Casa d’Accoglienza di Taggia Sara Tonegutti

Il 23 dicembre del 2000 viene inaugurato e benedetta da Mons. Vescovo Giacomo Barabino la Casa di Accoglienza “Miracolo della Vita di Taggia” gestita dal Centro di aiuto alla Vita di Sanremo. La casa si trova in un edificio storico “Palazzo Anfossi Imperiale, di circa millecinquecento metri quadrati; la Comunità può quindi usufruire di ampi spazi comuni per favorire la socializzazione tra gli ospiti (cucina, sala giochi, sala televisione, stanza compiti, laboratorio, salone, terrazzo); ci sono poi sei mini alloggi (composti da zona giorno/cucina, camera e bagno) dove le mamme con i loro bimbi usufruiscono di uno spazio privato che possono personalizzare. Già nel primo anno di attività diverse mamme con i loro bimbi usufruiscono del Servizio di Accoglienza ed iniziano anche i primi invii dai Servizi Sociali territoriali, superando numerose diffidenze e reticenze iniziali. A oggi sono state ospitate oltre 200 persone. Nella Struttura vengono accolti mamme con bimbi (viene privilegiata la mamma con bimbi che vanno dagli 0 ai 3 anni di vita), ma anche gestanti che hanno bisogno di essere accompagnate e sostenute nel portare a compimento la propria gravidanza. Alcune di queste donne decidono di partorire in anonimato, altre invece maturano la decisione di riconoscere e seguire il proprio bambino. Vengono accolte anche donne vittime di violenza domestica e Minori provenienti da contesti di maltrattamento e deprivazione ed alcuni papà che per una serie di complesse circostanze svolgono in prima persona un ruolo genitoriale preminente. I Servizi territoriali preposti: A.S.L., Comune, Questura, Tribunale per i Minorenni.

L’AMBIENTE
Obiettivo generale della Casa di Accoglienza è quello di favorire la creazione di un clima accogliente di tipo familiare. Lo stesso edificio, suddiviso in spazi comuni e spazi privati, dà il senso dell’opportunità che si vuole offrire;  mantenere  la dimensione di piccolo nucleo mamma-bambino/i inserito all’interno di una struttura più ampia, che faccia da supporto e da ponte tra i nuclei stessi. Infatti ci sono zone che agevolano la socializzazione (sale ricreative e culturali, cucina, sala da pranzo, lavanderia, due laboratori, sala di gioco per i bambini, un ampio terrazzo) e zone che favoriscono la crescita dell’autonomia e dei rapporti più stretti (6 miniappartamenti).
In particolare, si tratta di facilitare e sostenere la costruzione di:

  • un ambiente stimolante che propone e sollecita lo sviluppo delle attitudini e della creatività personale;
  • un ambiente che favorisce l’interazione e l’auto-aiuto (collaborazione e solidarietà tra coloro che vivono lo stesso problema);
  • un ambiente con norme di convivenza fondamentali, basate sul rispetto reciproco e l’attenzione ai bisogni dei bambini;
  • un ambiente che favorisca la creazione di rapporti delle ospiti con figure e realtà esterne alla casa;
  • un ambiente idoneo a garantire e stimolare la serena crescita psico-fisica dei bambini.

STRUMENTI EDUCATIVI
Il presupposto per ogni altro intervento educativo è l’ospitalità intesa nel senso fisico del termine ovvero come offerta di vitto e alloggio, unita ad un altro pilastro di base, che è la relazione personale con ogni mamma e con ogni bambino ospiti della casa da parte di tutte le figure, che operano nella struttura ognuno secondo la propria competenza.
Su questi due fondamenti si appoggiano, poi, gli ulteriori strumenti quali:

  • il contratto di inserimento delle donne nella vita della casa e il contratto personale, definito in base alla singola situazione deciso insieme ai Servizi Sociali invianti;
  • la verifica del contratto comunitario e personale sempre con il coinvolgimento dei Servizi Sociali preposti attraverso incontri e relazioni periodiche, in cui verrà precisata la qualità del rapporto mamma-bambino, osservata dalle varie figure operanti nella casa;
  • gruppi di chiarimento e condivisione tra le ospiti della casa;
  • momenti di vita comune: coinvolgimento e collaborazione tra le donne;
  • responsabilità pratiche della mamma all’interno della gestione della casa;
  • compiti di cura della mamma nei confronti del suo bambino;
  • spazi e tempi ludici;
  • spazi e tempi di riscoperta della propria spiritualità;
  • l’ambiente così come sopra descritto;
  • esperienze di studio e formazione sia interne alla struttura che esterne con la possibilità che il bambino venga accudito mentre la mamma è impegnata;
  • accompagnamento all’uso delle risorse del territorio;
  • accompagnamento nel mondo del lavoro, costruendo una collaborazione con le agenzie del territorio che hanno questo scopo.

A questi strumenti educativi si possono affiancare, se necessario, anche supporti di tipo terapeutico a vantaggio della mamma e del bambino, grazie all’intervento di professionisti quali lo psicoterapeuta e il neuropsichiatra infantile.

 

Casa d’Accoglienza di Taggia (.pdf)