Equipe giovani. Intervista a Irene Pivetta Giovanna Sedda

Quali sono state le attività dei giovani in questo anno associativo?
Quest’ultimo anno associativo è stato ricchissimo di esperienze per i Giovani del Movimento per la Vita Italiano. Partendo dagli appuntamenti più noti, il 2018 ci ha regalato due Quarenghi di grande valore e successo: quello primaverile di Padova (“Vita che spera. Speranza che vive!”), durante il quale abbiamo festeggiato i dieci anni dell’Equipe Giovani, e quello estivo a Maratea, intitolato “Mo.Vida: cambia il ritmo!”; le premesse per replicare sono ottime, perché anche il QP primaverile che si è svolto a Lucca qualche settimana fa ha offerto ai ragazzi un’esperienza formativa oltremodo interessante e allegra, come è lo stile che ci contraddistingue.
Numerose sono state le riunioni d’Equipe in differenti regioni d’Italia, nelle quali i ragazzi hanno condiviso sia una formazione d’alto livello sia la progettazione delle attività annuali. E poi tante e bellissime sono state le iniziative locali a cui abbiamo preso parte: il IX corso di bioetica per ragazzi “Direzione Felicità” organizzato nelle Marche, gli incontri in occasione della Giornata per la Vita, i convegni e le conferenze organizzate dai Movit e dai gruppi giovani regionale. Un altro fronte di impegno sono state l’organizzazione e la gestione del Premio Internazionale Solinas, che da oltre trent’anni avvicina gli studenti delle scuole d’Italia a riflessioni e tematiche di bioetica. Infine, l’udienza con Papa Francesco del 2 febbraio scorso rappresenta sicuramente il momento più emozionante di questo anno associativo per i giovani, in special modo perchè le sue parole hanno rinvigorito il nostro entusiasmo.

Cosa ha contraddistinto il servizio dell’Equipe?
In primo luogo, una profonda condivisione: non tanto o non solo degli aspetti più concreti del nostro servizio come la gestione degli eventi che organizziamo,  quanto  la riflessione unitaria  sui  valori  che animano la nostra adesione al Movimento per la Vita Italiano e sugli obiettivi del nostro volontariato. Con lo sguardo rivolto alla stessa meta, è stato possibile sincronizzare le nostre andature e camminare insieme in questo volontariato, affrontando in comunione i successi e le gioie di questi anni, così come le difficoltà o i momenti di sconforto. In secondo luogo, l’intraprendenza: l’Equipe è attenta a riconoscere sia gli input che derivano dalla realtà che viviamo nelle nostre comunità, nel nostro Paese e nel mondo, sia le istanze interne dello stesso mondo prolife. Per questo motivo, ritengo che sia stata capace di avventurarsi con coraggio in tematiche complesse e urgenti e di portare queste all’attenzione dei giovani, talvolta i più esclusi o i più ideologizzati sulle attuali questioni di bioetica. Infine, una maggiore “professionalità”: la consapevolezza che per fare del bene, bisogna farlo bene. E dunque l’impegno costante sia a formarsi sulle tematiche che affrontiamo, sia a specializzarsi sulle modalità migliori con cui mettersi in contatto con i giovani e comunicare con loro, creando un dialogo costruttivo e sincero.

Come è cambiata Irene in questi anni di servizio come Responsabile Nazionale Giovani?
In questi anni di servizio come Responsabile Nazionale Giovani mi sono conosciuta e riconosciuta, poiché hanno portato alla luce i miei segni distintivi: i punti di forza da un lato, i limiti umani dall’altro. Dopo questi tre anni, sono un’Irene più consapevole ed è questo il più grande dono di Grazia che mi sento di aver ricevuto. È con maggiore consapevolezza che leggo la realtà che mi circonda, allenandomi a non accontentarmi mai delle sembianze superficiali delle cose o delle risposte facili, ma scegliendo sempre di conoscerle in profondità e di interrogare continuamente la mia coscienza per discernere fatti, opinioni, decisioni. È con maggiore consapevolezza che affronto le relazioni con gli altri, coltivando rapporti autentici e tenendo sempre a mente che la persona da accogliere viene sempre prima di qualsiasi idea, pregiudizio, ideologia. È con maggiore consapevolezza che esercito la libertà di scegliere a chi e a quali impegni riservare l’entusiasmo delle mie energie e il mio tempo. Pertanto, è maturata in me la voglia di essere sempre in cammino e di non sentirmi mai “arrivata”: mettermi in discussione è il modo con cui posso assicurare a me stessa, alle persone e alle mie azioni di impiegare e valorizzare al meglio la mia vita. Infine, oggi sono un’Irene più felice perché credo ad un sogno grande, che da anni si è trasformato in concreto e quotidiano servizio: “Accogliere la vita” non è solo la mission di ogni volontario prolife, ma è la formula con cui trasformare le nostre esistenze in serbatoi di inesauribile Speranza e sconfinata Bellezza da portare agli altri.

Come è cambiato il gruppo?
Non saprei dire come è cambiato il gruppo nel tempo, ma posso dirti cosa vedo in una fotografia odierna dell’Equipe: un gruppo di giovani con storie di vita diverse che il servizio alla Vita ha reso complici e compagni di ventura. È un’Equipe consapevole del fatto che i giovani devono partecipare alle sfide di bioetica dei nostri giorni da protagonisti; un’Equipe cosciente di quanto sia vitale il suo impegno e il suo entusiasmo in una realtà fondamentale e preziosa come il Movimento per la Vita Italiano; un’Equipe che desidera crescere e formarsi, e sopra ogni cosa incontrare i giovani per condividere con loro la bellezza del volontariato prolife.

 

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