«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8) Don Francesco Coluccia, Coordinatore Nazionale delle Case di accoglienza

È il vangelo della Vita declinato nei gesti della carità. È lo stile di Gesù Cristo che ci fa sentire vicino il Regno di Dio. È il senso della Celebrazione della XXVII Giornata Mondiale del Malato, con la quale la Chiesa mette al centro l’uomo e ci ricorda che, i gesti di dono gratuito, soprattutto verso i suoi figli infermi, come quelli del Buon Samaritano, sono la via più credibile di evangelizzazione, cioè la via per far conoscere Cristo e svelare il senso della vita a tutti gli uomini.
Dice Papa Francesco per questa circostanza:«La cura dei malati ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i  quali si fa sentire all’altro che è “caro”». Perché l’uomo è caro? Perché la sua Vita è sacra e, dunque, ogni essere umano è sacro, cioè appartiene a Dio. Da qui si comprende che la vita vale in se stessa e non può essere manipolata e distrutta da nessuno. Ciò vuol dire che ogni essere umano non può mai essere ucciso perché solo Dio è l’autore della Vita.
Papa Francesco nel messaggio afferma:«La  vita è dono di  Dio, e come ammonisce San Paolo: «Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto?» (1 Cor 4,7). Proprio perché è dono, l’esistenza non può essere considerata un mero possesso o una proprietà privata, soprattutto di fronte alle conquiste della medicina e della biotecnologia che potrebbero indurre l’uomo a cedere alla tentazione della manipolazione dell’“albero della vita” (cfr Gen 3,24)». È sempre in agguato la  tentazione di pensare che l’uomo può concedersi tutto capovolgendo addirittura ciò che gli è dato come dono. È l’antica debolezza genesiaca verso la possibilità di diventare come Dio. La caduta nell’orgoglio che determina il caos della morte di se stessi e della privazione della vita degli altri è dichiarata dalla voce della menzogna che manipola la verità. Basta non ascoltarsi e non ascoltare Dio perché tutto diventi possibile… bello da mangiare.
La Torre di Babele costituisce l’emblema più chiaro…L’uomo la costruisce per salire fino a Dio, fino a volerlo toccare e superare, ritrovandosi però come risultato in un cumulo di macerie, ancora una volta prostrato nella polvere. Allo sguardo sull’uomo che non ascolta Dio è contrapposta la visione di Cristo, colui che obbedisce a  Dio e fa vivere l’uomo. Fa eco a tal riguardo la Lettera Enciclica Evangelium Vitae:«Il vangelo della Vita non è una semplice riflessione, anche se originale e profonda, sulla vita umana; neppure è soltanto un comandamento destinato a sensibilizzare  la coscienza e a provocare significativi cambiamenti nella società; tanto meno  è  un’illusoria  promessa  di  un futuro  migliore.  Il  Vangelo  della  Vita è  una realtà concreta e personale, perché consiste nella persona stessa di Gesù» (EV, 29). Perché Gesù? Perché Cristo è l’uomo nuovo che ascolta la verità del progetto originario di Dio e ne dà seguito, attuandolo in una logica di dono gratuito che genera Vita e non puro atto egoistico che soddisfa se stesso. Se ci lasciamo afferrare da questa Verità ne usciremo rigenerati, conosceremo il valore della vita umana tanto da assumerla e realizzarla con la responsabilità di amarla e servirla, di difenderla e promuoverla.
Il contesto attuale, purtroppo, intriso di individualismo, non favorisce il rispetto e la condivisione della vita. L’incapacità di relazionarsi spesso spinge all’annullamento di sé o degli altri e al rifiuto di percorrere ponti che avvicinano, tanto da costringere il fratello o la sorella a vivere sotto i ponti, lì dove l’uomo non è più visto, non crea problemi e la sua vita non è più un peso che la società deve prendere in carico. Il Papa, come ogni uomo che ha a cuore la vita di tutti, è fortemente preoccupato di questa cultura:«Di fronte alla cultura dello scarto e dell’indifferenza, mi preme affermare che il dono va posto come il paradigma in grado di sfidare l’individualismo e la frammentazione sociale contemporanea, per muovere nuovi legami e varie forme di cooperazione umana tra popoli e culture. Il dialogo, che si pone come presupposto del dono, apre spazi relazionali di crescita e sviluppo umano capaci di rompere i consolidati schemi di esercizio di potere della società. Il donare non si identifica con l’azione del regalare perché può dirsi tale solo se è dare sé stessi, non può ridursi a mero trasferimento di una proprietà o di qualche oggetto. Si differenzia dal regalare proprio perché contiene il dono di sé e suppone il desiderio di stabilire un legame. Il dono è, quindi, prima di tutto riconoscimento reciproco, che è il carattere indispensabile del legame sociale. Nel dono c’è il riflesso dell’amore di Dio, che culmina nell’incarnazione del Figlio Gesù e nella effusione dello Spirito Santo».
La verità della vita ci insegna che siamo poveri perché nasciamo bisognosi di cure in tutte le fasi della nostra vita. Questa è una condizione che ci caratterizza come creature e che ci fa capire che non possiamo vivere per noi stessi. Da qui la necessità  di  prenderci  cura  gli  uni degli altri con responsabilità in quanto appartenenti al genere umano, quindi uguali nella natura e nella dignità e in quanto essere umani affidati da Dio perché fratelli in Cristo. La Giornata Mondiale del  Malato torna puntuale per ricordarci di prenderci cura di tutta la vita e della vita di tutti (EV, 89).

 

L’esempio ci è dato da Gesù Cristo e da chi come Madre Teresa di Calcutta ha   deciso   di   seguirlo:«Dio   stesso, in  Gesù,  si  è  chinato  (cfr  Fil2,8)  e  si china su di noi e sulle nostre povertà per  aiutarci  e  donarci  quei  beni  che da soli non potremmo mai avere. Così Madre Teresa, in tutta la sua esistenza, è  stata  generosa  dispensatrice  della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile   attraverso   l’accoglienza e  la  difesa  della  vita  umana,  quella non  nata  e  quella  abbandonata  e scartata. […] Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade,  riconoscendo  la  dignità  che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini […] della povertà creata da loro stessi. Lsua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai  nostri  giorni  come  testimonianza eloquente  della  vicinanza  di  Dio  ai più poveri tra i poveri»…e tra questi è annoverato il bimbo non ancora nato. E allora, cosa costa dare gratis ciò che gratuitamente si è ricevuto? Potrebbe essere una partita di giro vincente perché risulterebbe una semplice operazione di moltiplicazione di bene, che provocherebbe solo il regolare circuito prezioso della Vita, che a sua volta avrebbe come risultato visibile ad occhio nudo lietezza e gioia.

 

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8) (.pdf)