Anniversario della dichiarazione di Madrid a favore della vita umana nascente Simione E. Tropea

Il 17 marzo di ormai 10 anni fa, un gruppo di ricercatori, docenti universitari, accademici e intellettuali spagnoli  di professioni diverse, si riunirono nell’Hotel Velázquez di Madrid, per sottoscrivere un manifesto in favore della vita umana nella sua tappa iniziale, embrionaria e fetale.
Ripercorriamo il contenuto del testo a dimostrazione della sua perenne attualità e soprattutto perché sia chiaro che, per quanto marginalizzati e disattesi dall’opinione pubblica, sono stati tanti gli scienziati che hanno rivendicato il primato del rispetto dovuto alla realtà dei fatti sulla violenza ideologica di una posizione politica che strumentalizza e asserve ai suoi scopi il discorso scientifico.
La motivazione che ha giustificato il documento è esplicitata all’inizio del testo: “reclamiamo una corretta interpretazione dei dati offerti dalla scienza in relazione con la vita umana in tutte le sue tappe, e a questo proposito desideriamo che si tenga conto dei seguenti fatti…” Sinteticamente i “fatti” elencati si possono ricondurre a 12 considerazioni fondamentali sulla realtà oggettiva del nascituro:

a• la scienza segnala che è la fecondazione quel momento in cui si costituisce l’identità genetica singolare; la biologia cellulare spiega che gli esseri pluricellulari si costituiscono a partire da un’unica cellula iniziale, lo zigote, nel cui nucleo si trova l’informazione genetica che si conserva in tutte le cellule e che è quella che determina la differenziazione cellulare.

b• lo zigote è la prima realtà corporale, individuale, della persona umana.

c• anche se dipende dal corpo materno, l’embrione rappresenta un individuo biologico indipendente dalla madre, che ha una sua soggettività e si trova semplicemente in una fase del suo sviluppo.

d• la natura biologica dell’embrione è qualcosa di indipendente rispetto a quella modalità in cui esso è stato originato, sia riproduzione artificiale o riproduzione assistita.

e• un aborto non è soltanto “l’interruzione volontaria della gravidanza”, ma un atto semplice e crudele di “interruzione di una vita umana”.

f• bisogna che la donna alla quale si propone l’aborto sia “veramente” informata delle conseguenze di quest’atto.

g• l’aborto è sempre un dramma dove ci sono due vittime, una muore, l’altra sopravvive. Ed è quest’ultima che soffre ogni giorno le conseguenze di una decisione drammatica e irrecuperabile.

h• bisogna che si parli e si riconosca il dramma della sindrome del post- aborto. Le donne devono avere contezza di ciò.

i• non si può in alcun modo negare, l’obiezione di coscienza, tanto ai medici quanto al personale sanitario, data la trascendenza di quest’atto.

k• l’impatto sociale dell’aborto è tragico. Il numero enorme di bambini abortiti è il sintomo di una società malata.

l• imporre ad una minorenne di dover decidere sola, senza il consiglio e l’appoggio dei genitori, è commettere un atto di chiara violenza contro la donna.

Alla luce di queste considerazioni, valide sempre, perché fondate su una lettura oggettiva della realtà, i quasi 2500 intellettuali spagnoli, con alla testa il professor Nicolás Jouve de la Barreda (che abbiamo avuto modo di conoscere ed incontrare personalmente), hanno lasciato un documento fondamentale che ancora oggi, nel suo decimo anniversario, ci auguriamo possa rappresentare il punto di partenza di una messa in discussione di una scelta politica, esistenzialmente e socialmente deleteria.

 

Anniversario della dichiarazione di Madrid a favore della vita umana nascente (.pdf)