Elio Sgreccia: una pastorale grande quanto la vita stessa Giovanna Sedda

Il Card. Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita, ha accompagnato il Movimento per la Vita italiano e tanti volontari in una relazione di affetto e stima reciproca. Una amicizia che vogliamo ricordare, ora che “don Elio” ci ha lasciato, per mantenerne vivo il ricordo e soprattutto l’invito sempre attuale a tutelare la vita “in tutta la vita”. In una intervista di qualche abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con mons. Sgreccia sul ruolo della pastorale della vita nella nostra società, “la pastorale della vita è grande quanto la vita stessa” aveva esordito senza paura di generalizzazioni. “C’è l’attenzione e l’intervento attraverso i mezzi possibili, umani ma anche di fede, dal momento in cui le mamme sono in attesa di un figlio fino all’assistenza del morente.
Per tutto il corso della vita c’è una pastorale della vita, che non va confusa con la pastorale ordinaria”.
La pastorale della vita era, nella visione di Sgreccia, una pastorale contemporanea e rivolta a tutte le età: “oggi si rilevano delle situazioni particolari e nuove che richiedono una preparazione particolare sia nei sacerdoti che nei laici. Questo vuol dire anche opportunità nuove per offrire un aiuto umano e un aiuto anche salvifico. Tutti momenti di incontro che non sono ricompresi nella pastorale ordinaria. Per esempio, nei corsi per le donne in gravidanza, corsi fatti dal punto di vista medico per preparare le donne al parto, possiamo inserire proposte di aiuto e spiritualità per sostenere l’accoglienza della vita. Ci sono, inoltre, i momenti di formazione degli adolescenti, e ancora il sostegno alle donne che hanno abortito”.
Su questo ultimo punto, mons. Sgreccia precisava: “le donne che hanno abortito si trovano in una situazione di sofferenza e di distruzione, nel senso che qualcosa in loro è distrutto un piano di vita, una serenità interiore, un trauma che incide sia nell’amore con il partner che nell’affrontare la vita di tutti i giorni. In questi casi la Chiesa non può rimanere assente, perché portatrice della misericordia del Signore, risponde al bisogno di riconciliazione di queste donne”.
Questa azione è ben descritta nel numero 99 della lettera enciclica Evangelium Vitae: una azione di ricostruzione, di pacificazione e anche di conversione per mettere al servizio la propria vita là proprio dove è stata offesa. Si tratta di una forma di restituzione alla vita, ad un’altra vita bisognosa, di quello che ho perso”.
Mons. Sgreccia riguardo a questa “pagina nuova” della pastorale sottolineava il suo carattere attivo, il bisogno di raggiungere anche le donne che non hanno la possibilità di chiedere aiuto: “occorre accogliere questa sofferenza e saperla ascoltare”.
Fondamentale, nella lettura di Sgreccia, è il ruolo della formazione: “il volontariato deve essere professionalmente preparato, oltre che responsabile. È indispensabile dedicare tempo all’aggiornamento per poter esercitare bene questo ruolo”. Il cardinale aggiungeva: “Occorre poi sensibilità per carpire i segnali, talvolta anche compressi, delle persone che chiedono aiuto”. Ai volontari del Movimento raccomandava di “andare oltre l’aiuto immediato e puntare a inserire volontari qualificati nei punti nevralgici come gli ospedali in cui si praticano le interruzioni di gravidanza e i consultori – dove le donne che hanno abortito fanno ritorno per cercare assistenza – così da poter offrire un aiuto autentico e un percorso di guarigione”.

 

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