Lettere al popolo della Vita Marina Casini Bandini

Carissimi,

questo numero di Sì alla Vita Web è dedicato alle nostre Case di Accoglienza. È una bella realtà del Movimento che merita un primo piano, soprattutto alla luce dei primi 40 anni compiuti dalla Casa di Belgioioso, celebrati a dovere – il 12 maggio scorso – festosamente e con una ricca partecipazione. Un momento per condividere un cammino, concretizzare i progetti nati dalla comune collaborazione e rilanciare gli impegni. Di case di accoglienza e di case famiglia ce ne sono molte in Italia, ma quelle collegate al Movimento per la Vita hanno un “valore aggiunto”, perché inserite nella in una vocazione civile: sfidare con le armi della condivisione e dell’accoglienza quella mentalità, favorita dalla legge, che non riconosce il concepito come uno di noi. Le Case sono una sfida a una mentalità di morte; la loro esistenza è una risposta alta alla “congiura contro la vita”; possono aiutare tutti a guardare con fiducia al futuro. Ben afferma Giuliano Guzzo:
«Le Case di Accoglienza – presso le quali trovano ospitalità, talvolta, anche donne non in gravidanza e vittime di violenza – sono una prova ancora più schiacciante di come la rete del volontariato pro life, pur operando certamente contro l’aborto, garantisca un supporto anche umano e protratto nel tempo alle donne in difficoltà». Non “contro”, ma “per”, insomma. Il “no” all’aborto è consequenziale ad un grande “si” alla vita e al sostegno delle maternità difficili o non programmate. È quanto mai necessario restare in questa prospettiva nel nostro dire e nel nostro fare, nel metodo e nello stile del nostro operato, non solo per una questione logica, ma anche perché è quella che più risponde alla verità che risuona nel cuore dell’uomo, attratto dal bene, dal vero e dal bello. Per questo prima ancora del “no” alla legge 194 di cui va sempre sottolineata la gravissima ingiustizia -, viene un grande “sì alla vita”. Lo sguardo intenso sull’inizio della vita umana ci permette di trovare il fondamento razionale e solido per capire e affrontare tutti i problemi. In particolare ci aiuta a comprendere il significato profondo della famiglia, della pace, della giustizia, della libertà e dell’uguaglianza. Inoltre, rafforza le istanze e le motivazioni della solidarietà. Chissà, probabilmente in futuro la legge 194 cadrà in macerie quanto più sarà forte e diffuso il riconoscimento del concepito come uno di noi. In questo le donne hanno un ruolo veramente speciale perché possono testimoniare con assoluta verità che «quando una donna scopre di aspettare un bambino, si muove immediatamente in lei un senso di mistero profondo. Le donne che sono mamme lo sanno. La consapevolezza di una presenza, che cresce dentro di lei, pervade tutto il suo essere, rendendola non più solo donna, ma madre. Tra lei e il bambino si instaura fin da subito un intenso dialogo incrociato, che la scienza chiama cross-talk. Una relazione reale e intensa tra due esseri umani, che comunicano tra loro fin dai primi istanti del concepimento per favorire un reciproco adattamento, man mano che il piccolo cresce e si sviluppa. Questa capacità comunicativa non è solo della donna, ma soprattutto del bimbo, che nella sua individualità provvede ad inviare messaggi per rivelare la sua presenza e i suoi bisogni alla madre. È così che questo nuovo essere umano diventa subito un figlio, muovendo la donna con tutto il suo essere a protendersi verso di lui» (Papa Francesco ai partecipanti al convegno promosso dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, 25 maggio 2019). Le Case, con la loro quotidiana testimonianza, veicolano semplice, grandiosa e luminosa verità. E portano nel mondo speranza.

 

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