Assemblea Nazionale del MpV Italiano – Discorso Card. Giuseppe Betori

Sono lieto di portare il mio saluto a questa Assembla nazionale, che segna un ulteriore passo nel cammino più che quarantennale del Movimento per la Vita in Italia, un cammino che, se nasce nel 1977, ha però il suo primo germe nel Centro di Aiuto alla Vita fondato proprio qui a Firenze nel maggio 1975, per l’impulso e la coerente testimonianza di un gruppo di cattolici guidati dal caro on. Carlo Casini, che sentiamo a noi vicino quest’oggi e a cui assicuriamo vicinanza e preghiera.
Quale sia lo scopo del Movimento ci è ben noto: difendere e promuovere il valore della vita umana dal concepimento alla morte naturale a fronte dell’affievolirsi, sul piano delle leggi civili, del riconoscimento di ogni essere umano come soggetto titolare dell’inalienabile diritto alla vita. Un impegno che trova le sue radici nella visione antropologica ispirata alla concezione cristiana della vita, ma che si propone come realtà aconfessionale e aperto a credenti di ogni religione e a non credenti, in vista di promuovere nella società il riconoscimento della piena dignità di ogni essere umano nei momenti della sua più estrema fragilità, come avviene nelle condizioni del nascere e del morire, frontiere sempre minacciate e bisognose di essere assicurate nel quadro di un nuovo umanesimo. Sono infatti queste frontiere gli ambiti da salvaguardare per assicurare quella pienezza di vita a cui ciascuno aspira e che tutti hanno il dovere di promuovere.
Nell’esprimere gratitudine per quanto il Movimento per la Vita fa per mantenere viva l’attenzione su queste frontiere, sento di dover ripetere le parole che vi ha rivolto il Santo Padre nell’udienza concessa al vostro Consiglio Direttivo: «Voglio ringraziare il vostro Movimento per il suo attaccamento, da sempre dichiarato e attuato, alla fede cattolica e alla Chiesa, che vi rende testimoni espliciti e coraggiosi del Signore Gesù. E, nello stesso tempo, apprezzo la laicità con cui vi presentate e operate, laicità fondata sulla verità del bene della vita, che è valore umano e civile e, come tale, chiede di essere riconosciuto da tutte le persone di buona volontà, a qualsiasi religione o credo appartengano. Nella vostra azione culturale avete testimoniato con franchezza che quanti sono concepiti sono figli di tutta la società, e la loro uccisione in numero enorme, con l’avallo degli Stati, costituisce un grave problema che mina alle basi la costruzione della giustizia, compromettendo la corretta soluzione di ogni altra questione umana e sociale» (2 febbraio 2019).
Sono parole che collocano il tema della difesa della vita al centro della questione ecologica quale Papa Francesco ha proposto nella Laudato sì come ecologia integrale, una ecologia umana, per cui egli ha potuto affermare che «non è compatibile la difesa della natura con la giustificazione dell’aborto. Non appare praticabile un  cammino  educativo  per l’accoglienza degli esseri deboli che ci circondano, che a volte sono molesti o importuni, quando non si dà protezione a un embrione umano benché il suo arrivo sia causa di disagi e difficoltà: “Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono” [Benedetto XVI, Caritas in veritate, 28]» (Laudato sì, 120).
E non dimentichiamo le altrettanto chiare parole che Papa Francesco ha dedicato al tema della difesa della vita nell’Evangelii gaudium:
«Tra questi deboli, di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo. Frequentemente, per ridicolizzare allegramente la difesa che la Chiesa fa delle vite dei nascituri, si fa in modo di presentare la sua posizione come qualcosa di ideologico, oscurantista e conservatore. Eppure questa difesa della vita nascente è intimamente legata alla difesa di qualsiasi diritto umano. Suppone la convinzione che un essere umano è sempre sacro e inviolabile, in qualunque situazione e in ogni fase del suo sviluppo. È un fine in sé stesso e mai un mezzo per risolvere altre difficoltà. Se cade questa convinzione, non rimangono solide e permanenti fondamenta per la difesa dei diritti umani, che sarebbero sempre soggetti alle convenienze contingenti dei potenti di turno» (Evangelii gaudium, 213).
Sono riflessioni come quelle che ci propone il Papa che mostrano come il vostro impegno non si pone ai margini ma al centro della questione della vita e la segna in modo decisivo, come pure appare dirimente per il futuro della società. Questo soprattutto in un contesto culturale e politico in cui, a fronte della fragilità della persona, cresce l’insinuazione ingannevole che la risposta adeguata non sia la cura ma l’eutanasia. Di qui l’importanza di quanto vi ripromettete e la gratitudine che è giusto vi sia riconosciuta. Vi lascio augurando buon lavoro alla vostra Assemblea e invocando sul vostro confronto la benedizione del Signore.

 

Assemblea Nazionale – Discorso Card. Betori (.pdf)