un’America prolife, passo dopo passo (.pdf)