Una testimonianza per la vita. La storia di Valeria e Fabio Testimonianza inviata da Patrizia Lupo

Con Fabio stavamo insieme da quasi un anno, in realtà, ci conoscevamo già da tempo, senza sapere di essere innamorati l’uno dell’altra. Io avevo 20 anni, mi ero diplomata due anni prima e avevo preso una pausa dopo non essere stata ammessa alla facoltà di Psicologia, per dedicarmi a viaggi e nuove esperienze.
Fabio invece aveva 19 anni, e anche lui aveva concluso gli studi, in un Istituto Professionale. Eravamo felici ed intenzionati a stare insieme per sempre. Cercavamo da qualche mese un buon lavoro che ci permettesse di vivere altrove, per conto nostro.
Si, perché le nostre situazioni familiari non erano molto facili. Stare insieme ci dava modo di evadere dalle nostre difficoltà. Tutto procedeva bene, fin quando, tra annunci e colloqui di lavoro, abbiamo scoperto che ero incinta! Il nostro meraviglioso mondo felice si è trasformato in un momento in un mondo di tristezza e paura. Fin dal primo istante sapevamo di non poter tenere quel bambino. Era capitato proprio a noi che sognavamo quella vita nel nostro futuro, noi che ci amavamo e che amavamo i bambini, noi che eravamo contro l’aborto.
Come l’avremmo detto alle nostre famiglie? Decidemmo di nascondere tutto e di iniziare da soli, quel percorso orribile verso l’aborto. Il nostro primo passo fu quello di rivolgerci al consultorio, dove mi fu spiegato tutto l’iter da seguire e dove tutti furono molto carini con me… ma soltanto nei modi! Nessuno mi tese una mano per farmi cambiare idea, nessuno sembrava interessato a salvare la vita di quel bambino… ma solo di rendere meno dolorosa la mia decisione. L’incontro con l’assistente sociale fu solo una prassi, utile a prendere appuntamento all’ospedale dove si sarebbe svolto tutto. Mi sono sentita una pratica da sbrigare al più presto. Ogni giorno era fatto di lacrime, le mie e quelle di Fabio che soffriva ancora di più vedendomi in quello stato.
Ma non potevamo fare altro, ci sentivamo costretti a prendere quella triste decisione. I giorni passavano e la data dell’intervento era ormai stata fissata. Avevamo messo al corrente le nostre famiglie nel tentativo di poter tenere il nostro piccolo fagiolino. Nonostante la loro vicinanza però, non potevano assicurarci un futuro migliore di quello che ci aspettavamo. Nel nostro cuore comunque non ci eravamo ancora arresi. Un giorno durante una visita confidai a un’infermiera la mia situazione. Lei mi prese da parte e mi raccontò la sua esperienza; 25 anni fa si era trovata nelle mie stesse condizioni ed era stata aiutata da un’assistente sociale che lavorava presso un Centro di Aiuto alla Vita. Lei le aveva dato ascolto e oggi era una mamma molto felice. Mi scrisse il nome e l’indirizzo che ancora ricordava. Tornata a casa ne parlai con Fabio e subito iniziammo a cercare qualche informazione su quel nome, quell’incontro era un segno del destino: qualcuno da lassù ci aveva mandato un segnale!
Tramite internet trovammo il numero di telefono e Fabio chiamò subito. Rispose proprio la persona che cercavamo.
Ci venne dato un appuntamento per il giorno seguente, visto che la data dell’aborto era vicina. Ricordo perfettamente quel giorno, perché per me mia figlia nacque per la prima volta. Quel colloquio che dapprima ci intimoriva si rivelò decisivo per noi. Dentro quella stanza ci sentimmo liberi…liberi di confidarci, di parlare, di esporre le nostre paure; ci sentimmo capiti e ascoltati senza essere giudicati. L’assistente sociale parlando con noi tirò fuori anche delle lettere, storie di persone nella nostra stessa situazione. Fummo colpiti dal confronto di scelte fatte con il cuore e quelle obbligate all’aborto. Le storie di quelle famiglie che malgrado le difficoltà oggi sono con i loro figli, parlavano di felicità, mentre gli altri, quelli che si erano fatti sopraffare dalla paura di fallire prima ancora di cominciare, parlavano di stati d’animo oscuri anche a distanza di anni.
Quelle testimonianze a confronto ci colpirono, insieme alla forza, alla fiducia e alla speranza, che ci aveva trasmesso l’operatrice. Uscimmo da li con una visione diversa: noi potevamo farcela. Da quel momento iniziò il nostro cammino con loro e anche grazie al sostegno economico del Progetto Gemma, ci sentivamo più sicuri riguardo alle spese che dovevamo affrontare. Dopo qualche giorno e in modo del tutto inaspettato Fabio trovò lavoro in un’azienda informatica. Finalmente le cose iniziavano ad andare nel verso giusto e anche se la situazione, era nettamente migliorata, non eravamo però ancora in grado di realizzare il nostro sogno di vivere insieme. Finalmente la tristezza e la paura erano stati spazzati ed era un’emozione unica poter vivere l’attesa della nascita insieme, vedere la pancia crescere. Era tornato il sole nelle nostre vite e posso garantirvi che fino a oggi non si è mai spento, persino nei momenti più bui che abbiamo affrontato.
Oggi a distanza di poco più di due anni, siamo qui, insieme noi tre. Abbiamo affrontato tanti problemi, superato ostacoli, ci siamo imbattuti in molte difficoltà lavorative ed economiche ma grazie alla forza che ci trasmette nostra figlia, e alla presenza del Centro di Aiuto alla Vita, che ci ha sempre sostenuto con la sua vicinanza, non ci è mai pesato affrontare tutto questo né fare sacrifici. Ad oggi posso essere fiera di dire che noi ce la stiamo facendo e che adesso viviamo insieme. Mi auguro che la nostra testimonianza possa essere utile ad altri e far capire che una gravidanza, seppur inaspettata, è un dono immenso che ci viene dato dalla vita, e che in qualunque situazione, ci donerà a sua volta, solo gioia e felicità. E poi, in fondo, chi siamo noi per decidere le sorti di una vita?