Assemblea Nazionale del MpV Italiano – Relazione della Presidente

Buon pomeriggio a tutti e ben arrivati e ritrovati a Firenze per questa assemblea nazionale 2019. Prima di entrare nel merito della relazione, desidero esprimere la mia gratitudine. Innanzitutto ringrazio tutti voi che siete qui e insieme a voi voglio ringraziare anche quelli che non sono potuti venire (assenza non coincide con indifferenza!), perché facciamo tutti parte della stessa grande realtà alla quale ciascuno di noi, come e quando può, dedica tempo ed energie. Nel MpV tutti sono, tutti siete, importanti. A questo riguardo voglio darvi una bella notizia. Stamattina, mentre finivo di sistemare questa relazione, mi ha chiamato l’amico Gianni Mussini per dirmi che riparte la brillante iniziativa “Cantiamo la Vita”. Ringrazio Gianni che vi saluta e ringrazio il CAV e il MpV di Castiglione delle Stiviere che si faranno carico dell’organizzazione. Ovviamente avranno tutto il nostro appoggio.
Abbiamo aperto questa assemblea con il saluto del Card. Betori, con il video che ci ha fatto pervenire i messaggi di alcuni esponenti di altre realtà associative e con un messaggio di Carla Padovani. Non sono saluti e messaggi formali. Papa Francesco, il 2 febbraio scorso ci ringraziato per il nostro «attaccamento, da sempre dichiarato e attuato, alla fede cattolica e alla Chiesa», che ci «rende testimoni espliciti e coraggiosi del Signore Gesù» e ha aggiunto: «nello stesso tempo apprezzo la laicità con cui vi presentate e operate, laicità fondata sulla verità del bene della vita, che è valore umano e civile e, come tale, chiede di essere riconosciuto da tutte le persone di buona volontà, a qualsiasi religione o credo appartengano. Nella vostra azione culturale avete testimoniato con franchezza che quanti sono concepiti sono figli di tutta la società, e la loro uccisione in numero enorme, con l’avallo degli Stati, costituisce un grave problema che mina alle basi la costruzione della giustizia, compromettendo la corretta soluzione di ogni altra questione umana e sociale».
Voglio ricordare che il Movimento ha sempre cercato di essere strumento di unità nel mondo cristiano e anche al di fuori di esso, operando come lievito che fermenta la società e rifiutando l’idea di avere il monopolio della difesa della vita. Questo significa promuovere una unità non solo ideale, ma anche strategica con azioni, linguaggi e metodi che esprimano insieme “franchezza ed amore” ed una “tenacia operosa” che non si arrende mai, ma che tiene conto della realtà e persegue anche obiettivi parziali che costituiscono nella concretezza del momento il “massimo bene possibile”.

LO SCENARIO CULTURALE ITALIANO IN ORDINE AL DIRITTO ALLA VITA DEI PIÙ POVERI TRA I POVERI E L’IMPEGNO DEL MOVIMENTO PER LA VITA
Vorrei adesso dare un rapido sguardo allo scenario culturale italiano in ordine alla tutela della vita nascente per ricavare ancora una volta le ragioni profonde del nostro impegno e il significato del nostro esserci in un contesto che ha visto la vita dei “più poveri tra i poveri” subire continue e sempre più gravi sconfitte. Basti pensare agli oltre 6 milioni di aborti legali; ai continui attacchi contro l’obiezione di coscienza e gli obiettori; alla crescente pressione, anche a livello internazionale, per proclamare l’aborto come un diritto umano fondamentale; alla diffusione della procreazione artificiale in provetta che può determinare la fredda concordata e premeditata eliminazione di molti embrioni scartati; alla enorme utilizzazione di quella contraccezione postcoitale che può provocare la morte precocissima del figlio, tanto clandestina da non essere conosciuta neppure dalla madre.

La 194 del 1978
Il quarantesimo della legge 194 è stato l’occasione per tornare a riflettere a fondo su questa legge. In tutta Italia avete, abbiamo, promosso incontri, dibattiti, conferenze. Come MpV nazionale il 22 maggio, giorno in cui fu approvata la legge 194, abbiamo promosso una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati. Nel corso degli anni, infatti, sembra che la legge, dovuta all’emergenza e alla provvisorietà, sia diventata un totem inespugnabile fondato sull’autodeterminazione della donna in ordine ad un preteso “diritto di aborto”, al punto che iniziative per la vita nascente che non hanno nulla a che fare con la richiesta di abrogazione della legge, sono state arrogantemente colpite, perché ritenute una minaccia alla 194. Abbiamo assistito e replicato, per esempio, alle sguaiate e prepotenti reazioni alla mozione pro life del consiglio comunale di Verona e a quelle altrettanto grottesche che hanno boicottato a Bergamo un convegno semplicemente per la partecipazione del CAV e del Presidente di FederVita Lombardia Paolo Picco tra i relatori. È vero che non mancano segnali di una maggiore sensibilità nei confronti della vita nascente da parte di qualche consiglio comunale – il nostro Claudio Larocca sta seguendo questi percorsi e gliene siamo grati –; ovviamente guardiamo con simpatia e incoraggiamo queste iniziative, ma si tratta di iniziative sporadiche che ancora non hanno la forza di imporsi e diffondersi.
Nello stesso tempo, si è fatta largo anche tra i cattolici l’idea che il “problema” della 194 non è la legge in sé, ma la disapplicazione delle sue parti “buone”. I 40 anni della legge hanno, invece, rinforzato quel giudizio sulla legge che La Pira sintetizzava con l’espressione “integralmente iniqua”: in sostanza la legge è tutta ingiusta perché le c.d. parti “buone” sono formulate in modo talmente ambiguo da consentirne una applicazione perversa ed hanno quindi una funzione ingannatoria. Insomma, la legge è iniqua perché oltre ad offendere la vita, offende la verità. Sulle principali insincerità della legge rimando alla relazione di apertura del convegno dei CAV che si è tenuto a Lecce nel novembre scorso. Tuttavia abbiamo una strada aperta dalla Corte Costituzionale, una via di cui dovrebbero tenere conto anche coloro che vedono nella legge alcune parti positive. Il presupposto della iniqua legge non è la negazione dell’umanità del concepito. Lo ha detto chiaramente la Corte Costituzionale già nella prima decisione (n. 27 del 1975), che aprì la strada alla legalizzazione dell’aborto, confermata nella sentenza n. 35 del 1997.
La decisione n. 27 del 1975 indicò come giustificazione dell’interruzione di gravidanza lo stato di necessità. L’utilizzazione dello stato di necessità per legittimare l’aborto volontario, suppone l’esistenza di diritti contrapposti dei quali sono titolari i soggetti umani. La sentenza 27/1975 è chiara in questo senso quando scrive: «La tutela del concepito ha fondamento costituzionale precisamente nell’art. 2 della Costituzione che riconosce e garantisce i diritti dell’uomo tra cui non può non ricomprendersi la situazione giuridica del concepito». Sulla stessa lunghezza d’onda la decisione del 1997 che in più specifica in modo esplicito che il concepito ha “diritto alla vita” («ha fondamento costituzionale la tutela del concepito la cui situazione giuridica si colloca sia pure con le caratteristiche sue proprie, tra i diritti inviolabili dell’uomo riconosciuti e garantiti dall’art. 2 della Costituzione, denominando tale diritto come diritto alla vita, oggetto di specifica salvaguardia costituzionale»).
La stessa sentenza 35/1997 nega che il presupposto della 194/1978 sia la mancanza di individualità umana del concepito e afferma, al contrario, che all’art. 1 della legge il diritto alla vita del concepito che si è consolidato nel corso degli anni anche a livello internazionale e che appartiene all’essenza dei valori supremi sui quali si fonda la Costituzione repubblicana. Dunque, è su questo che dobbiamo lavorare. È questo il punto di partenza sia rispetto ad una visione completamente negativa della 194, sia rispetto ad una visione che ne coglie alcuni aspetti ritenuti “buoni”. Oggi infatti, rispetto al passato, sono cadute maschere e il confronto è divenuto estremo, perché riguarda l’identità umana del figlio non ancora nato. Infatti, delle tre “anime della legge” – abortismo liberal radicale, abortismo collettivizzante, abortismo umanitario – quella che ha prevalso nell’applicazione e nell’interpretazione è la prima, tanto che se all’epoca dell’approvazione della legge la grande maggioranza dell’opinione pubblica e dei partiti politici ha rifiutato di parlare di un “diritto di aborto”, ora la spinta in questa direzione è chiarissima e la strategia vincente è quella che insiste sul portare lo sguardo sul concepito.
Il nostro compito, perciò, continua a essere quello di invitare a non rassegnarsi a non assuefarsi, a rimuovere il sentimento di sconfitta insuperabile che porterebbe a gettare la spugna. Come? Certamente, la rimozione della legge ingiusta è un obiettivo ineliminabile. Tuttavia, realisticamente, le difficoltà sono enormi perché oggi gli attuali assetti parlamentari rendono politicamente impossibile l’abrogazione di questa iniqua normativa. Gli ostacoli sono tali che il principio di non rassegnazione implica il criterio della gradualità. Se non è possibile abrogare immediatamente la legge 194, bisogna potenziare gli strumenti che aiutano le donne a proseguire la gravidanza anche quando presenta difficoltà. L’idea fondamentale per migliorare la situazione, in un contesto che ha depenalizzato l’aborto, è quella di non rinunciare alla difesa del diritto alla vita e di attuarla attraverso la cultura, l’educazione, il consiglio e la condivisione concreta delle difficoltà che orientano la donna verso l’aborto. In questa prospettiva dovremmo riprendere il tema della riforma dei consultori familiari in modo da renderli efficace strumento di tutela del diritto alla vita dei concepiti. I consultori dovrebbero svolgere, in modo più ampio, la stessa funzione dei CAV. Continueremo inoltre a replicare alle relazioni ministeriali con i nostri rapporti al Parlamento sull’applicazione della 194. È in corso l’elaborazione del XII rapporto di cui vi verrà dato conto appena completato. La dimensione culturale diventa davvero fondamentale anche pensando sia all’aborto farmacologico (Ru486) – che alcune iniziative regionali vorrebbero rendere privato e “casalingo” – sia a quello che può essere causato in fase precocissima mediante l’assunzione della “pillola del giorno dopo” e della “pillola dei cinque giorni dopo”. In entrambi i casi diventa sempre più difficile per le operatrici e gli operatori dei CAV incontrare le donne e avviare un percorso di affiancamento a favore della nascita.
Affinché la situazione muti a favore del diritto alla vita occorre il verificarsi di alcune condizioni culturali. Tra esse: il riconoscimento della piena umanità del concepito e della sua qualità di soggetto (capacità giuridica); la convinzione della laicità della difesa del diritto alla vita dei bambini in viaggio verso la nascita; l’accettazione del principio di gradualità; l’individuazione di metodi alternativi alla sanzione penale per la difesa della vita nascente; una forte e chiara consapevolezza dell’alleanza tra la donna e la vita. La nostra strategia deve concentrarsi sul riconoscimento del concepito come essere umano, uno di noi, e deve trovare alleanza in tutte le donne d’Italia, in primo luogo e le madri. Su questo ultimo punto tornerò più avanti, quando mi soffermerò sul premio europeo Uno di noi.

Dal boom demografico all’inverno demografico: la questione della denatalità
Un momento di serio ripensamento sull’aborto viene dalla forte preoccupazione per il crollo della natalità. Vi è un generale allarme in Italia per la diminuzione di 15.000 nascite nel 2017. Questo dato ci aiuta a leggere il numero dell’aborto in Italia che solo apparentemente è in diminuzione rispetto al passato. Infatti, il calo degli aborti “che si vedono”, cioè quelli che risultano da interventi nelle strutture sanitarie, sia per via chirurgica che farmacologica, è proporzionale anche al calo delle nascite; nel 2017 le confezioni vendute di “contraccezione post-coitale” (più di mezzo milione) superano i nati dello stesso anno (meno di mezzo milione).
Fino a pochi anni fa la preoccupazione sembrava essere l’aumento della popolazione non sostenibile con le risorse della terra. Oggi, almeno in Europa, è diffusa una preoccupazione opposta, quella della denatalità.
Si afferma che se i Paesi dell’occidente diminuiranno la loro forza numerica perderanno la loro identità, perché i poveri del terzo mondo – soprattutto attraverso le migrazioni – ne cambieranno l’aspetto e l’anima. Si ragiona poi in termini economici: se diminuiscono i lavoratori dalle cui retribuzioni vengono prelevati i fondi per mantenere le persone anziane, come sarà possibile mantenere un livello adeguato di pensionamento specialmente considerando che è in corso un rapido invecchiamento della popolazione per effetto dei progressi della medicina? Si suggeriscono rimedi finanziari e sussidi di vario genere per incentivare la nascita dei figli.
È contraddittorio che in tutto questo non si senta parlare dell’aborto.
Nel 2017 i Centri di aiuto alla vita hanno aiutato a nascere 8.540 bambini. È ragionevole immaginare che, se i Centri di aiuto alla vita fossero stati fatti conoscere di più e se lo Stato e gli enti locali li avessero aiutati anziché censurarli e contrastarli, il numero di vite salvate si sarebbe triplicato e non vi sarebbe stata la diminuzione di 15.000 nascite. Il discorso investe, ancora una volta, i consultori familiari trasformati nella maggioranza dei casi in strumenti di accompagnamento verso l’aborto. Se ad essi venisse restituita la funzione originaria di essere luoghi di aiuto alla donna affinché porti a termine la gravidanza superando le difficoltà, prevedibilmente non ci sarebbe stato il crollo delle nascite.
Il tema dell’aborto deve dunque entrare nelle discussioni sul crollo demografico, perché se oggi ci fossero sei milioni di figli in più, non esisterebbe la paura del crollo delle nascite. Sappiamo che non è facile sconfiggere totalmente il dramma dell’aborto, ma se soltanto la metà dei bambini abortiti fosse stata salvata la situazione sarebbe diversa. Sembra, dunque, giunto il momento di un serio ripensamento sull’aborto, quanto meno sostenendo il volontariato impegnato ad aiutare le donne che subiscono una spinta all’aborto dall’ambiente in cui vivono ed anche da difficoltà di vario genere. In questa prospettiva i Centri di aiuto alla vita potrebbero essere inseriti nella strategia dello Stato e delle istituzioni locali.
Soprattutto è necessario riflettere sul valore del figlio. Il MpV esiste per questo.

Le c.d. “pillole post-coitali”
Non è estraneo a questo percorso di riflessione l’enorme numero di figli appena concepiti a cui è stata tolta la vita mediante la c.d. “contraccezione di emergenza” la quale – come ormai è accertato da molti studi – se il concepimento è avvenuto, impedisce al concepito di trovare accoglienza nell’utero materno e quindi ne viene provocata la morte.
Il punto decisivo su cui bisogna riflettere viene dalla relazione ministeriale dove, a pag. 7, si afferma che nel calo degli aborti effettuati ai sensi della legge: «molto probabilmente ha inciso anche l’aumento della contraccezione di emergenza Levonogestrel (Norlevo) – pillola del giorno dopo – e Ulipistral acetato (EllaOne) – pillola dei cinque giorni dopo». Secondo la stessa relazione ministeriale (pp. 12 e 13), nel 2017 sono state vendute 224.432 confezioni di EllaOne e 335.649 confezioni di Norlevo, per un totale di 560.081 con un aumento esponenziale nel corso degli ultimi anni. Il MpV ha sempre seguito con attenzione fornito un’ampia informazione sugli effetti abortivi della contraccezione d’emergenza nell’XI rapporto sulla legge 194 del gennaio 2018.
È davvero necessaria una profonda opera culturale.
Il risultato di questa situazione è che ai CAV arrivano meno donne rispetto a prima, spesso sono straniere e marginalizzate, gli interventi che vengono richiesti sono di sostegno economico e materiale a una vita che diventa complicata con un bambino piccolo. Di fronte a questa nuova situazione ci sono chiesti innanzitutto più interventi educativi e informativi, non solo chiarendo cosa significa la cosiddetta “contraccezione di emergenza”, ma in generale su un modo diverso e responsabile di vivere l’affettività. Dovremmo riuscire a essere propositivi con progetti per le scuole.

L’obiezione di coscienza
Un altro tema che ci ha chiamati e continua a chiamarci in causa perché attiene strettamente alla nostra missione è quello dell’obiezione di coscienza, continuamente sotto attacco con campagne basate su informazioni false e tendenziose. Si tratta di un attacco irrazionale, antimoderno e contraddittorio, perché l’obiezione di coscienza si riconnette al principio di libertà di coscienza che è uno dei fondamenti della società liberale, giuridicamente riconosciuto a livello internazionale, garantito dalla Costituzione italiana e confermato da ripetuti pareri del Comitato Nazionale per la Bioetica. Avversarlo significa contrastare con l’universale apprezzamento dell’obiezione di coscienza in altri campi, come in quello della sperimentazione sugli animali e in quello del servizio militare quando era obbligatorio (in questo caso l’obiezione era ammessa nonostante la Costituzione italiana definisca “sacro” il dovere del cittadino di difendere la patria). Non è difficile scoprire la ragione di tale avversione: l’obiezione di coscienza testimonia che la scienza riconosce nel concepito un essere umano e ciò è insopportabile per la “congiura contro la vita” che trasforma la pretesa di affermare il “diritto di aborto” in pretesa di togliere il diritto costituzionale alla libertà di pensiero. Il MpV ha sempre difeso gli obiettori e deve continuare a farlo. Ci vengono incontro i dati delle relazioni al parlamento sull’applicazione della legge 194, che dimostrano che l’elevato numero di obiettori non disturba il “servizio di IVG”. È sufficiente il seguente passaggio della relazione ministeriale (2017) sull’applicazione della legge 194:
«I dati suggeriscono che il numero dei non obiettori risulta superiore a quello necessario a rispondere adeguatamente alle richieste di IVG, e quindi una parte dei non obiettori viene assegnata ad altri servizi … non sembra essere il numero di obiettori di per sé a determinare eventuali criticità nell’accesso all’IVG, ma probabilmente il modo in cui le strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della legge 194/78».

La legge 40 del 2004 sulla “procreazione medicalmente assistita”
Un altro tema che ci ha visti sul fronte è quello della c.d. “PMA”.
Il Movimento per la Vita Italiano da anni elabora dei documenti rivolti ai Parlamentari che contengono anche suggerimenti per correggere, integrare e migliorare l’attuazione della legge 40/2004 sulla “procreazione medicalmente assistita”. La funzione di questi documenti è soprattutto quella di tenere sveglia l’attenzione della società riguardo al secondo fine della legge che è quello di “assicurare i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. A riguardo invito a leggere il X rapporto al Parlamento sulla legge 40 e presentato alla stampa nella conferenza tenutasi a Montecitorio il 16 ottobre scorso. Purtroppo una volta sdoganata l’eterologa, le frontiere immediate per chi vuole smontare completamente la legge 40, sono due, con una terza all’orizzonte: la prima è il tentativo di inserire la compravendita di gameti, soprattutto ovociti (già adesso c’è un import impressionante di gameti, teoricamente gratuiti) e la seconda è abolire il divieto di distruzione di embrioni a scopo di ricerca scientifica. La terza, all’orizzonte, è l’accesso della Pma alle coppie dello stesso sesso, conseguenza dell’introduzione della legge sulle unioni civili. Anche su questo, però, non dobbiamo arrenderci, cercando di valorizzare al massimo tutti gli elementi che sono a disposizione per contrastare questa deriva. L’irrobustimento culturale torna ad essere di fondamentale importanza. Per esempio, dobbiamo sapere che – accanto ad altri autorevoli documenti giuridici – ci sono due sentenze costituzionali, la n. 229 del 2015 e la n. 84 del 2016 che hanno mantenuto il divieto generale di distruggere gli embrioni generati artificialmente anche se risultati affetti da anomalie genetiche ed anche qualora se ne volesse fare uso a fini di ricerca scientifica perché gli embrioni umani “non sono cose”, «quale che sia il più o meno ampio grado di riconoscibile soggettività correlata alla genesi della vita, l’embrione non è certamente riducibile a mero materiale biologico. La lesione alla tutela dell’embrione (ancorché) malato, che deriverebbe dalla sua soppressione tamquam res, non trova giustificazione, in termini di contrappeso, nella tutela di un altro interesse antagonista». Così si legge nella motivazione della sentenza 84/2016, che riprende esattamente le parole della precedente decisione 229/2015, nella quale – a ulteriore chiarimento – è scritto anche che «la malformazione non ne giustifica un trattamento deteriore rispetto a quella degli embrioni sani creati in numero superiore a quello necessario ad unico contemporaneo impianto».

Il riconoscimento della capacità giuridica del concepito
Il punto di partenza per affrontare questo scenario culturale è il riconoscimento del concepito come essere umano, come uno di noi, in conformità alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di cui abbiamo celebrato a dicembre il 70° anniversario. La sfida presenta dei rischi, perché fino ad ora la società abortista non ha rivolto lo sguardo verso il concepito e nessun atto solenne ne nega la qualità di essere umano. Vi è il rischio di formali pronunce che riducono il concepito a una cosa. Bisogna, dunque, che l’unico argomento per affermare il diritto alla vita dei bambini non ancora nati sia la loro identità umana e che gli argomenti in quella direzione siano razionali e convincenti. Inoltre, la diffusione di questa verità salva, comunque, un rilevante numero di vite umane, perché risveglia l’innato spirito di maternità e il coraggio delle donne.
Comunque, il minimo che si può fare per difendere la vita nascente è riconoscere il concepito come un essere umano e conseguentemente introdurlo come soggetto nell’ordinamento giuridico. Il modo con cui il diritto riconosce la qualità di soggetto all’individuo umano è l’affermazione della sua capacità giuridica. Essa è l’attitudine ad essere titolari di diritti: basta anche solo l’attualità di un diritto per affermare la capacità giuridica. L’art. 1 del nostro codice civile dichiara che la capacità giuridica si acquista al momento della nascita. Bisogna dunque cambiarlo stabilendo che la capacità giuridica si acquista dal momento del concepimento. Una tale modifica potrebbe salvare molte vite umane, effetto tanto più apprezzabile in un momento in cui è condivisa da tutti la preoccupazione per il crollo delle nascite.
In questo senso era già stata presentata dal Movimento per la Vita nel 1995 una proposta di legge di iniziativa popolare firmata da 197.277 cittadini italiani che l’avevano sottoscritta dinanzi a un pubblico ufficiale e appoggiata da oltre 1.400.000 persone che avevano firmato una petizione per esprimere il loro consenso e rafforzare l’autorevolezza della proposta di legge di iniziativa popolare. La discussione parlamentare non è mai avvenuta ma successivamente ben 7 proposte di legge di iniziativa parlamentare sono state presentate. Si deve aggiungere un’ottava proposta elaborata dalla Regione Veneto. L’effetto di tali iniziative è l’art. 1 della legge 40 del 2004 sulla c.d. “procreazione medicalmente assistita” dove è scritto l’impegno nell’ambito della PMA ad assicurare i diritti di tutti i soggetti coinvolti compreso il concepito. Certamente la riforma dell’art. 1 cc avrebbe un significato più generale. In questa prospettiva, mio padre ed io, abbiamo scritto il libretto intitolato “La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la capacità giuridica del concepito”.

Quali conseguenze e prospettive?
La prima conseguenza sarebbe la necessità di un sostegno sistematico a organizzazioni di volontariato come i Centri di Aiuto alla Vita e come Progetto Gemma, servizio collegato ai Centri di Aiuto alla Vita, che in quaranta anni hanno aiutato a nascere oltre 200.000 bambini non contro le madri, ma insieme alle madri.
La seconda necessaria conseguenza è la riforma dei consultori familiari la cui funzione non può essere quella di accompagnare le donne verso l’aborto, ma – al contrario -, ad imitazione dei Centri di Aiuto alla Vita, esclusivamente quella di aiutare le donne a concludere la gravidanza. Il Movimento per la Vita ha già preparato proprio su questo punto una proposta di legge che toglie i consultori dall’iter verso l’aborto e che attribuisce loro esclusivamente la prevenzione dell’aborto nei casi in cui le gravidanze sono già iniziate.
La terza implica che se, nell’ambito della fecondazione in vitro, i genitori abbandonano il figlio concepito in provetta, egli si trova nella condizione di ogni altro figlio abbandonato e dunque adottabile. In questo senso si è espresso il Comitato Nazionale per la Bioetica nel parere del 2005 dedicato al tema dell’adozione per la nascita degli embrioni umani congelati e privi di un progetto parentale. Per essere seria questa proposta deve evitare l’eterologa anche fuori dei casi di abbandono dei concepiti. Il Movimento per la Vita, anche su questo ha già elaborato un testo.
In ogni caso, alla radice degli interventi concreti a difesa della vita vi deve essere il riconoscimento chiaro e fermo del bambino non ancora nato come essere umano a pieno titolo, come uno di noi. È questo ciò che restituisce verità ai diritti dell’uomo e costituisce la prima pietra di un nuovo umanesimo. È vero che “la vita è tutta la vita”, ma è anche vero che lo sguardo sulla parte iniziale della vita – dove l’uomo vive la condizione di massima piccolezza e povertà e dove vasta e pervicace è l’iniquità contro di lui – illumina il valore della vita tutta, in ogni fase e in ogni situazione.

Il dibattito sul “fine vita”
“Dal concepimento alla morte naturale” – cioè non cagionata volontariamente da mano d’uomo – si legge nel nostro statuto. Dunque, non posso non spendere qualche parola anche per il dibattito sul “fine vita”. Il MpV ha sempre avuto attenzione a questo tema perché la mentalità eutanasica è figlia della mentalità abortista e perché è sempre in gioco il valore dell’uomo, il tema dell’uguale dignità umana. Non dimentichiamo che San Giovanni Paolo II ha parlato di «svolta dalle tragiche conseguenze» e di «sorprendente contraddizione» nel campo dei diritti umani con riferimento ai «momenti più emblematici dell’esistenza, quali sono il nascere e il morire». Non vi è dubbio che quello del “fine vita” sia un ambito veramente complesso, sfaccettato e complicato per diversi motivi che non è qui il caso di richiamare. Tuttavia, non possiamo sottrarci al confronto laddove la “cultura dello scarto” avanza e nega il valore dell’uomo la cui esistenza è afflitta dalla malattia o dalla disabilità. Per questo siamo intervenuti con più di un comunicato stampa sul caso del piccolo Alfie Evans e abbiamo presentato un atto di intervento in giudizio davanti alla Corte Costituzionale per quanto riguarda il giudizio di costituzionalità relativo all’art. 580 del codice penale sul suicidio assistito. La questione meriterebbe un approfondimento che non è possibile in questa sede, perciò vi invito a leggere sia l’articolo comparso su Sì alla Vita cartaceo di ottobre (la cui copertina richiama proprio il tema del suicido assistito), sia l’articolo di Eugenia Roccella in corso di stampa sul numero di Si alla vita cartaceo di marzo-aprile. Tra l’altro, mi permetto di suggerire la lettura dell’ultimo libro di Eugenia Roccella, Eluana non deve morire. La politica e il caso Englaro, Rubbettino.
Su questo tema abbiamo trovato un punto di riferimento nel Centro Studi Livatino, anch’esso costituitosi davanti alla Corte Costituzionale, e su questa specifica vicenda il MpV ha partecipato attivamente al “tavolo di lavoro e coordinamento” promosso dalla CEI, dove è stata avviata una riflessione sul tema dell’eutanasia.
La Corte costituzionale il prossimo 24 settembre, se non interverrà il Parlamento dove già sono presentati disegni e proposte di legge sull’eutanasia, molto probabilmente depenalizzerà l’aiuto al suicidio. Certamente una nuova deriva che si profila e una nuova sfida per il diritto alle cure, alla palliazione, alla presa in carico, a custodire in noi lo sguardo che riconosce la dignità dell’altro. Come ha scritto Giuseppe Anzani su Avvenire del 21 febbraio scorso: «Da noi, il “caso-limite” non diventi grimaldello per una frana etica. Un male, a volte, si può anche decidere di non punirlo, e resta pur male. Chiamarlo bene e farne regola, è una sventura che si paga cara. Il diritto che asseconda le ragioni suicide non è l’orizzonte dei valori umani: l’aiuto alla morte lo avvia piuttosto a distruzione». È evidente l’urgenza e la necessità di un nostro impegno innanzitutto culturale, pubblico, su questo fronte.

IL MPV STRUMENTO DI UNITÀ E DI DIALOGO
Come sottolineato in apertura, nel DNA del MpV è iscritta oltre che la vocazione per un impegno civile, anche la vocazione ad essere strumento di unità. La grandezza della vita umana e delle relative questioni emergenti, esige che il MpV non sia un’associazione chiusa in se stessa, distinta e separata da altri gruppi, ma una realtà aggregante capace di risvegliare la sensibilità di molti. L’immagine spesso utilizzata è quella del lievito che fermenta e muove la massa. La forza aggregante nel Movimento per la vita è essenzialmente il solo ideale comune. Non siamo titolari di un monopolio nella difesa della vita, ma vogliamo essere energia unificatrice. Per questo è essenziale un rapporto con tutte le associazioni ed i movimenti di ispirazione cristiana come presagio di una unità più grande che coinvolga tutti gli uomini di buona volontà. Con questo spirito il MpV partecipa al tavolo di lavoro e coordinamento della CEI, è membro del Forum socio-sanitario di cui è anche socio fondatore, del Coordinamento delle associazioni per la comunicazione, della Consulta nazionale di pastorale familiare, della Consulta nazionale di pastorale della salute, del Forum delle Associazioni familiari. In qualità di membro partecipa agli incontri e alle iniziative di questi organismi offrendo il proprio contributo.
In un certo senso si può dire che il Movimento per la vita è senza confini, perché vuole costruire e tessere rapporti e alleanze con tutti. La logica del dialogo, dei ponti da costruire, appartiene alla nostra storia e caratterizza la nostra identità; in questa prospettiva sono state scritte le lettere pubbliche a Virginia Raggi, a Carla Padovani e, insieme a lei, a Maurizio Martina.

Il Manifesto sul diritto alla vita nel 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
In questa prospettiva e con questo spirito, alla vigilia dei 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – ponte per il dialogo con tutti gli uomini riguardo alla dignità di tutti gli esseri umani – abbiamo promosso, in collaborazione con Avvenire, il “Manifesto sul diritto alla vita del concepito nel 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Questo “Manifesto” costituisce un’invocazione per i diritti di tutti gli uomini, in particolare per i diritti dei più piccoli e più poveri: i figli concepiti e non ancora nati. Sostenuto inizialmente da 43 associazioni e movimenti di ispirazione cattolica, il “Manifesto” è stato pubblicato con le prime adesioni su Avvenire del 9 dicembre 2018 e progressivamente ha raccolto un numero sempre più grande di sottoscrizioni. Ad oggi si contano 57 sigle di diverse realtà associative e numerose adesioni di singoli che hanno aderito attraverso la mail dedicata: dirittiumani.vita@gmail.com
Lo spirito di unità e di dialogo ha animato poi anche altre attività, iniziative, partecipazioni.

I Comunicati stampa con altre associazioni
Abbiamo promosso due comunicati a cui hanno partecipato rispettivamente 17 e 10 associazioni. Il primo era di ringraziamento al Santo padre per le parole chiare e forti a favore dei bambini non nati pronunciate in occasione della catechesi sul V comandamento; il secondo sull’obiezione di coscienza, sempre in relazione alle parole del Santo Padre pronunciate in occasione della marcia pro-life di Parigi.

La Collaborazione con Scienza e Vita
Il MpV ha partecipato al tavolo di lavoro promosso da Scienza e Vita sull’accanimento terapeutico e, soprattutto, ha avviato una collaborazione per quanto riguarda l’iniziativa “Quando la bioetica va sul set Scienza & Vita e Movimento per la Vita ti invitano al cinema”. Il dossier-guida di questa iniziativa è stato curato da Beatrice Rosati, Claudio Larocca, Angela Maria Cosentino con la collaborazione scientifica del Master in International Screenwriting and Production dell’Università Cattolica di Milano. L’idea è quella di promuovere e favorire – attraverso la visione preceduta e seguita non solo da note tecniche e schede di lettura, ma anche e soprattutto da stimoli per una fruttuosa riflessione – approfondimenti che sappiano recuperare sempre, in qualunque situazione, attraverso il metodo della conversazione, del dialogo e del confronto, il valore dell’essere umano dal concepimento alla morte naturale, della sua unicità, della sua preziosità. Al momento, questa proposta è rivolta – come esperienza pilota – alle sedi del MpV e di SeV di Firenze, Genova e Fano perché in queste sedi i rapporti di collaborazione tra MpV e SeV sono collaudati e stretti. Se queste prime esperienze saranno positive, la proposta verrà rivolta ad un parterre più esteso.
Restando nell’ambito dei rapporti con SeV, ricordo che il prossimo 3 aprile parteciperemo a Roma ad un seminario intitolato “La libertà è inviolabile. Anche quella di coscienza”.
Altri momenti che ci hanno visto collaborare con altre realtà sono stati La  Giornata mondiale del volontariato (5 dicembre); il Convegno per i 30 anni di Telefono rosso (14 dicembre 2018), il raduno Rinnovamento nello Spirito Santo della Regione Toscana (Livorno, 30 settembre 2018).
I prossimi appuntamenti riguardano: il Congresso nazionale di Pastorale della salute (Caserta, 13-16 maggio 2019) dal tema generale “Feriti dal dolore, toccati dalla grazia. La pastorale della salute che genera il bene”. Ringrazio Paola Mancini che si sta occupando di realizzare la sessione dei lavori affidata al MpV; il meeting di Rimini (18-24 agosto 2019) dal titolo “Nacque il tuo nome da ciò che fissavi” per la quale ringrazio Pino Morandini, Rita Volponi e Anna Albini; il Raduno nazionale del RnS (42ma convocazione, Fiera di Rimini, 5 – 7 aprile 2019).
Importante, come già segnalato, è la nostra partecipazione agli incontri mensili del “Tavolo di coordinamento” della Conferenza Episcopale Italiana. Al momento, per motivi contingenti, i temi affrontati sono quelli del “fine vita”, ma il “tavolo” ha un respiro più ampio perché vuole promuovere in maniera continuativa un confronto e una riflessione comune sulle questioni che interpellano la società e la Chiesa.
In questa panoramica va ricordata anche la collaborazione con la Fondazione “Il cuore in una goccia” che ha l’obiettivo di dare risposte scientificamente rigorose, ma anche profondamente umane, per condividere quel cammino esistenziale prenatale che, inizialmente fonte di gioia, si trasforma, nei casi di diagnosi prenatale infausta, in un tracciato pieno di preoccupazione e di angoscia. Il CAV di Melfi e quello di Sant’Arcangelo sono formalmente collegati alla Fondazione e prossimamente si aprirà uno sportello a Roma in collaborazione con il CAV Roma Talenti e uno a Vigevano. C’è poi una collaborazione informale consistente in richieste di consulenze e chiarimenti che arrivano alla Fondazione da operatori dei nostri CAV, da varie parti d’Italia, e attività di supporto reciproco nell’organizzazione di convegni e attività di divulgazione.

La marcia di Assisi
Un prossimo evento che mi preme ricordare è la prima edizione della Marcia di Assisi promossa dal CAV di Assisi “Francesco e Chiara” in collaborazione con la diocesi. La marcia si svolgerà il 27 aprile. Nella cartellina troverete l’invito e il programma. Si tratta di una marcia notturna che ha un nome“La luce per la vita”. La marcia partirà da Assisi luogo dove nacquero S. Francesco e S. Chiara e si concluderà a Santa Maria degli Angeli, di fronte alla Porziuncola ed alla Cappella del Transito, luogo dove S. Francesco ha accolto la morte cantando ed ha lasciato al mondo la Casa della Misericordia. Ogni tappa della marcia sarà accompagnata da una testimonianza. Una marcia che, nel silenzio della notte vuole ascoltare, il grido di tutti i “piccoli” del mondo a partire dagli oltre 6 milioni di bambini cui è stato impedito di nascere, per chiedere perdono e ricevere luce e forza per essere autentici testimoni e apostoli della vita. Invito chi può a partecipare e a far partecipare a questa marcia come segno di condivisione e unità. Non dimentichiamo che Assisi è la città della pace e che la pace e la vita camminano insieme, come ci ha insegnato Santa Teresa di Calcutta.

IL MPV E LA RETE INTERNAZIONALE
Il tema dell’unità e del dialogo si estende anche alla dimensione internazionale.
È noto che la pressione per diffondere in tutto il mondo la cultura abortista, quella che San Giovanni Paolo II chiamava “congiura contro la vita” si avvale di organizzazioni internazionali di primaria importanza («siamo in realtà di fronte a una oggettiva «congiura contro la vita» che vede implicate anche Istituzioni internazionali, impegnate a incoraggiare e programmare vere e proprie campagne per diffondere la contraccezione, la sterilizzazione e l’aborto») come la Commissione dei diritti dell’uomo e l’OMS. Alcuni Stati erogano contributi economici ai Paesi del terzo mondo e li subordinano alla propaganda per l’aborto legalizzato e la contraccezione. Ci sono poi organismi il cui statuto prevede scopi umanitari come L’UNICEF, Amnesty International che si uniscono alla congiura contro la vita. Ci sono poi associazioni private fortemente finanziate che in tutto il mondo propagandano l’aborto. Si tratta dell’IPPF e della struttura Marie Stopes sostenute oltre che da qualche Stato anche dalla Fondazione Rockfeller e dal plurimiliardario Soros.
È doveroso perciò un collegamento del MpV con altre organizzazioni prolife internazionali per resistere contro la congiura e per tentare di influire sulle organizzazioni internazionali.
Viene qui a proposito il nostro impegno sia nella federazione europea One of us, sia in Heartbeat International.

IL MPV E LA FEDERAZIONE EUROPEA ONE OF US
L’attività della Federazione europea One of us è stata intensa. Costituita il 4 settembre 2014, dopo l’esperienza dell’iniziativa dei cittadini europei, ha sede a Bruxelles ed è presieduta da Jaime Mayor Oreja e coordinata da Ana Del Pino. In base agli artt. 3 e 4 Statuto, si occupa di sviluppare una “Cultura per la Vita in Europa, attraverso la promozione e il supporto di attività che riguardano la difesa della vita umana, particolarmente durante gli stadi più vulnerabili dello sviluppo (…). La Federazione può intraprendere da sola, o in collaborazione con altri, tutte le attività direttamente o indirettamente collegate alle finalità descritte”. Le associazioni che ad oggi fanno parte della Federazione sono 48 (Belgio, Bulgaria, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Regno Unito, Repubblica Ceca); di queste 4, ammesse nel corso del 2018. Per l’Italia, oltre al MPV, socio fondatore, ci sono Difendere la Vita con Maria, Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI), Associazione Papa Giovanni XXIII. Ringrazio Elisabetta Pittino che segue da vicino gli incontri e le iniziative della federazione One of us, tenendoci costantemente informati e cercando sempre il dialogo e il confronto con me e con il Segretario generale.
L’attività per l’anno 2018 si è concentrata particolarmente sulla ideazione e realizzazione della Piattaforma Culturale Europea, preparata a Valencia in un seminario del 26 maggio 2018 scorso e lanciata il 23 febbraio scorso a Parigi in occasione del III Forum Europeo Il Futuro della cultura europea e il risveglio delle intelligenze. La Piattaforma intende riunire alcuni intellettuali da tutta Europa per formare un “gruppo di esperti che dibatta sul futuro dell’Europa. Durante il forum è stato lanciato il Manifesto Per un’Europa fedele alla dignità dell’uomo. Come Movimento per la vita hanno partecipato Domenico Coviello, Assuntina Morresi, Giuseppe Grande. Un momento significativo all’interno di questo III forum è stato l’assegnazione del Premio europeo Uno di noi. L’intenzione iniziale era consegnarlo a Carlo Casini che però ha rifiutato suggerendo che il premio venisse destinato alle “mamme d’Europa” e così è stato. Ecco alcuni passaggi delle motivazioni: «Abbiamo bisogno che le numerose madri d’Europa proclamino unitariamente e a gran voce che ogni loro figlio fin dal concepimento è “uno di noi”. Il rifiuto dello sguardo verso il figlio non ancora nato è imposto da piccoli gruppi femministi che pretendono di parlare in rappresentanza di tutte le donne, ma le madri europee sono più numerose e garantiscono il persistere degli Stati e il futuro della storia …. La grande maggioranza delle donne sono madri o desiderano diventarlo … Evidentemente la grande maggioranza delle donne riconosce il concepito come “uno di noi”. Inoltre, la gravidanza può essere interpretata come un abbraccio intimo e continuo per molti mesi. Essa è il sigillo d’amore posto sull’inizio della vita umana che conserva la traccia per tutta la vita del figlio e della mamma. Queste considerazioni pongono la donna su un gradino più alto di quello dell’uomo. Il cammino storico verso l’uguaglianza è stato quasi raggiunto nel cammino sociale e familiare, ma il privilegio femminile aiuta tutta l’umanità a camminare più speditamente verso la pace». Penso che questa riflessione debba essere ripresa e sviluppata. Il Premio è stato quindi simbolicamente consegnato a Mariella Paccagnella, mamma di Gioele, che ha fatto la sua testimonianza «anche a nome del Cav di Campodarsego in provincia di Padova che mi ha aiutata e di cui ora faccio parte che davvero ogni figlio fin dal concepimento è “uno di noi” e non un grumo di cellule; con la gravidanza si crea una relazione intima e bellissima tra madre e figlio e nessuna donna per nessun motivo dovrebbe essere mai costretta a rinunciare al proprio bambino».
Un momento centrale è stato l’incontro del comitato esecutivo con Il Santo Padre nell’udienza particolare del 18 maggio 2018. Papa Francesco ha usato parole forti per condannare l’aborto. Tra le idee per il prossimo futuro c’è la realizzazione del “progetto comunicazione”. Il prossimo incontro è immediato perché il 19 marzo si svolgeranno la Week for Life su “Ethics and human dignity in Politics” e l’Assemblea Generale di One of us.

IL MPV E HEARTBEAT INTERNATIONAL
È proseguita e si è rafforzata nell’ultimo anno la collaborazione con Heartbeat International, rete internazionale di Centri di Aiuto alla Vita e case di accoglienza con la quale il MPV Italiano collabora da ormai molti anni. Jor-El Godsay presidente di HBI ha personalmente partecipato al Seminario Quarenghi; una delegazione di dirigenti e grandi donatori di HBI ha visitato alcuni Centri di Aiuto alla Vita in Puglia e in Sicilia. Inoltre saremo presenti con una delegazione composta dal Segretario generale Giuseppe Grande e da Andrea Tosato, della commissione internazionale del MPV, al prossimo convegno di HBI che si svolgerà a Dallas dal 24 al 26 aprile. Per la prima volta peraltro nel programma del Congresso è stato inserito un relatore non americano ed è Giuseppe Grande, che interverrà con una relazione dal titolo “Curare l’infertilità: una prospettiva pro-life”.
Dal lavoro della commissione internazionale nel precedente triennio è nata l’idea, peraltro sviluppata anche grazie al sostegno economico di Heartbeat International, del corso di alta formazione per operatori CAV, che si è svolto a Verona ad agosto scorso e che ha visto la partecipazione di circa 50 volontari CAV, in un clima di condivisione, formazione e crescita, di famiglia. Peggy Hartshorn, già presidente e fondatrice di Heartbeat, ha aperto il corso con una lezione in video- conferenza sul tema: “Amare la mamma insieme al suo bambino: il nostro stile in tutto il mondo”. La prossima edizione del corso si svolgerà a Folgaria (TN) dal 25 agosto al 1 settembre. Trovate il programma in cartellina.
Oltre al Corso di Verona Heartbeat International ha sostenuto nell’anno in corso anche il Premio Internazionale per Studenti e il Convegno CAV.
A conclusione di questa parte voglio anche ricordare l’apertura di un CAV in Nepal, grazie ad Antonella Diegoli, e la nostra partecipazione a tre congressi in Polonia sul tema della vita e della famiglia (ottobre 2018).
Chi fosse interessato ad una panoramica generale circa il ruolo del MpV sul piano internazionale, può leggere il paragrafo “Rapporti internazionali” contenuto nel libro 40 anni per il futuro (pp. 33-37).

IL MPV E I GIOVANI
Concorso europeo Premio internazionale Alessio Solinas
Si è conclusa la XXXI edizione, 2017- 2018 del concorso dedicato agli studenti delle scuole superiori dal titolo Vita: diritto di tutti o privilegio di pochi? Hanno partecipato 17 Federazioni Regionali, per un totale di più di 3210 elaborati. Tra tutte, spicca per numero di partecipanti la Federazione dell’Abruzzo, che conta su una solida e vasta rete di contatti costruita negli anni, tra i centri e Mpv locali con presidi e professori di scuole superiori di ogni tipologia. Purtroppo alcune regioni non hanno partecipato (Lombardia, Liguria), mentre altre hanno partecipato con 1 solo elaborato (Puglia, Basilicata, Trentino Alto- Adige, Emilia Romagna). La maggioranza delle regioni ha rispettato le scadenze prefissate e inviato i dati richiesti con una completezza soddisfacente. La precisione della raccolta dei dati corrisponde ad un prezioso strumento con cui le Federazioni e i gruppi giovani regionali possono mantenere i contatti con gli studenti, per le iniziative locali e nazionali. Il viaggio-premio a Strasburgo si è svolto dal 10 al 13 dicembre 2018; hanno preso parte al viaggio 70 ragazzi appartenenti a 13 Federazioni Regionali. Nella città francese i momenti centrali sono stati la simulazione di seduta europarlamentare svoltasi in un edificio della diocesi della città, e la visita al Parlamento Europeo patrocinata dall’Onorevole Lorenzo Cesa. Molte Federazioni (quasi una decina) hanno premiato altri lavori meritevoli, rimasti esclusi dal premio nazionale, con la partecipazione al Life Happening estivo V. Quarenghi, riportando l’entusiasmo e la soddisfazione al ritorno dei giovani partecipanti
Le ringraziamo di cuore: investire sui giovani è sempre una scelta coraggiosa e mai scontata, ma di certo opportuna per costruire il futuro del Movimento.
Per quanto riguarda il Concorso dedicato agli studenti universitari: hanno partecipato 20 studenti, provenienti da 10 regioni diverse. Gli elaborati pervenuti hanno dato sfoggio della loro grande creatività: non solo testi e saggi, ma anche poesie, disegni, filmati e canzoni.
Il primo classificato è un ragazzo abruzzese, che parteciperà alla 48° Annual Pregnancy Help Conference, dal titolo “Deep in the Heart” a Dallas (Texas), dal 21 al 25 aprile 2019. Coloro che occupavano dal secondo al decimo posto della classifica finale hanno vinto la partecipazione al Seminario Quarenghi 2018.
Nel corso del 2018, nel mese di aprile, i due vincitori dell’edizione precedente (“C’è vita in Europa: sulle orme del nostro futuro”) hanno partecipato alla 47° Conferenza annuale di Heartbeat International ad Anaheim. Dopo questa esperienza, entrambi hanno iniziato, in un caso, proseguito, nell’altro, il loro volontariato prolife, con grande slancio e motivazione. Quest’anno (XXXIII edizione; 2018-2019) il tema del concorso è “Avrò cura di te. Il modello della maternità”.
La scadenza del Premio per le scuole superiori è il 31 Marzo; la lista con i nominativi dei partecipanti e i pochi dati richiesti dovrà essere inviata a info@concorsoeuropeo.org oppure fatta pervenire in ufficio entro e non oltre venerdì 19 aprile. In questo modo, la comunicazione dei vincitori che spettano a ciascuna regione arriverà entro il 30 aprile. Pertanto, si suggerisce di fissare le premiazioni regionali a partire dalla metà del mese di maggio. Per questa edizione i dossier sono stati stampati e inviati in cartaceo alle regioni che ne hanno fatto richiesta (alcune con grande ritardo). Il viaggio premio a Strasburgo si svolgerà, indicativamente, dal 25 al 28 novembre 2019. Invitiamo le Federazioni regionali a prevedere premi secondari per i lavori ugualmente meritevoli, come la partecipazione ai seminari Quarenghi o ad altre esperienze organizzate indipendentemente, oppure ancora con altri piccoli riconoscimenti affinché il momento della premiazione diventi un’occasione per far conoscere il Movimento per la Vita, i Cav e i nostri temi più cari.
Per il Concorso dedicato agli studenti universitari: La scadenza del Premio per gli studenti universitari è fissata per il 30 aprile 2019, pertanto è ancora possibile partecipare inviando gli elaborati a info@concorsoeuropeo.org.
Anche quest’anno il primo classificato parteciperà alla Conferenza annuale di Heartbeat International (la destinazione si conoscerà alla fine del prossimo mese), mentre altri elaborati meritevoli parteciperanno all’edizione 2019 del Quarenghi estivo.
È in via di definizione il titolo della XXXIII Edizione 2019/2020. Il tema centrale sarà la paternità, declinata attraverso diversi spunti e interrogativi che offriranno ai partecipanti la possibilità di affrontare l’argomento attraverso più punti di vista, scegliendo quello a loro più congeniale. Il dossier per l’a.s. 2019/2020 sarà online su www.prolife.it per la fine del mese di maggio 2019. Per le regioni che lo vorranno, già nel mese di giugno sarà possibile avere le copie cartacee attraverso la richiesta da parte del referente regionale.
Vi saranno due dossier differenziati, uno per gli studenti delle scuole superiori, un altro per gli studenti universitari. Il primo sarà online e verrà stampato, il secondo sarà solo scaricabile. Salvo imprevisti, i premi rimangono i medesimi degli anni precedenti.
Desidero ringraziare Irene Pivetta per la passione, la pazienza e la professionalità con cui ha seguito dal punto di vista organizzativo e non solo questi concorsi. Meritano sentita gratitudine le Federazioni e i volontari che da tanti anni riconoscono nel concorso scolastico una vitale occasione di riflessione e formazione per tanti ragazzi; grazie dell’immenso lavoro che svolgete per creare reti di fiducia con gli istituti scolastici e per sincronizzare ciascun passaggio tra il nazionale, i centri e il territorio. Un grande grazie a quanti, in questi anni, hanno portato il loro prezioso contributo per il dossier e un grazie speciale a Giovanni Buoso, il genio creativo della grafica sempre più apprezzata. Un grazie a Linda che dall’ufficio sbriga con pazienza le questioni relative al concorso e agli accompagnatori dei viaggi a Strasburgo. Infine, un grazie all’Equipe Giovani, sempre alla ricerca di un tema che possa conquistare la curiosità dei giovani e avvicinarli alla missione del volontariato pro-life.

Attività giovani ed equipe nazionale giovani MpV 2018/2019
L’attività dell’equipe nazionale giovani MpV per i giovani è stata vasta e intensa. Mi è stato fornito un dettagliato documento che mi ha colpita per la precisione e la quantità di attività svolte e di temi trattati per la formazione dei giovani. Cominciamo con i “Quarenghi”. Il Quarenghi primaverile 2018 dal titolo “Vita che spera. Speranza che vive!”, si è svolto a Padova dal 27-29 aprile 2018. 60 partecipanti totali (40 partecipanti pernottanti e più di 20 di partecipanti pendolari veneti), provenienti da 13 regioni diverse. I temi approfonditi sono stati: anniversario dei 40 anni della legge 194, famiglia e gender, laboratori su l’obiezione di coscienza, il genome editing, l’utero in affitto e l’applicabilità e i limiti dell’autodeterminazione; 10 anni dell’Equipe Nazionale Giovani. Segue il Quarenghi Estivo 2018: “Mo.Vida: Cambia il ritmo!”, svoltosi ad Acquafredda di Maratea, 29 luglio-5 agosto 2018. 140 partecipanti totali, provenienti da 17 regioni. I temi approfonditi in plenaria e nella summer  school di bioetica sono stati davvero molti, dalla vita nascente e le minacce con cui deve fare i conti, fino alla vita nelle sue fasi finali; argomenti considerati da differenti punti di vista: antropologico, sociale, giuridico, medico e scientifico; preziosa testimonianza delle tante attività del MpV. Interessante sapere che in occasione delle Riunioni d’Equipe che si sono svolte in diversi luoghi (Padova, Tolentino, Maratea, Roma, Modena) e in altre occasioni, i membri d’Equipe, in gruppo o talvolta singolarmente, hanno visitato le federazioni. Al momento, compreso il precedente triennio, sono state visitate 15 federazioni. Molti membri d’Equipe prestano servizio come volontari nei Cav delle città dove risiedono o nei MpV locali a cui appartengono. Tra le molte attività ricordo il rinnovamento della veste grafica del sito www.prolife.it e ampliamento dei suoi contenuti; la promozione nelle scuole del Premio Internazionale A. Solinas; il IX corso di bioetica per ragazzi “Direzione Felicità”, organizzato dal Movimento per la Vita di Treia-Appignano in 3 appuntamenti (Marche). Nell’ultimo, svoltosi il 25 maggio 2018, l’Equipe Nazionale Giovani ha portato la sua testimonianza nella serata intitolata “Giovani a servizio della vita”; l’incontro sulla storia della legge 194, in occasione del suo 40° anniversario, organizzato dal Movit Sapienza a Roma; l’organizzazione di incontri e occasioni di formazione a livello di gruppi regionali.
I prossimi appuntamenti sono il Quarenghi Primaverile 2019: “O babbino caro. Padri e madri in cerca di senso”, Lucca, 5-7 aprile 2019. Le iscrizioni sono aperte fino al 22 marzo, programma su prolife. it. e il Quarenghi Estivo 2019: (titolo in fase di definizione), Montepaone (CZ), 28 luglio-4 agosto 2019. Le iscrizioni si apriranno nel mese di aprile.
A Irene Pivetta e a Marco Alimenti, tutta la nostra gratitudine per il lavoro svolto come responsabili dell’Equipe fino ad oggi e a Greta Gregoratti e Giuseppe Maria Forni il nostro più caloroso benvenuto come nuovi responsabili nazionali con molti auguri e un grande incoraggiamento. Sono certa che farete un ottimo lavoro. Il Movimento ha fiducia in voi perché come ha detto Papa Francesco ai giovani del Mpv «segno di consolazione» e «risorsa per il Movimento per la Vita, per la Chiesa e per la società», «è bello che dedichiate tempo ed energie per la protezione della vita e il sostegno dei più indifesi. Questo vi rende più forti e come un volano di rinnovamento anche per chi ha più anni di voi».

LA GIORNATA PER LA VITA E L’UDIENZA COL SANTO PADRE
Come ogni anno, la Giornata per la vita è stata una occasione per rinnovare e rafforzare l’impegno dei CAV e dei Movimenti locali nel servizio alla vita nascente. Anche quest’anno la giornata per la vita è stata ricca di iniziative di ogni genere e tutte molto belle. Le realtà locali si sono mobilitate; MpV e CAV sono stati presenti in oltre 350 luoghi d’Italia e con oltre 7.000 volontari. Come MpV nazionale abbiamo realizzato due video su richiesta dell’ufficio comunicazione della CEI, partecipato al Convegno al Seminario Maggiore e alla trasmissione A sua immagine.
I giovani dell’equipe, oltre a partecipare agli eventi organizzati dal CAV e MpV come la vendita delle primule, i concerti per la Vita, la visita in ospedale alle neomamme e altro, coinvolgendo altri giovani, sono stati impegnati in diverse iniziative pubbliche. Ivan La Torraca a Caserta per la promozione del concorso in una conferenza all’Università L. Vanvitelli; Davide Rapinesi e Maria Faillaci a Canicattì per la presentazione del concorso e a Favara per un incontro pubblico diocesano; Irene Pivetta a Cesena per un incontro sul messaggio dei Vescovi. Sicuramente l’evento più rilevante è stato l’incontro con il Santo Padre nell’udienza del 2 febbraio proprio alla vigilia della giornata. Spero che abbiate ricevuto tutti via mail il testo del discorso del Papa. In ogni caso è pubblicato anche sul Sì alla vita. È un testo denso che merita di essere letto e riletto. Sicuramente una infusione di energia e di incoraggiamento per tutti noi. Un’escalation di affermazioni chiare, precise, intense: il nuovo umanesimo a tutti i livelli e in tutte le dimensioni parte dall’accoglienza di coloro che più di tutti sono poveri ed esclusi, al punto da essere «uccisi con l’avallo degli Stati»; «Spegnere volontariamente la vita nel suo sbocciare è, in ogni caso, un tradimento della nostra vocazione, oltre che del patto che lega tra loro le generazioni»; è «drammatica» la «visione, purtroppo diffusa e radicata» che presenta l’aborto «come un diritto umano».
Chiaro e forte, infine, l’«appello rivolto a tutti i politici perché, a prescindere dalle convinzioni di fede di ognuno, pongano come prima pietra del bene comune la difesa della vita di coloro che stanno per nascere». Sono questi solo alcuni passaggi; di altri ho fatto menzione nel corso di questa relazione. Francesco ci ha donato tutta l’energia per ripetere con lui: «Noi non ci rassegniamo mai, ma continuiamo a operare, conoscendo i nostri limiti ma anche la potenza di Dio, che guarda ogni giorno con rinnovato stupore a noi suoi figli e agli sforzi che compiamo per lasciare che il bene germogli».

SÌ ALLA VITA E COMUNICAZIONE
La novità più importante dell’anno riguarda il giornale Sì alla Vita, che ha cambiato comitato di redazione ed è oggi diretto da Andrea Tosini, che ringrazio per il servizio svolto; ha una nuova veste grafica curata da Giovanni Buoso ed è diventato bimestrale. Tutto ciò è stato possibile grazie anche a due operazioni svolte all’inizio del mandato. Da una parte infatti si è proceduto ad inviare a tutti gli abbonati che da tempo non rinnovavano l’abbonamento una lettera di rinnovo, dall’altro a rivedere la lista degli abbonamenti gratuiti, che da anni non era stata aggiornata, riducendone al massimo il numero. Questo ha comportato da un lato un aumento significativo del numero di abbonati (da 956 di marzo a 1902 di febbraio scorso), dall’altro ad una riduzione degli abbonamenti gratuiti (da 600 a 250 circa) e quindi delle copie stampate, che ci ha permesso economicamente di sostenere il passaggio ai 6 numeri all’anno. Esprimo il mio ringraziamento ad Andrea Tosini e al comitato di redazione: Piergiorgio Liverani, Elisabetta Pittino, Rosario Carello, giornalista RAI e firma che impreziosisce con la sua rubrica mensile il nostro giornale, Daniele Nardi e Giuseppe Grande.
La voce che in questi decenni si è levata a tutela del diritto alla vita dei più piccoli e poveri tra gli esseri umani – cioè i bambini in viaggio verso la nascita – e a tutela della serenità delle loro mamme, ha trovato in “Sì alla vita” il testimone fedele e puntuale.
Invito ad abbonarsi e promuovere abbonamenti. Il sogno per anni è stato quello di sostituire alla tessera, come segno di appartenenza, l’adesione al pensiero ed al progetto quali venivano manifestati dal mensile del Movimento “Sì alla vita”. In sostanza l’abbonamento al giornale qualificava l’appartenenza dentro e fuori della struttura giuridica del Movimento per la vita. In tal modo l’amicizia corroborante si è estesa molto largamente in spazi davvero grandi della società. Il Movimento non prevede tesseramenti ufficiali: la sua tessera è l’abbonamento al giornale. Non solo tutti i volontari e le volontarie dovrebbero essere abbonati, ma anche i simpatizzanti, perché Sì alla vita non è solo è il nostro organo ufficiale di collegamento e la voce del nostro Movimento, ma è anche strumento per diffondere la cultura della vita. Anche Sì alla Vita web da gennaio scorso ha cambiato aspetto: ha un contenuto grafico più agile è diventato una newsletter che viene regolarmente inviata a tutti e che contiene approfondimenti, riflessioni, sussidi formativi, informazioni sulle attività locali, ampi spazi di riflessione sulla dimensione internazionale dell’impegno pro-life. Ovviamente, sul sito troverete la rivista e la possibilità di scaricare i singoli articoli in formato pdf.
Un sentito ringraziamento va al comitato di redazione che comprende, oltre che Andrea Tosini, e la sottoscritta, Massimo Magliocchetti, Giovanna Sedda, Simone Tropea.
Sempre per quanto riguarda la comunicazione c’è poi il mensile Noi Famiglia & Vita di Avvenire, che stiamo portando avanti con impegno, sperando di realizzare un prodotto, per quanto di competenza del MPV, in grado di trovare il vostro apprezzamento. Per la stessa cifra corrisposta annualmente, abbiamo ottenuto 11 mezze pagine di pubblicità del MpV su “Avvenire”. La collaborazione con “Avvenire” ci permette di rafforzare il dialogo e le relazioni a favore della vita: l’inserto mensile “Noi Famiglia e Vita” e “È vita” puntualmente presente ogni giovedì, costituiscono un ulteriore salto di qualità e di irrobustimento alla sfida che la moderna comunicazione ci impone: l’annuncio che il più piccolo, inerme, povero, innocente degli uomini è “uno di noi”. Non posso dimenticare la rassegna stampa a cura di Antonietta Oriolo, le pagine facebook del MPV, i siti internet, i comunicati e le conferenze stampa, ai quali collabora Luca Finocchiaro. Ultimo arrivato nella comunicazione del MPV Italiano è il canale Youtube, lanciato in occasione del convegno CAV di Lecce, che raccoglie alcuni video interessanti ed utili alle associazioni locali, ma anche da rilanciare sui social: per esempio, il cortometraggio Crescendo, presentato al convegno CAV e di cui il MPV Italiano, grazie al lavoro della commissione attività internazionale, ha acquisito i diritti per il nostro Paese, e alcuni video di messaggi e testimonianze.

PUBBLICAZIONI
Aggancio al tema della comunicazione e del Sì alla Vita, le pubblicazione di quest’anno: al già ricordato dossier di Giuliano Guzzo, aggiungo in ordine cronologico i seguenti libri “40 anni per il futuro” di Carlo Casini e Marina Casini (edizioni Cantagalli) che raccoglie molte testimonianze di mamme e operatori CAV; Donne in cerca di guai. Avventure di maternità di Gianni Mussini (edizioni Interlinea); Vita e famiglia. Antidoti all’omologazione culturale, di Gian Luigi Gigli (edizioni Paoline); La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la capacità giuridica del concepito di Carlo Casini e Marina Casini Bandini (a cura del MpV).

INIZIATIVA “IN VIAGGIO PER LA VITA”
Tra le iniziative da ricordare c’è sicuramente quella denominata “In viaggio per la vita”, promossa in occasione dei 40 anni della legge 194 per rilanciare in maniera originale e propositiva una “campagna” per la vita in tutta Italia. Si è trattato di un vero e proprio viaggio nel nostro “Bel Paese” utilizzando il nostro camper per veicolare stimoli, spunti e riflessioni sulla bellezza della vita umana prima della nascita e della maternità durante la gravidanza. Il viaggio è stato accompagnato dalla diffusione sia di materiali informativi circa l’attività dei CAV, di SOS vita e di Progetto Gemma, sia di “cartoline” che valorizzano pronunce di organismi autorevoli che si sono espressi a sostegno della piena umanità del concepito. L’esperienza complessivamente è stata molto positiva (tanto che alcune sedi hanno chiesto di ripeterla), non solo per la mobilitazione che ha generato attorno a sé, ma anche per il clima di affiatamento che ha suscitato nei volontari. Dopo una sosta romana per una riassestata, il camper riprenderà il suo viaggio in Campania, Abruzzo, Molise, Puglia.

CONVEGNO CAV E CASE DI ACCOGLIENZA
Tra gli appuntamenti importanti di quest’anno spicca il 38° Convegno dei Centri di aiuto alla vita svoltosi a Lecce dal 9 all’11 novembre e preceduto dal convegno delle case di accoglienza “Generazioni di speranza. I nostri primi 40 anni e più … per fare la differenza”. Più volte abbiamo parlato e scritto di questo convegno che ha visto la presenza di circa 400 partecipanti, perciò per ogni approfondimento rimando a quanto già pubblicato e divulgato. Le giornate leccesi, belle e intense hanno detto che è intatto e pieno di energia il coraggio di continuare questa avventura iniziata 43 anni fa con la costituzione del primo CAV, proprio qui a Firenze. Tre tavole rotonde e diversi lavori di gruppo, con riflessioni originali – come quella sulla paternità proposta da Claudio Larocca – hanno scandito le giornate introdotte da numerosi messaggi di saluto e incoraggiamento (in primis vengono le parole del Santo Padre e quelle del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Gualtiero Bassetti) e accompagnate anche dall’allegria di momenti musicali e ricreativi.
Ringrazio FederVita Puglia e l’equipe che ha lavorato sui contenuti e sull’organizzazione: Giuseppe Grande, Pino Morandini, Bruna Rigoni, Denise D’Amato, Antonella Diegoli, Francesco Coluccia. Un grazie particolarmente caloroso a Roberto D’Avino che sia dalla sua postazione nella segreteria nazionale, sia direttamente a Lecce ha dato un grosso aiuto per la riuscita del convegno.

PROGETTO GEMMA E I SUOI PRIMI 25 ANNI
A settembre Progetto Gemma compirà il suo 25° compleanno. Penso che dobbiamo celebrarlo a dovere. Progetto Gemma è sicuramente un rilevantissimo servizio del MpV al quale nel 2018 abbiamo dedicato un dossier sul mensile “Noi Famiglia e Vita” che poi abbiamo riproposto sul nostro “Sì alla vita” cartaceo. Al 2018 i bambini salvati fino ad oggi sono, con una media di 950 all’anno per 24 anni, ben 22.800. Se calcoliamo per anno, sono stati stanziati e poi utilizzati annualmente 2.736.000,00 moltiplicati per 24 anni dal maggio del 1994 ad oggi sono ben 65.664.000,00 € tutti frutto di erogazioni libere da parte degli adottanti. Tante volte abbiamo definito Progetto Gemma una “carezza economica”, ma Progetto Gemma molto di più perché è anche uno strumento che ha la capacità di rompere la solitudine di una mamma in difficoltà e di essere uno strumento educativo. Ringrazio Antonella Mugnolo, responsabile di Progetto Gemma, Caterina Kosik, Cristina Bertolini e Angela Selva per il loro lavoro e insieme a loro ringrazio Gianni Vezzani, Presidente della Fondazione Vita Nova.

SOS VITA: LA RETE DELL’EMERGENZA WEB-VERDE-CAV
Tra le attività che caratterizzano e contraddistinguono l’impegno concreto del MPV Italiano c’è SOS Vita, quale rete dell’emergenza WEB-Verde-Cav. Una rete cioè che – attraverso il servizio di ascolto, accoglienza ed aiuto presente in internet e al numero verde h24 – è in grado di far fronte con competenza e prontezza alle richieste di aiuto di mamme e donne in situazione di difficoltà ed indirizzarle così al CAV. Attivando la rete dei CAV, SOS Vita permette di trasformare l’ascolto e l’accoglienza in aiuto concreto.
In particolare SOS Vita è in grado di rispondere efficacemente a quelle situazioni in cui più difficile è l’accesso diretto della mamma al CAV, come avviene nel caso di donne giovani e italiane, o di intercettare nuove domande, tipiche del cambiamento in atto dell’utenza CAV, come nel caso delle risposte offerte da SOS Vita davanti al “rischio gravidanza”, a seguito cioè di un rapporto, quando la donna è tentata di ricorrere alle varie “pillole dei giorno dopo”.
Un sentito ringraziamento in questo senso meritano i membri dell’Equipe e del Coordinamento e tutti i volontari che sono impegnati in questa attività, nella quale l’identità stessa del MPV Italiano si rispecchia e trova piena attuazione. SOS Vita rappresenta anche uno strumento di promozione della rete del nostro volontariato a livello nazionale. Penso in particolare ai progetti realizzati in Veneto e in Toscana per promuovere la diffusione del manifesto di SOS Vita nei consultori familiari. Penso alla presenza del MPV Italiano, attraverso SOS Vita, alla fiera Exposanità 2018, svoltasi a Bologna dal 18 al 20 aprile 2018. Ringrazio in particolare Marialuisa Ranallo che ha organizzato e curato la presenza di SOS Vita in questo importante evento.

LE CASE DI ACCOGLIENZA E IL PROGETTO TRIENNALE “CASA PROSSIMA VITA”
Nell’anno 2018 le Case di Accoglienza si sono riunite tre volte: due a Roma (8-9 giugno 2018 e 7 luglio 2018) ed una a Lecce (8 novembre 2018) in occasione dell’annuale Convegno dei Centri di aiuto alla Vita e delle case di Accoglienza. Nel Consiglio Direttivo del 13-14 ottobre 2019 è stato eletto come coordinatore nazionale delle case di Accoglienza Don Francesco Coluccia. I momenti di incontro a Roma e a Lecce hanno dato la possibilità a tutte le Case di presentare istanze, domande, punti forza, punti debolezza, progetti. Dalla riflessione comune- gestita da un Gruppo di Coordinamento delle Case aperto alla partecipazione di tutte le Associazioni, Cooperative e Fondazioni che fanno riferimento al MPV Italiano – è scaturito un Programma triennale dal titolo “Casa prossima Vita” che esprime l’identità, la vision e la mission delle Case. Per la realizzazione di questo progetto sono previsti interventi appropriati, supportati da approfondimenti con giornate di studio, itinerari formativi, convegno annuale, verifiche in itinere e finali. Il Progetto – che ha visto un punto di realizzazione importante a Lecce in occasione del Convegno – è diviso in tre fasi, una per anno, ciascuna delle quali e intende rimettere al centro le azioni delle Case a servizio della vita nascente con progetti comuni: supportare l’accoglienza delle donne gravide che bussano senza alcuna copertura economica da parte di enti pubblici; associarsi per realizzare progetti comuni su scala nazionale, regionale e locale; abilitare con percorsi formativi l’esperienza dei propri collaboratori dipendenti e volontari per un’azione conforme alle finalità del Movimento per la Vita Italiano e secondo le leggi vigenti; creare spazi aggregativi che aprano le case all’inclusione interna ed esterna; accostare i giovani alla vita promuovendo percorsi formativi e di volontariato. L’obiettivo è rendere le Case sempre più luoghi che generano, accompagnano e promuovono la vita. Don Francesco ha fornito alla Segreteria una relazione delle principali tappe svolte per la realizzazione del Progetto. Il testo è a disposizione di chi lo desidera. Il 12 maggio prossimo, compirà i suoi primi 40 anni la Casa di Accoglienza di Belgioioso; per l’occasione è in programmazione un evento celebrativo, ma anche di rilancio e rafforzamento delle Case

ATTIVITÀ DI SEGRETERIA
Nel corso di questo primo anno, grazie all’inventiva e al talento del nostro Segretario Generale, un importante lavoro è stato svolto nella riorganizzazione della segreteria di Roma, per quanto riguarda sia la sede che i rapporti con il personale. In particolare sono stati riorganizzati gli spazi con l’adeguamento del salone a sala conferenze in grado di accogliere fino a 40 persone. Questo ci ha permesso di realizzare in sede gli incontri del Consiglio Direttivo e della Giunta Esecutiva, del Coordinamento delle Case di Accoglienza, dell’Equipe Giovani, dell’Equipe di SOS Vita, del corso di formazione per volontari CAV di FederVita Lazio. Tutto ciò ha portato ad una riduzione delle spese per il MPV Italiano e soprattutto a vivere la nostra sede come la casa dei volontari in servizio per la vita.
Per quanto riguarda i rapporti con il personale è stato formalmente definito un mansionario con la ripartizione delle attività di lavoro per settori prevalenti di attività: Corrispondenza e spedizioni (Linda), organizzazione eventi e siti internet (Roberto), amministrazione (Lucia), progetti (Leo) ed editoria (Michele). A questo percorso ha fatto seguito una riorganizzazione degli indirizzari email, come da lettera che avete recentemente ricevuto.
Si è inoltre proceduto all’adeguamento del contratto lavorativo al nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, essendo il precedente scaduto e non rinnovato da alcuni anni. L’occasione ha permesso di discutere e confrontarsi con 4 dei 5 dipendenti, giungendo ad un accordo in fase sindacale in cui il MPV Italiano ha riconosciuto loro quanto spettava per il passato, a fronte di un accordo di chiusura con ogni possibile contenzioso pregresso.
Accanto a questo lavoro di riorganizzazione abbiamo poi organizzato, grazie alla disponibilità di Daniela Sensini, che si è prestata ad offrire gratuitamente la propria competenza, dei momenti di formazione aziendale per i nostri dipendenti, nella prospettiva di migliorarne l’efficacia operativa. Più in generale si è lavorato in questi mesi per far crescere la consapevolezza dell’importanza del lavoro di squadra, del sentirci tutti parte di una famiglia, dell’avvertire tutti la co-responsabilità che il lavoro per il MPV Italiano comporta. A tutti i dipendenti della segreteria nazionale va il mio sentito ringraziamento per il lavoro da loro svolto nell’ultimo anno.
Si è inoltre proceduto all’adeguamento del MPV Italiano al Regolamento Ue 2016/679, noto come GDPR (General Data Protection Regulation) – relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento e alla libera circolazione dei dati personali, avvalendoci della collaborazione professionale di IDS Unitelm. Abbiamo avuto pochissimi mesi ed il lavoro è stato celere ed intenso. Abbiamo inteso offrire peraltro queste conoscenze a servizio delle associazioni locali, preparando un kit per l’adeguamento al GDPR, che è stato presentato al Convegno CAV di Lecce e verrà portato dai “nodi territoriali” del progetto fino alle associazioni locali, percorso da noi pensato come servizio offerto dal MpV Italiano alle associazioni locali per supportarle in questo percorso.

ARCHIVIO CAV
Si è conclusa la raccolta dati 2018 con la pubblicazione del Rapporto Vita CAV 2017. Un ringraziamento deve essere fatto a quanti hanno lavorato in questo prezioso servizio: i volontari di Roma (Anna Spurio Consoli, Adela Pessano, Alessandro Cicerani) coordinati da Roberto Bennati e Maria Luisa Di Ubaldo. Dal rapporto Vita CAV per la prima volta è poi nato uno strumento prezioso, che trovate in cartellina. Si tratta del dossier preparato dal sociologo Giuliano Guzzo, che ha sapientemente analizzato i dati di Vita CAV per fotografare al meglio l’impegno del nostro volontariato. La grafica di Giovanni Buoso e la post-fazione del Prof. Leonardo Becchetti dell’Università di Tor Vergata sul ruolo dei CAV nella costruzione di un’autentica “economia della felicità” impreziosiscono il fascicolo, che spero troverà il vostro consenso, insieme con quello di quanti guardano a noi e al nostro servizio (diocesi, donatori, volontari, reti associative).

PROGETTO E PRIVACY
Grazie anche all’impegno di Giuseppe Grande e Leo Pergamo, procedono le attività del progetto “Insieme: una rete per la Vita”, co-finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (Avviso n.1/2017) che prevede, tra l’altro, l’adeguamento della rete del MPV Italiano alla Riforma del Terzo Settore e al Regolamento Europeo per il trattamento dei dati sensibili (GDPR). Gli ultimi tre direttivi hanno avuto all’OdG la formazione dei dirigenti, anche attraverso momenti dedicati curati dal Dott. Bemi – che ringrazio per l’attenzione con cui ci ha seguiti e ci segue – e l’adeguamento degli statuti locali, nazionale. Il prossimo CD straordinario sarà dedicato alla delibera sui nuovi statuti delle federazioni regionali.
Ampio spazio è stato dato in questi mesi alla formazione. Al momento si registrano quattro appuntamenti importanti per la formazione relativa al progetto: un primo momento formativo è stato inserito all’interno del convegno CAV; il 14 ottobre ce n’è stato uno rivolto ai Presidenti di Federazione; il terzo (15 e 16 dicembre 2018) e il quarto (9 e 10 marzo 2019) sono stati rivolti ai “nodi regionali di progetto”, ovvero coloro che in ogni Regione accompagneranno le Associazioni locali all’adeguamento degli statuti alla Riforma del Terzo Settore e all’adeguamento al GDPR in materia di privacy. L’ultimo, in particolare, è stato incentrato su una formazione generale, finalizzata alla costruzione della rete dei volontari e sugli aspetti più tecnici inerenti l’adeguamento al GDPR. Il tutto è stato arricchito da laboratori e workshop sul percorso di adeguamento statutario e costruzione della rete.
Sempre nell’ambito della formazione è stata avviata una partnership con il provider formativo “Facciamo 31”, per l’acquisizione di competenze strategiche nell’ambito del fundraising anche non convenzionale.
Nel corso dell’ultimo mese infine si è completata la prima fase del percorso di comunicazione inerente il progetto, che ha compreso la definizione di uno specifico piano grafico, ed anche la creazione e diffusione sui social media di contenuti mirati, tra i quali ricordiamo il video “Generazioni di speranza”, volto a comunicare la necessità della costruzione di reti generazionali nel nostro volontariato, che è stato presentato in anteprima al convegno CAV di Lecce ed è attualmente fruibile sul canale YouTube del MpV Italiano.
Dal 10 marzo sono iniziate le attività progettuali a livello regionale, con queste persone che insieme al presidente di federazione regionale affiancheranno le associazioni locali nel percorso di adeguamento alla Riforma del Terzo Settore.

IL PROGETTO DI SERVIZIO CIVILE NAZIONALE “GIOVANI AL CENTRO”
Il Mpv Italiano ha supportato fin dall’accreditamento delle sedi, passando dalla progettazione e ora segue la fase di attuazione, il primo progetto di servizio civile nazionale “Giovani al Centro” che è stato ammesso dal Dipartimento del Servizio Civile, grazie al partenariato avviato con la Federazione Salesiana. Infatti il progetto si prefigge di sostenere e migliorare le condizioni delle giovani donne, italiane e straniere, in attesa di un figlio o che da poco hanno avuto un bambino che versano in situazione di disagio sociale ed economico.
Il progetto intende affrontare in particolare due aspetti problematici di rilevanza nelle azioni di sostegno alla vita nascente operate dal Centro di Aiuto alla Vita: il primo aspetto riguarda il fenomeno delle “giovani madri”, cioè gravidanze che si instaurano nel percorso evolutivo di una minore o giovane donna, che pur essendo ancora impegnata in un percorso di realizzazione personale, formativo o professionale, si trova ad affrontare un ruolo di responsabilità genitoriale, il più delle volte in un contesto relazionale familiare e personale fragile, che si caratterizza anche come principale motivazione, non consapevole, che ha portato all’instaurarsi dello stato di gravidanza. Il secondo aspetto riguarda l’accesso ai servizi offerti dal Centro di Aiuto alla Vita da parte delle donne italiane ed immigrate. A questo primo progetto partecipano il CAV Ambrosiano, il MPV-CAV di Fasano, il CAV di Udine e il CAV di Genova. Successivamente si è partecipato ad un nuovo bando di Servizio Civile per il quale siamo in attesa dell’esito. Infine, nei prossimi mesi si aprirà la fase di nuovo accreditamento per nuove sedi e nuova progettazione al fine di estendere l’opportunità al secondo gruppo di 14 nostre organizzazioni che in questi ultimi 12 mesi hanno completato l’iter di accreditamento (la sede nazionale del MPVI con un potenziamento delle attività a livello centrale, il Cav Quarenghi di Messina, la Fondazione di Belgioioso, CAV e Casa di Forlì, l’Associazione Vita di Napoli, il CAV di Assisi ecc).
A regime potremmo chiedere 80 giovani da coinvolgere sui nostri progetti e attività caratterizzanti; giovani che potranno, dopo adeguata formazione, rappresentare un indubbio valore aggiunto per la crescita dell’associazione locale. Le associazioni interessate ad accreditarsi per i progetti futuri possono contattare Leo Pergamo presso la sede nazionale MPVI (progetti@mpv.org).

CONCLUSIONI
Ho voluto raccontare in maniera forse un po’ troppo prolissa tutti gli eventi avvenuti e quelli programmati, inserendoli nel contesto di una valutazione della realtà sul tema della vita. Nella conclusione sarò più breve.
Non avremmo potuto realizzare tutto questo se non ci fosse stata una calorosa e convinta collaborazione di tutti. Un ringraziamento davvero speciale desidero rivolgerlo a Giuseppe Grande, il nostro Segretario Generale.
Gli sono veramente grata per la serietà, la passione e la professionalità con cui sta lavorando. Ringrazio il tesoriere Alberto Tibaudi per la cura e la dedizione con cui sta svolgendo il suo compito. Ringrazio il Vice Presidente-Vicario, Pino Morandini, che si spende con generosità in lungo e in largo per l’Italia; i Vice Presidenti e gli altri membri della Giunta. Posso dire che l’esperienza di questo primo anno ci ha visto operare in affiatamento e in spirito di collaborazione. Una collaborazione sgorgata dalla consapevolezza che per costruire qualcosa di bello per tutti, il proprio personale punto di vista deve sapersi armonizzare con quello degli altri.
Ringrazio i Presidenti di federazione e membri eletti del Direttivo; i probi viri, i revisori dei conti. Ringrazio i membri della Segreteria nazionale. Ringrazio l’Equipe Giovani.
Ringrazio anche tutti coloro che, in questo primo anno, mi sono stati vicini, che mi hanno ascoltata, incoraggiata, coinvolta nelle loro esperienze, raccontato le loro storie.
Ringrazio tutti, indipendentemente dai ruoli e dagli incarichi, perché non è mai abbastanza la gratitudine verso coloro che fanno della promozione e della difesa della vita nascente una missione cui dedicare la propria stessa esistenza.
Sappiamo quanto sia difficile tenere accesa la luce della vita in un mondo che tende a scartare e respingere i più poveri dei poveri!
Il mio grande desiderio pensando al MpV è veder fiorire e consolidarsi quel senso di unità e familiarità che rende il nostro servizio più amabile e sereno. Proprio stamattina, Claudio Larocca mi ha mandato un messaggio: “Il Movimento per la Vita ha la vocazione di famiglia. Se non la segue si perde”. Condivido.
In questa prospettiva ho cercato di esservi vicina per quanto mi è stato possibile. Ho cercato di incontravi personalmente e attraverso riunioni come quella con i responsabili delle Case, di SOS Vita, di Progetto Gemma. Ma in questa prospettiva vi devo anche delle scuse. Non sempre ho potuto dare quella disponibilità che avrei dovuto per la partecipazione agli incontri promossi in vari luoghi d’Italia, qualche volta ho risposto alle mail e ai messaggi con ritardo, ho mancato di rispondere a qualcuno. Mi scuso per questo e per qualsiasi altra distrazione o trascuratezza. Chiudo con le parole con cui abbiamo iniziato:
«Noi non ci rassegniamo mai, ma continuiamo a operare, conoscendo i nostri limiti ma anche la potenza di Dio, che guarda ogni giorno con rinnovato stupore a noi suoi figli e agli sforzi che compiamo per lasciare che il bene germogli».
Invito sempre e nonostante tutto a tenere in alto i cuori.

 

Assemblea Nazionale – Relazione della Presidente (.pdf)