Il Comunicato del MpV sul caso di Bergamo: solidarietà e non rassegnazione

Mentre il 6 febbraio u.s. si svolgeva preso il comune di Bergamo l’assemblea straordinaria che avrebbe deciso le sorti del Convegno “Nascere a Bergamo: presente e prospettive  future” (9 febbraio  2019),  organizzato  dal  Centro di  Aiuto alla Vita e dal  Consiglio delle donne legato al Comune, veniva inviato alla stampa il seguente comunicato del Movimento per la Vita Italiano. Il comunicato è stato inviato anche al Sindaco di Bergamo Giorgio Gori; al Vice-sindaco Sergio Gandi; alla Presidente del Consiglio Comunale, Marzia Marchesi; all’Assessore  della Coesione sociale Maria Carla Marchesi;  alla Presidente del Consiglio delle donne, Emilia Magni.
La vicenda è esplosa, come è noto, in seguito alla virulenta e inaccettabile protesta del gruppo veterofemminista NonUnadiMeno che ha contestato in modo sguaiato e ridicolo, con affermazioni menzognere, la partecipazione del CAV al convegno. L’esito dell’assemblea è stato amaro: per un soffio, Paolo Picco Presidente di FederVita Lombardia, è stato estromesso dal parterre dei relatori. Numerose le manifestazioni di solidarietà di singoli e associazioni. La relazione che Paolo Picco aveva preparato è stata comunque inoltrata a tutti i nostri soci e simpatizzanti, in segno di solidarietà, di stima e di non rassegnazione.
Una vicenda assurda che mette in luce l’anima dittatoriale di una cultura che, in nome dell’autodeterminazione, pretende di trasformare i diritti umani in armi contro l’uomo e che ricorre alla menzogna e alla censura come strumenti per tacitare il pensiero altrui e per nascondere la realtà.
Tutto questo conferma quanto sia necessario tenere, senza paura, il timone puntato sulla vita nascente e quanto sia importante essere nella società una presenza forte, compatta, gioiosa, coraggiosa.

Il Movimento per la Vita Italiano esprime tutta la propria solidarietà al Centro di Aiuto alla Vita di Bergamo e alla sua Presidente Anna Rava Daini, per gli ingiusti e arroganti attacchi subiti dall’associazione NonUnadiMeno. La tracotanza con cui NonUnadiMeno pretende di impedire il convegno organizzato a Bergamo il 9 febbraio 2019 dal titolo “Nascere a Bergamo: presente e prospettive future”, è veramente pittoresca e grottesca. Viene da ridere, se non fosse per il tempo che si perde a riportare le cose alla realtà. Infatti, a parte l’atteggiamento chiuso e gretto con cui si vuole zittire e cancellare il pensiero altrui, ciò che più colpisce sono gli smodati e infondati attacchi al Centro di Aiuto alla Vita definito “associazione che più rappresenta in modo netto ed esplicito una visione assolutamente e soltanto ideologica, chiusa e anacronistica”. Niente di più menzognero. I Centri di Aiuto alla Vita, che in Italia sono 342, in collaborazione con la donna, hanno aiutato a nascere in poco più di 40 anni oltre 200.000 bambini, condividendo le difficoltà elle loro mamme, offrendo anche un’amicizia durevole che ha superato la solitudine della donna e ricevendo sempre il ringraziamento delle madri. I CAV hanno fatto quello che dovrebbero fare i consultori pubblici. La stessa legge 194, pur nella sua integrale ingiustizia, manifesta una “preferenza per la nascita”: basta rileggere gli artt. 1, 2 e 5.
Forse non si deve ricordare che nella gravidanza i soggetti sono due: madre e figlio? Forse dà fastidio che si parli del figlio concepito come un essere umano, come uno di noi? Evidentemente sì. E allora non si può non ricordare che è proprio la scienza moderna che, superando vecchie credenze e fantasiose supposizioni, ci dice che il concepito è “l’essere umano nella fase più giovane della sua esistenza”; non si può non ricordare che la Corte Costituzionale nella sentenza 35 del 1997 ha dichiarato che nell’art. 1 della legge 194 «è ribadito il diritto alla vita del concepito» e che il Comitato Nazionale per la Bioetica, per tre volte – in modo chiaro e argomentato – ha ripetuto che il concepito è un essere umano a pieno titolo, è uno di noi.
È evidente che le rabbiose manifestazioni di NonUnadiMeno sono i colpi di coda di una cultura arroccata sul passato e che non tiene conto della vera libertà della donna.

Grazie al Centro di Aiuto alla Vita di Bergamo e a tutti i Centri di Aiuto alla Vita d’Italia.

 

Il Comunicato del MpV sul caso di Bergamo (.pdf)