Regione Liguria: l’impegno a sostegno della maternità Giovanni Rocchi, FederVita Liguria

A maggioranza assoluta il 5 febbraio è stata approvata dal Consiglio Regionale della Liguria una mozione che impegna la Giunta a tutelare la maternità “al fine di salvaguardare e valorizzare la vita”.
La proposta è stata avanzata da Matteo Rosso, consigliere regionale di FdI nonchè primo firmatario del documento, amico del MPV, ed è stata appoggiata in modo compatto dalla maggioranza, contrario solo il PD, astenuti Cinque Stelle.
L’impegno assunto dalla Giunta fa riferimento all’attuazione della Legge 194 in quelle parti che valorizzano la maternità come valore sociale, che contribuiscono a superare le cause di un aborto e che impongono un serio esame delle possibili soluzioni al caso concreto, auspicando “un maggiore sostegno alle donne che sono in difficoltà” e che sono sole, mediante un “sistema che supporti le donne che decidono di non abortire” anche attraverso un rilancio del ruolo dei consultori, stante la valenza preventiva dell’aborto che deve rinvenirsi nella legge.
Se vogliamo, nulla di nuovo sotto il sole, si tratta di concetti in buona parte già presenti nella Legge.
Ma poiché siamo oggi chiamati anche a ribadire l’ovvio e che spesso l’evidenza viene strumentalmente trascurata, credo che il documento approvato vada salutato come importante novità politica, rallegrandoci tutti noi pro-life anche per la presenza nel testo di espressioni, “politicamente scorrettissime” secondo alcuni, come “tutela della vita umana fin dal suo inizio”, “valore sociale della maternità”, applicare la legge “soprattutto nella sua valenza preventiva dell’aborto” e simili. La mozione è la prima in Italia ad essere stata adottata da una regione e non può liquidarsi come vuota enunciazione di principio, in quanto vincola la Giunta a determinati comportamenti consequenziali politicamente valutabili, lasciando un segno culturale significativo al quale potranno riferirsi ulteriori norme e decisioni e creando dunque anche un “precedente” non trascurabile. Brillano per pochezza le reazioni degli oppositori, che pur nella inoppugnabilità della mozione (in fondo si tratta di applicare meglio norme già esistenti) non hanno saputo resistere alla tentazione di dissentire, censurare e prendere distanze: finita l’era del “grumo di cellule” oramai scientificamente improponibile, ecco sorgere come un mantra l’autodeterminazione delle donne.
Si, può suonare strana in quanto fuori luogo ma la censura principale è stata proprio quella di non aver valorizzato abbastanza il momento autodeterminativo, giungendosi addirittura a stigmatizzare l’assenza di ogni riferimento alla “portata epocale” della 194.
Pur constatando con amarezza come ancora oggi ci si debba limitare a richiedere solo la corretta applicazione di una legge da considerarsi, come diceva Giorgio La Pira, “integralmente iniqua”, non possiamo che rallegrarci di fronte a questi piccoli o grandi segnali che ci provengono da una Società che, comunque, sta cambiando.

 

Regione Liguria: l’impegno a sostegno della maternità (.pdf)