Pro-Life is Pro-Science: l’edizione 2019 della marcia per la vita Giovanna Sedda

La March for life di Washington D.C. è con ogni probabilità l’evento prolife più grande al mondo, capace di riempire, e straripare ben oltre, il National Mall, il lungo parco al centro della capitale che ha visto tutti i grandi appuntamenti della storia americana. È ancora mattina quando i primi partecipanti iniziano a ritrovarsi. Nonostante l’aria fredda di gennaio e i fiocchi di neve scesi ieri sera, l’aria è già calda dal clima della festa e della gioia di ritrovarsi insieme per la causa della vita. Per qualcuno il viaggio è iniziato davvero presto: John Moore è partito ad aprile dello scorso anno da San Francisco per arrivare qui a piedi, un pellegrinaggio di oltre 5.000 km. Ci sono migliaia e migliaia di prolife provenienti da tutte gli Stati e tanti rappresentati internazionali. Ci sono tante scuole cattoliche e di altre religioni, che spesso si sono scontrate per difendere il diritto alla vita con le norme volute dalle amministrazioni precedenti. Ci sono i ragazzi prolife della Georgetown University, che per le loro posizioni sono stati portati addirittura davanti al Senato Accademico. Ci sono molti dei membri del Congresso che ieri in oltre 200 hanno inviato a Trump due lettere, una dal Senato e dal Parlamento, per chiedergli di usare il potere di veto presidenziale per bloccare qualsiasi nuova legge volta a indebolire le attuali leggi federali a difesa del concepito. A sorpresa tra i partecipanti è arrivato anche il Vice Presidente Mike Pence insieme alla moglie.
All’una è tutto pronto per iniziare, i maxi-schermi che hanno rilanciato gli interventi dei relatori durante la mattinata, trasmettono il videomessaggio di apertura del presidente Trump: “il vostro movimento è costruito sull’amore e fondato sulla nobiltà e dignità di ogni vita umana”. Il Presidente ha quindi ribadito che “proteggerà sempre il primo diritto della Dichiarazione di Indipendenza, il diritto alla vita”. Ha quindi poi richiamato i molti provvedimenti a favore della vita, tra cui la nomina di due giudici prolife alla Corte Suprema. Anche la Presidente della marcia, Jean Mancini, parlando alla CBN, ha riconosciuto che rispetto agli anni passati molto è stato fatto e l’obiettivo ora è salvaguardare i risultati raggiunti. La marcia assume un valore politico ancora maggiore considerando la contro marcia femminista prevista proprio al Mall domani mattina. Una manifestazione che si preannuncia come un flop: travolta da scandali interni e accuse di razzismo, la Women’s March ha perso anche il sostegno politico finora garantito del partito democratico.
Tutt’altro il clima del movimento prolife, anima della March For life, come ha ricordato Mons. Joseph Nauman, arcivescovo di Kansas Cityh e delegato della conferenza episcopale USA per le attività prolife. Presiedendo la preghiera alla alla vigilia della marcia, il Vescovo ha ricordato come il movimento prolife sia fondato sulla misericordia: “misericordia per un bambino non nato, per una madre spaventata per genitori pentiti della scelta di abortire, per coloro che attaccano i volontari, financo per quanti praticano gli aborti”. È questa misericordia che porta tante conversioni “paoline” di attivisti pro-aborto in paladini della vita. Alle polemiche ricorrenti sul volontariato prolife preoccupato solo per i bambini non nati il vescovo risponde “questo è semplicemente falso”. La difesa della vita è sempre totale: “chiunque vede a rischio la propria vita o disprezzata la propria dignità ha un posto nel nostro cuore”.

 

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