Lettera al popolo della Vita Marina Casini Bandini

Carissimi

Il Movimento per la Vita Italiano per dovere statutario tiene ogni anno una assemblea nazionale. È un momento importante per il nostro Movimento, perché se da un lato si tratta di raccontare il lavoro svolto, facendo il punto della situazione; dall’altro si tratta di tracciare il binario per proseguire il lavoro nel prossimo futuro, mettendo meglio a fuoco percorsi e obiettivi. In ogni caso è sempre un prezioso momento di confronto.
Per questo abbiamo voluto dedicare questo numero di Si alla vita web all’assemblea che si è svolta a Firenze il 15 e il 16 marzo scorso, pubblicando l’intera relazione, i messaggi inviati dai rappresentanti di alcune realtà amiche e offrendo qualche approfondimento su quanto fatto quest’anno.
Nella relazione è illustrato il nostro lavoro nel periodo che va dalla fine di marzo dello scorso anno alla metà di marzo di quest’anno. Ovviamente sono indicate le iniziative curate dalla Presidenza e dalla Segreteria nazionale e non la molteplicità delle attività locali. Tuttavia si potrebbe pensare a un modo che permetta di lasciare traccia a livello nazionale di quanto si svolge a livello locale.
In condizioni non facili abbiamo fatto molte cose e questo è fonte di serenità. Certo, dobbiamo fare i conti con i tanti limiti che portiamo addosso, con le mille imperfezioni che ci caratterizzano; con gli inevitabili ostacoli che incontriamo.
Inoltre la strada da percorrere è lunga e in salita. Per questo, di tanto in tanto, avverto un senso di debolezza rispetto al nostro operato, non perché – si faccia attenzione – vi sia una valutazione negativa di quanto stiamo facendo, anzi. Sono piena di ammirazione per la “tenacia operosa” con cui i nostri volontari dei CAV e MpV locali e delle Case danno quotidiana testimonianza nel promuovere la cultura della vita; per l’entusiasmo contagioso dei nostri giovani; per la miriade di iniziative del nostro volontariato; per il prezioso servizio di SOS vita e di Progetto Gemma; per il rafforzamento della dimensione internazionale. E allora? Il senso di debolezza nasce dalla consapevolezza di quanto sia grande la posta in gioco rispetto alla quale il Movimento deve irrobustirsi. La posta in gioco è altissima – portare allo sguardo sul concepito una società che invece vuole insabbiare la verità – mentre enormi sono le minacce contro la vita non solo da parte di singoli individui, ma anche di intere civiltà; il mondo pro life è frammentato; la situazione politica fluida e lontana da quella “centralità politica del diritto alla vita” che abbiamo sempre sostenuto e per la quale il Movimento ha sempre operato. Constatando la modestia delle nostre forze dobbiamo avvertire ancor più intensamente la nostra responsabilità e lavorare con equilibro, senso della gradualità e della complessità, cercando costantemente il dialogo e coltivando uno spirito longanime e benevolente nei rapporti tra di noi ma anche nei confronti dei nostri “avversari”.
Mentre scrivo, si sta svolgendo ad Assisi la Marcia a favore della vita, organizzata e promossa dal CAV “Francesco e Chiara”, di cui si fa cenno anche nella relazione. È il 27 aprile e mi viene fatto di accostare questa data a quella del 25 aprile, festa della liberazione. Quale collegamento? La celebrazione del 25 aprile ricorda la fine di un regime che aveva distrutto la democrazia e che aveva partecipato alla persecuzione degli ebrei. Giusto dunque festeggiare la liberazione dalla discriminazione. Ma a ben guardare la marcia di Assisi, qualificata città della pace, è preludio, pieno di fiducia e speranza, verso un’altra liberazione da un’altra terribile discriminazione: quella nei confronti dei non nati.
È questa discriminazione fonte di una guerra silenziosa, ma non meno dolorosa di altre guerre che hanno caratterizzato la storia. Oltre 6 milioni di bambini uccisi con l’aborto e col consenso dello Stato attendono una loro liberazione. La marcia di Assisi ha ricordato gli 200.000 bambini salvati dall’aborto grazie ai CAV che sono motore di liberazione, ma l’obiettivo di una liberazione di tutti i bambini a rischio di morte è ancora lontana.
È necessario un nostro rafforzamento e soprattutto un cambiamento di atteggiamento dello Stato. Perciò il popolo della vita deve operare politicamente affinché si realizzino tutte le condizioni culturali del cambiamento a favore della vita. Quando tutti i bambini saranno salvati celebreremo nella verità una nuova festa della liberazione.

 

Lettera al popolo della Vita (.pdf)