Casa di Accoglienza di Belgioioso

MESSAGGIO DI MARINA CASINI – ROMA, 11.05.2019

Carissimi amici della Casa di Accoglienza di Belgioioso,

non posso partecipare alla festa con la quale state celebrando il 40° anniversario della Casa di Belgioioso, ma a nome del Movimento per la Vita Italiano voglio ringraziare la Casa di Belgioioso, la prima federata al MpV Italiano, per il ruolo svolto nel corso di questi 40 anni.
La vostra presenza ha stimolato la costituzione di tante altre Case.
Voi avete offerto il modello delle Case di Accoglienza fondato sull’idea di famiglia e, nonostante il gran numero di donne e di bambini nati dal 1979 ad oggi, avete conservato il modello familiare dividendo in distinti gruppi familiari le mamme e i bambini accolti.
Voi avete anche offerto un modello di spiritualità alle altre case di accoglienza, tant’è vero che i principali fondatori sono stati Don Leo – che ha sempre interpretato il suo ruolo di parroco con grande apertura verso i bambini e che tanti anni fa ho avuto la gioia di conoscere – e il medico ginecologo Giancarlo Bertolotti per il quale è in corso la causa di beatificazione. Su di lui ricordo un bel libro che mi diede Don Elio (il Card. Elio Sgreccia), scritto da Angelo Comini, intitolato “Una vita per la vita”. Anche gli altri fondatori sono stati sospinti da un anelito spirituale, come Giovanna Vitali, luminosa presenza a lungo Direttrice della Casa. La mia ammirazione e la mia gratitudine sono forti e convinti.
Ritrovo la Casa di Belgioioso nei miei ricordi: ricordo l’entusiasmo con cui ne parlava il babbo; il volto sorridente di Don Leo; la festa della vita a cui partecipai con i miei genitori nel 1994 (in quell’occasione mi furono regalate delle tazzine da caffè e una lattiera molto carine che conservo ancora); il primo Presidente del MpV, Francesco Migliori, che si occupò dell’atto costitutivo della Casa…
Il mio ringraziamento è in continuità con quello di tutti i dirigenti del Movimento per la Vita. In particolare, il babbo – che è qui accanto a me – vi saluta con affetto. Il mio pensiero va anche a tutti i partecipanti a questo 40° compleanno della “Casa delle case” di Accoglienza e a Don Francesco che vi accompagna con spirito di collaborazione, sensibilità e apertura verso tutti i responsabili e gli operatori delle Case.
Vorrei abbracciarvi tutti, uno per uno. Consideratemi lì, con voi.
Auguro alla Casa di Belgioioso e a tutte le Case di continuare a servire la vita con gioia e fiducia.
A presto!
Marina

40 ANNI PER LA VITA. FABIANO ALBANESI, Casa di accoglienza di Belgioioso
La Casa di Accoglienza alla Vita di Belgioioso è nata su iniziativa di Don Leo Cerabolini (1926-2004). Nella seconda metà degli anni ’70, mentre egli è parroco di Belgioioso, alcune ragazze si rivolgono a lui per essere aiutate a portare avanti una gravidanza che la loro famiglia non intende accettare. Don Leo intuisce allora che solo avendo una casa ove dare ospitalità a queste ragazze può impedire che esse siano costrette ad abortire. Sapendo di poter contare sulla disponibilità di Giovanna Vitali, Angioletta Codara, Anna Panzeri e di altri volontari, egli chiede quindi al Vescovo di Pavia Mons. Angioni di poter utilizzare la villa lasciata in eredità alla diocesi dal Dott. Vigo, farmacista di Belgioioso.
È in questo modo che il 12 maggio 1979 inizia l’attività della Casa di Accoglienza, una realtà che originariamente rivolge la sua attenzione alle ragazze madri, ma che col passare del tempo amplia e diversifica notevolmente il proprio ambito di intervento nel campo socio-assistenziale.
Fin dall’inizio Don Leo affida a Giovanna Vitali il ruolo di coordinatrice e direttrice, che prosegue ancora oggi.
Parallelamente al suo sviluppo ed ampliamento nel numero e nella tipologia degli ospiti, nonché nel numero di strutture socio- assistenziali gestite, la Casa di Accoglienza acquisisce e consolida la propria identità giuridica. Nel 1986, grazie alla donazione di alcuni immobili appartenuti alla famiglia di don Leo, diviene una fondazione privata, che tre anni più tardi, il 20 aprile 1989, otterrà il riconoscimento giuridico ufficiale da parte della Regione Lombardia. Successive modifiche statutarie porteranno la Fondazione a divenire anche Organizzazione non Lucrativa di Utilità Sociale e, dopo la scomparsa di Don Leo, avvenuta l’8 febbraio 2004, ad estendere la propria competenza non più al solo ambito regionale, ma su tutto il territorio italiano.
Da quel lontano 12 maggio 1979 sono trascorsi ormai 40 anni, durante i quali la Casa ha conosciuto un grandissimo sviluppo, crescendo e maturando nello spirito, nelle persone e nelle strutture: l’entusiasmo iniziale.

 

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