Lettera al popolo della vita Marina Casini Bandini

Carissimi,
uno dei temi su cui maggiormente si è posta attenzione negli ultimi tempi, è quello della denatalità. Un allarme generale causato in Italia dalla diminuzione di 15.000 nascite nel 2017. I media manifestano preoccupazione per il rischio di perdita di identità e di forza della nazione, temono danni economici.  Si propone di fronteggiare l’ “inverno demografico” incrementando sussidi e concentrando l’attenzione sulle politiche economiche e fiscali a favore delle famiglie. Ma è sufficiente questo? E’ solo questo l’orizzonte in cui muoversi per superare l’“inverno demografico”?
Per rispondere prendiamo in considerazione l’ultima relazione annuale sull’attuazione della legge 194 del ministro della Salute, Grillo da cui risulta che gli aborti registrati nel 2017 sono diminuiti rispetto al passato: 80.733. Ma a questi bisogna  aggiungere la grande quantità di aborti precocissimi causati dalla cosiddetta “contraccezione di emergenza” che impedisce – secondo ricerche sicure – l’annidamento dell’embrione già formato nell’utero della donna e quindi ne determina la morte. Proprio l’ultima relazione ministeriale appena richiamata ci informa che nel 2017 sono state vendute 224.432 confezioni di EllaOne e 335.649 confezioni di Norlevo, per un totale di 560.081 con un aumento esponenziale nel corso degli ultimi anni. Si può dunque ritenere che se questi aborti non ci fossero stati non ci sarebbe stata la diminuzione di 15.000 nascite. Nel 2017 i Centri di aiuto alla vita hanno aiutato a nascere 8.540 bambini. È ragionevole immaginare che, se i Centri di aiuto alla vita fossero stati fatti conoscere di più e se lo Stato e gli enti locali li avessero aiutati anziché censurarli e contrastarli, il numero di vite salvate si sarebbe triplicato e non vi sarebbe stata la diminuzione di 15.000 nascite. Il tema dell’aborto deve dunque entrare nelle discussioni sul crollo demografico, sia sotto il profilo culturale sia sotto quello politico-legislativo. E’ necessario agire culturalmente facendo riflettere i giovani sulla meraviglia della vita umana, collegando a essa la grandezza, la bellezza, il significato della sessualità; è necessario portare la società a riconoscere,  alla luce della scienza e della ragione, il concepito come uno di noi;  è necessario adottare qualche decisione concreta riformando i consultori cioè togliendoli completamente all’iter abortivo e inserendo i Centri di aiuto alla vita nella strategia dello Stato e delle istituzioni locali. In conclusione, per vincere il fenomeno della denatalità sono opportuni sussidi alle famiglie ma più ancora è necessario un mutamento culturale che riconosca nei concepiti esseri umani.
In alto i cuori!

Marina

 

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