Introduzione al dossier “Sempre degni, sempre curabili” Marina Casini Bandini

«L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai chi soffre, non arrendersi, ma prendersi cura e amare per ridare la speranza» (Tweet lanciato il 5 giugno da Papa Francesco sull’account @Pontifex).

Ai malati, ai disabili, agli anziani, ai morenti e a quanti si spendono ogni giorno per assicurare loro cure adeguate e amorevoli

 

Una necessaria premessa
È necessaria una basilare premessa: non vogliamo giudicare nessuno, ma vogliamo avere autentica compassione per tutti coloro che soffrono a causa di malattie inguaribili o disabilità importanti. Ce ne sono alcune che sono veramente drammatiche. Convinzioni ed equilibri sono messi a dura prova; gli assetti del quotidiano cambiano completamente. Talvolta, lo sgomento, la stanchezza, la paura, la carenza di aiuti e di adeguata assistenza sanitaria, il difficile accesso a cure palliative personalizzate, la mancanza di una reale presa in carico del paziente e dei familiari, il peso delle privazioni e delle rinunce, un vuoto affettivo importante e significativo, relazioni problematiche e difficili, il turbamento nell’interfacciarsi con la sofferenza propria e altrui e la resistenza ad accettare certe situazioni, una malintesa pietà, possono portare il paziente e – quando ci sono – i familiari, anch’essi inevitabilmente colpiti, a uno sfinimento tale che la morte sembra la via di uscita verso la tanto sospirata “liberazione”. Bisogna poi tener presente che l’atmosfera culturale e sociale, in cui si intrecciano individualismo e utilitarismo, rende più pesante e faticoso convivere con la sofferenza e i limiti, talvolta molto severi, imposti dalla malattia o dalla disabilità; così si affaccia la tentazione di farla finita pur di uscire da una situazione che può risultare esasperante. Se poi si aggiunge qualche forma di depressione, la strada potrebbe sembrare proprio a senso unico.

Non possiamo e non dobbiamo chiuderci di fronte a queste vicende umane, ma comprendere e abbracciare chi attraversa questi deserti; soprattutto bisogna prevenire lo sfinimento e la disperazione con una solidarietà personale e collettiva che non si arrende sfiduciata, ma rilancia sempre sé stessa nell’avventura di una maggiore prossimità concreta e amorevole.

Quante ammirevoli persone ci sono, che ogni giorno ricominciano rinnovando le proprie energie per sostenere, curare, confortare, alleviare, amare chi è incapace di provvedere a se stesso perché malato, disabile, anziano; fino quasi a vivere non solo “per” l’altro, ma anche “al posto” dell’altro! Dobbiamo scelte in sé criminose», si aggiunge: «tuttavia oggi il problema va ben al di là del pur doveroso riconoscimento di queste situazioni personali. Esso si pone anche sul piano culturale, sociale e politico, dove presenta il suo aspetto più sovversivo e conturbante nella tendenza, sempre più largamente condivisa, a interpretare i menzionati delitti contro la vita come legittime espressioni della libertà individuale, da riconoscere e proteggere come veri e propri diritti».

Come per l’aborto, anche per l’eutanasia e il suicidio assistito la questione è epocale e sta diventando anche planetaria; l’Europa è già contaminata.

La nostra responsabilità, dunque, è grande perché, se la storia ha un senso positivo, questo è legato all’impegno che una generazione dopo l’altra mette per costruire la civiltà della verità e dell’amore.

La battaglia in corso ha aspetti giuridici che non possono essere trascurati o sottovalutati, tantomeno eccessivamente semplificati. Vanno compresi fino in fondo l’iter giuridico della questione di cui ci stiamo occupando; il significato di ogni passaggio, la portata, le implicazioni e le conseguenze dell’azione e dell’inazione. Il grosso rischio che si corre altrimenti è che anche chi è contrario ad introdurre norme eutanasiche in Italia finisce per contribuire – involontariamente e inconsapevolmente – a sostenerle. Non si tratta, infatti, di “scegliere il male minore”, ma di “cercare di evitare un male certo”, nello sforzo di conquistare il “massimo bene possibile”. Questa differenza si gioca sul filo delle regole del diritto. Il presente numero monografico di SAV web è stato realizzato anche nella speranza di rendere più chiari questi aspetti che il clamore di un dibattito che va facendosi sempre più acceso non aiuta a comprendere.

L’ordinanza costituzionale 207 del 2018
Collochiamo adesso in questa cornice gli avvenimenti che hanno portato alla fatidica data del 24 settembre stabilita con ordinanza della Corte Costituzionale n. 207 del 2018, gli scenari che si aprono, la linea seguita per tentare di allontanare dal nostro ordinamento percorsi di morte procurata nei confronti dei malati e dei disabili. I contributi presenti in questo dossier ci aiuteranno a orientarci e a sbrogliare la matassa di una materia non facile e sicuramente problematica anche per gli aspetti giuridici e politici coinvolti.

A Pfafficon, nel Cantone Zurigo, in Svizzera, presso la clinica Dignitas, il 27 febbraio 2018 alle 11,40 moriva Fabiano Antoniani, più conosciuto come dj Fabo. Fabiano voleva morire, ritenendo insopportabile la condizione in cui si trovava dopo l’incidente stradale avvenuto quattro anni prima. Il suo noto accompagnatore radicale, Marco Cappato, al rientro in Italia si autodenunciava per aver violato l’art. 580 del Codice penale che punisce “chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione”. Si apre una vicenda giudiziaria e la Corte di Assise di Milano pone alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell’art. 580 del Codice penale che sanziona, appunto, chiunque in qualunque caso aiuti altri a togliersi la vita.

La Corte (ordinanza 207 del 2018) da un lato illustra in modo brillante e assolutamente condivisibile le ragioni a sostegno del reato di istigazione e aiuto al suicidio («l’incriminazione dell’istigazione e dell’aiuto al suicidio – rinvenibile anche in numerosi altri ordinamenti contemporanei – è, in effetti, funzionale alla tutela del diritto alla vita, soprattutto delle persone più deboli e vulnerabili, che l’ordinamento penale intende proteggere da una scelta estrema e irreparabile, come quella del suicidio») e i pericoli di una autodeterminazione «che ignora le condizioni concrete di disagio o di abbandono nelle quali, spesso, simili decisioni vengono prese»; dall’altro, però, invita il Parlamento a introdurre disposizioni legislative sul tema in questione. Suggerendo l’abolizione della pena in nome dell’autodeterminazione di soggetti capaci di prendere decisioni libere e consapevoli, affetti da una patologia irreversibile, in stato di sofferenza intollerabile e tenuti in vita mediante trattamenti di sostegno vitale (paragrafo 10). Insomma, la Corte dice al Parlamento quello che deve fare e i tempi entro cui legiferare. In alternativa, la stessa Corte prospetta una disciplina del suicidio assistito/eutanasia introdotta per sentenza.

Le argomentazioni muovono dalla criticabilissima legge 219 del 2017 sulle disposizioni anticipate di trattamento che, tra e altre cose, permette su richiesta del paziente l’interruzione dell’assistenza all’alimentazione e all’idratazione, basilari sostegni vitali. In più, notano i giudici costituzionali, non è corretto che l’articolo 580 del Codice penale metta sullo stesso piano, comminando identica sanzione, chi determina o rafforza il proposito suicida di una persona vulnerabile, influendo nella sfera volitiva della vittima, e chi invece svolge solamente un ruolo esecutivo rispetto a colui che ha già maturato una ferma volontà di morire.

Occorrerebbe, affermano i giudici, una norma legislativa che superi le disparità e allarghi le possibilità di accesso alla morte cagionata su richiesta di malati e disabili sofferenti, senza prospettiva di guarigione o recupero.

Siamo dunque di fronte ad una situazione nuova che vede una inedita dialettica tra Corte Costituzionale e Legislatore circa uno dei temi più delicati e complessi su cui pesa inevitabilmente la politica.

E il Parlamento?
La domanda sorge spontanea: ma fino ad oggi che risposta ha dato il Parlamento? Dal 27 febbraio al 25 giugno si sono svolte presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati audizioni informali – che l’8 aprile hanno visto la partecipazione del Movimento per la Vita – nell’ambito delle seguenti cinque proposte di legge: C. 2 PDL di iniziativa popolare “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”; C. 1586 PDL di iniziativa del deputato Cecconi “Modifiche alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, in materia di trattamenti sanitari e di eutanasia”; C. 1655 PDL di iniziativa dei deputati Rostan et al. “Introduzione degli articoli 4 bis e 4 ter della legge 22 dicembre 2017, n. 219, in materia di trattamenti di eutanasia”; C. 1875 PDL di iniziativa dei deputati Sarli et al. “Disposizioni in materia di suicidio medicalmente assistito e di trattamento eutanasico”;

  1. C. 1888 PDL di iniziativa dei deputati Pagano Alessandro et al. “Modifiche all’art. 580 del codice penale, in materia di aiuto al suicidio, e alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, riguardanti le disposizioni anticipate di trattamento e la prestazione di cure palliative”.

Poi, il tema non è più stato calendarizzato. In ogni caso oltre alle audizioni informali, non vi sono stati altri momenti significativi e comunque non si è giunti a un testo unitario da portare in discussione. Perciò, dopo questa parentesi, la politica sembrava aver messo i remi in barca. Almeno fino a quando importanti espressioni dell’associazionismo cattolico – e soprattutto lo stesso Presidente della Conferenza Episcopale Italiana – si sono mobilitati sui contenuti di cui diremo nelle prossime righe, tant’è che, finalmente, per il 31 luglio sono state convocate le Commissioni II e XII della Camera dei deputati per tentare di comporre un testo da portare in aula. Purtroppo, però, mentre siamo in chiusura di questo dossier, veniamo ad apprendere che le Commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera non sono riuscite trovare una convergenza su un testo base, nonostante una certa raggiunta convergenza sia sulla necessità di evitare un intervento della Consulta, sia sui contenuti sostanzialmente coincidenti con alcuni articoli della “proposta Pagano”, atto C. 1888 – di cui diremo nel prossimo paragrafo – relativi ad una circostanziata attenuante all’art. 580 codice penale e alla valorizzazione delle cure palliative. Una piena convergenza su questo sarebbe stata sufficiente a determinare l’arresto del procedimento presso la Corte costituzionale. Tuttavia, il 1° agosto il Presidente della Camera non ha calendarizzato l’argomento nei lavori dell’Assemblea di Settembre, nemmeno con le formule di prassi quando le commissioni non hanno ancora terminato il proprio lavoro referente ma vi è una scadenza imminente.

E allora che succede se il Parlamento non interviene in tempo? Il rischio serio e fondato (si vedano anche le affermazioni del presidente della Consulta, Giorgio Lattanzi, contenute nella relazione annuale dei lavori della Corte Costituzionale nel 2018 e in un’intervista su La Stampa del 12 giugno 2019) è che la morte procurata nella forma dell’eutanasia e del suicidio assistito verrà normativamente introdotta mediante una sentenza della stessa Corte Costituzionale.

Verrà così molto probabilmente portato a conclusione il percorso iniziato dalla legge 219/2017 e proseguito dall’ordinanza 207/2018: il reato di aiuto al suicidio verrà depenalizzato almeno nella fattispecie già delineata dalla Consulta.

Depenalizzare significa che un determinato comportamento non è più qualificato come reato e quindi non è più sanzionato penalmente. Sebbene, generalmente parlando, la depenalizzazione non implichi automaticamente l’illiceità di un comportamento che potrebbe avere altre sanzioni (es. amministrative, che nel caso che ci interessa comunque non ci sarebbero) mantenendo quindi un carattere di antigiuridicità, è però vero che di fatto, anche per via interpretativa e applicativa, la depenalizzazione finisce per trasformare il delitto in diritto.

Nel caso di specie questo vorrebbe dire introdurre e consolidare una mentalità eutanasica, legalizzandola addirittura sul piano costituzionale e così legando mani e piedi al Parlamento attuale e futuro, che non potrà fare altro che adeguarsi a quanto stabilito dalla Corte fino ad allargare le maglie della legge sul testamento biologico (legge 219/2017).

Non dimentichiamo che le pronunce della Corte Costituzionale, data la grande autorevolezza dell’organo giurisdizionale, a differenza delle leggi, hanno una portata destinata a durare a lungo nel tempo e sono difficilmente scalfibili per lo meno nella breve e media durata.

Per questo, l’inerzia del legislatore su un tema così delicato – la vita e la morte – che investe tutti i cittadini che hanno eletto i loro rappresentanti in Parlamento, è particolarmente grave: non significa neutralità, ma chiara presa di posizione politica favorevole all’eutanasia eludendo la fatica di una dialettica parlamentare. Ma la responsabilità resta.

LUGLIO: mese per la vita. Iniziative per scongiurare l’ingresso per sentenza di suicidio assistito ed eutanasia
Alla luce di queste considerazioni e di fronte alla morsa del tempo che corre avvicinando a grandi passi l’appuntamento con la Consulta, si è formato un fronte che sta impegnandosi a fondo per contrastare ogni soluzione eutanasica rispetto alla scadenza data dalla Corte Costituzionale. In sostanza, si ritiene inaccettabile che il Parlamento si lasci consapevolmente espropriare, su un tema così delicato e complesso, del proprio ruolo di rappresentante dei cittadini privando il dibattito della ricca dialettica parlamentare e consegnando per inerzia la decisione normativa su vita e morte a un collegio di 15 giudici.

Il mese di luglio è stato in questo senso molto intenso e, insieme a un fermo “no” a eutanasia e suicidio assistito, si è fatta sempre più largo l’idea che la legge su cui incardinare un serio dibattito parlamentare sia la proposta di legge siglata da Alessandro Pagano e altri 17 parlamentari (Atto Camera n. 1888), assunta come base di discussione. La proposta mira a dare un seguito alle indicazioni della Consulta, evitando comunque la loro trasposizione in norme eutanasiche. Infatti essa mantiene in ogni caso il reato di aiuto al suicidio, ma modifica l’articolo 580 per quanto riguarda la sanzione che verrebbe ridotta nei casi che vedono coinvolti stretti familiari, in presenza di una prolungata sofferenza e un’irreversibilità della prognosi. Non si tratta dunque di cancellare il reato, ma – come spessissimo avviene nel diritto penale – di valutare alcune circostanze intervenendo sulla graduazione della responsabilità, preoccupazione tipica del diritto penale. La proposta, inoltre, esclude la nutrizione/idratazione assistita dal novero dei trattamenti sanitari; prevede la possibilità di presentare obiezione di coscienza; rafforza il ricorso alle cure palliative e la terapia del dolore con la presa in carico del paziente da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

Andiamo con ordine: il 10 luglio è stato reso noto un documento articolato in 9 punti, siglato dalle sei associazioni radunate attorno al tavolo di lavoro e coordinamento “Vita e Famiglia” presso la CEI (Movimento per la Vita, Scienza e Vita, Forum delle Associazioni Familiari, Associazione Medici Cattolici Italiani, Forum Associazioni Socio-Sanitarie, Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici) le quali chiedono «che il Parlamento, consapevole delle proprie responsabilità istituzionali, eserciti pienamente e tempestivamente la propria funzione legislativa in materia» e annunciano un evento che si terrà l’11 settembre a Roma.

L’11 luglio, giorno in cui è morto per mano altrui Vincent Lambert dopo due settimane di forzata interruzione e idratazione assistita, in armonia con l’iniziativa precedente, si è svolto a Roma il seminario «“Diritto” o “condanna” a morire per vite “inutili”?», organizzato dal Libero coordinamento intermedio Polis pro Persona e dall’osservatorio “Vera Lex?” coordinato da Domenico Menorello. Hanno aderito 32 associazioni tra le quali il Movimento per la Vita e – forse per la prima volta da anni – hanno partecipato parlamentari di tutti i gruppi ed esponenti del Governo.

Da questo seminario di lavoro e riflessione è uscito un documento complementare a quello del 10 luglio in cui, facendo appello al Parlamento, si afferma la motivata e convinta contrarietà a qualsiasi normativa che introduca l’eutanasia. Gli atti del Seminario sono disponibili nel formato e-book per i tipi della Cantagalli. Il volume è stato presentato alla conferenza stampa il 7 agosto presso la Sala Nassirya del Senato.

Il 12 luglio il quotidiano Avvenire pubblica un’ampia e articolata intervista di Francesco Ognibene al Presidente della CEI, cardinal Gualtiero Bassetti che esorta «la politica, perché metta al primo posto un concreto accesso per tutti a cure adeguate, a partire da quelle palliative e dalla terapia del dolore» e prende in considerazione un intervento legislativo «sull’articolo 580 del Codice penale soltanto per differenziare e attenuare – non depenalizzare! – in alcuni casi la previsione sanzionatoria all’aiuto al suicidio».

Il 18 luglio, il lavoro dell’associazionismo e la rete di contatti fra parlamentari  dei  diversi  gruppi approda alla sala stampa della Camera dei Deputati dove si è tenuta una conferenza stampa dal titolo “Avviare il countdown, contro l’eutanasia per sentenza” con l’obiettivo di andare in aula a Montecitorio entro il 24 settembre, per evitare che l’avvento dell’eutanasia legale avvenga nel silenzio del legislatore. Obiettivo: che almeno un ramo del Parlamento si pronunci prima del termine posto dalla Consulta.

Sul sito del raggruppamento delle associazioni appositamente allestito, www.polispropersona.com, viene allocato un vero e proprio countdown e dal relativo profilo facebook si può ricevere e far ricevere un post che “scala” ogni giorno per ricordare che “manca poco”. Non solo, ma si può anche mandare una email a tutto l’ufficio di presidenza della Camera e a tutti i capigruppo di Montecitorio per chiedere che alzino la testa e impediscano l’imposizione in Italia dell’eutanasia per sentenza.

In data 26 luglio, alcuni Senatori e Deputati di molti partiti hanno inviato una lettera all’indirizzo dei Presidenti di Camera e Senato affinché sui confini della vita e della morte, essi esercitino «ogni prerogativa per favorire iniziative assunte da singoli parlamentari, da gruppi parlamentari e da gruppi “di” parlamentari, tese a far sì che il tema indicato sia oggetto di dibattito e di determinazioni nelle Aule parlamentari e non in un’Aula che, ancorché propria di un’alta Corte, è pur sempre un’aula giudiziaria».

Queste iniziative hanno portato a convocare le Commissioni competenti per tentare di arrivare ad una sintesi di proposta base. Tuttavia, al momento, come già ricordato nel precedente paragrafo, nessun risultato e nessuna calendarizzazione.

Ma non è un rischio “stuzzicare” il Parlamento?
Vi è però chi vede un grosso rischio nel pressing sul Parlamento dove c’è una maggioranza virtuale a favore dell’eutanasia.

Una “commistione” PD M5S (come è già avvenuto per la legge 219/2017) porterebbe verso eutanasia e suicidio assistito: quattro delle cinque proposte già presentate e su cui si sono svolte le audizioni presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, esprimono questo orientamento.

È vero che il tema non rientrerebbe nel “Patto di Governo”, ma sia la Ministro Grillo che il sottosegretario Zingaretti hanno pubblicamente dichiarato di essere favorevoli ad una legge pro- eutanasia. Quindi – si afferma – meglio andare cauti e non aizzare il can che dorme; non rischiamo di arrivare per la fretta ad una brutta legge; insomma: non tiriamoci la zappa sui piedi. Inoltre, si aggiunge, non è così scontato che la Corte legittimi suicidio assistito/eutanasia perché la composizione al suo interno, seppure quantitativamente orientata verso la “dolce morte”, non è compatta come ha dimostrato la stessa contraddittoria ordinanza 207/2018.

Le cose non stanno, però, esattamente così. Giancarlo Giorgetti al seminario dell’11 luglio ha spiegato che l’assenza di previsioni esplicite nel patto di Governo sui temi c.d. etici, è perché vi sarebbe una sostanziale intesa perché questa legislatura sia di decantazione, nel senso che non si dovrebbe aggiungere né togliere alcunché rispetto alla legislazione vigente su questi temi. Ora, se i 5 Stelle impedissero all’aula di deliberare, ciò significherebbe “volere” la sentenza eutanasica. Peggio fare tesoro di queste testimonianze, tanto silenziose quanto luminose. E non vi è dubbio che la famiglia svolge un ruolo di primo piano e si conferma essere una risorsa anche per la società e per lo Stato.

Ferme restando queste considerazioni, dobbiamo dire però che qualcosa bisogna giudicare. È la cultura, cioè la mentalità, il modo di pensare, il modo di interpretare concetti fondamentali come quelli di dignità, libertà, uguaglianza, giustizia. Le idee camminano e si diffondono, fanno la storia, caratterizzano una società e influiscono sui comportamenti.

Ma dobbiamo vagliare anche le strategie operative per valutare come raggiungere qui ed ora il massimo bene possibile. È chiarissimo a riguardo il paragrafo 18 dell’ “Evangelium vitae” dove, dopo aver riconosciuto che «le scelte contro la vita nascono, talvolta, da situazioni difficili o addirittura drammatiche di profonda sofferenza, di solitudine, di totale mancanza di prospettive economiche, di depressione e di angoscia per il futuro» e che «tali circostanze possono attenuare anche notevolmente la responsabilità soggettiva e la conseguente colpevolezza di quanti compiono queste ancora se alla Camera si formasse una maggioranza alternativa PD-5 Stelle per introdurre l’eutanasia. In entrambi i casi l’accordo di Governo dovrebbe cadere, il che è proprio ciò che il Movimento 5 Stelle non vuole in questo momento.

Vi è poi una via più saggia. Se le forze politiche convergessero solo sul rafforzamento delle cure palliative e sull’aggiornamento dell’art. 580 del Codice penale (in pratica primi due articoli della PDL 1888 a firma Pagano), darebbero una risposta alla Corte costituzionale, senza prendere posizione sull’eutanasia, di cui il Parlamento potrà, eventualmente, parlare con modalità e tempistiche più congrue (la legge sulle DAT ha visto venti mesi di serrati lavori parlamentari). Questo sarebbe anche il modo, su cui tutti dovrebbero convergere, per rivendicare al Parlamento, eletto dal popolo, e non a un giudice il potere di fare le leggi.

Infatti, se l’art 580 c.p. viene modificato, la Corte dovrebbe fermare il suo procedimento su tale articolo e restituire gli atti alla Corte d’assise di Milano essendo cambiata la norma che aveva avviato la relativa richiesta di controllo di costituzionalità. E così si sarebbe scongiurato questo aberrante tentativo da parte della Consulta di legiferare in materia di vita e di morte!

Conclusione
È evidente che la situazione è intricata e ogni soluzione presenta aspetti di rischio. Tuttavia, bisogna riflettere sul fatto che difficilmente la Corte accetterà un rinvio senza un valido motivo e che senza un intervento del Parlamento si va dritti verso l’esito peggiore (anche se, ahinoi, il più probabile) cioè alla sentenza costituzionale. Perciò, in questi giorni, i Senatori Binetti, Gasparri e Quagliarello hanno proceduto a tempo di record agli adempimenti di deposito di una proposta di legge di soli due articoli che ricalcano la proposta esaminata alla Camera al n. 1888 A.C. (PDL Pagano et al.) per quanto riguarda la fattispecie attenuata di aiuto al suicidio, la valorizzazione delle cure palliative, la sottrazione dell’idratazione/nutrizione assistita dal campo dei trattamenti sanitari e la loro somministrazione secondo i criteri dell’appropriatezza medica, la previsione del diritto di sollevare obiezione di coscienza. La copertura implicita del “Patto di Governo” – secondo cui non devono esserci previsioni attive sulle questioni etiche e il Parlamento non dovrebbe perciò né aggiungere, né togliere norme dalla legislazione vigente sui temi c.d. “eticamente sensibili” – non reggerebbe: in questa situazione il silenzio del Parlamento equivale all’assenso all’eutanasia per sentenza.

«Dunque, se il M5s nei prossimi giorni dovesse impedire che alla Camera si arrivi in aula per approvare un testo di legge di poche righe che aggiorni solamente l’art. 580 c.p. senza norme eutanasiche (PDL Pagano), in realtà imporrebbe, in questo modo, all’alleato leghista e a tutto il Paese un passo verso l’eutanasia per sentenza. E qualora Montecitorio andasse davvero (irresponsabilmente) in ferie disinteressandosi del problema, la Lega ci farà necessariamente sapere, per come reagirà o non reagirà, se una possibile e gravissima rottura del «contratto», quella per cui non avrebbero dovuto esserci riforme in tema di vita e di morte, meriti o meno decisioni conseguenti» (Domenico Menorello, Avvenire del 18 luglio 2019).

Il conto alla rovescia – con agosto che incombe – ricorda a tutti che il tempo è poco. Per l’11 settembre, come sopra ricordato, è in programma a Roma la giornata di riflessione su “Eutanasia e suicidio assistito. Quale dignità della morte e del morire?” che coinvolgerà numerose associazioni e sarà aperta a tutti i parlamentari.

Nelle prossime pagine, quanto è stato illustrato in questa introduzione è documentato e approfondito. In corsa abbiamo aggiunto una sezione riguardante il parere del Comitato Nazionale per la Bioetica “Riflessioni bioetiche sul suicidio assistito”, datato al 18 luglio e reso pubblico alla fine del mese, proprio mentre stavamo chiudendo questo dossier. È necessario anche orientarsi nella comprensione reale di questo recentissimo documento, poiché le informazioni che stanno circolando sui media sono fuorvianti.

Non c’è dubbio che siamo dentro una nuova sfida della cultura dello scarto che, ormai lo sappiamo, si avvale di censure, inganni e distorsioni, come quella di distinguere eutanasia e suicidio assistito (come se si trattasse di cose diverse, mentre la sostanza è la stessa) e di sovrapporre dignità e autodeterminazione (come se coincidessero, mentre sono realtà che, pur richiamandosi, hanno caratteristiche diverse).

In ogni caso, noi non possiamo non aiutarci a capire che il tentativo di introdurre l’eutanasia significa volere una certa idea di uomo, una antropologia in cui la vita non avrebbe valore in ogni suo istante, dal concepimento, perché sempre segno di un “Destino buono” che desideriamo (addirittura di più nella prova) e che ci accoglie continuamente, ma avrebbe valore solo fino a che rimanga “produttiva” e “di qualità”. Quando, vulnerabile e bisognosa di accudimento, diventa un costo eccessivo, allora avrebbe meno “dignità” e potrebbe essere fatta “concludere” nelle strutture pubbliche, così rovesciando il senso stesso anche del Servizio Sanitario Nazionale e dell’esser medici, che da “professionisti della vita” (Filippo Anelli, Presidente FNOMCEO, 11 luglio 2019) diverrebbero servitori della morte.

Quindi non possiamo non convocarci tutti a questa grande e nobile battaglia! Il prossimo immediato appuntamento è, come è stato ricordato, l’11 settembre a Roma.

L’evento avrà come momento centrale la partecipazione del Cardinale Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI; saranno presenti le associazioni che hanno aderito al Seminario «“Diritto” o “condanna” a morire per vite “inutili”?», quelle che hanno aderito al “Manifesto per il diritto alla vita nel 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” e altre ancora. A breve sarà inviato il programma definitivo.

Un sentito ringraziamento a tutti coloro che velocemente hanno offerto riflessioni, suggerimenti e contributi per redigere al meglio, in tempi rapidissimi – e quasi in diretta con gli avvenimenti in corso – questo numero di Sì alla vita web. I nomi di tutti coloro che hanno partecipato sono riportati in ordine alfabetico in calce a questa introduzione. Gratitudine anche a Massimo Magliocchetti che ha curato con entusiasmo ed efficienza questo dossier e a Giovanni Buoso che come sempre si è occupato con grande professionalità dei profili grafici.

Si ringraziano
Airoma Domenico, Magistrato e Vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino

Calipari Maurizio, Docente di bioetica generale presso l’Università Europea di Roma

 Gambino Alberto, Avvocato, Docente di diritto privato e Prorettore dell’Università Europea di Roma

Gandolfini Massimo, Neurochirurgo e psichiatra, Docente di neurochirurgia presso la Fondazione Poliambulanza di Brescia e Presidente dell’Associazione Family Day/Difendiamo i nostri figli

Gigli Gian Luigi, Neurologo e psichiatra, Docente di neurologia presso Università degli studi di Udine; già Presidente del Movimento per la Vita italiano e Deputato

Leotta Carmelo Domenico, Avvocato e Docente di diritto penale presso l’Università Europea di Roma

Magliocchetti Massimo, Giurista e Segretario Movimento per la Vita del Lazio

Mantovano Alfredo, Magistrato e Vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino; già Deputato, Senatore e Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Interno

Menorello Domenico, Avvocato e coordinatore dell’Osservatorio parlamentare “Vera Lex?”, già Deputato

Morresi Assuntina, Docente di chimica fisica presso l’Università di Perugia e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica

Ognibene Francesco, Giornalista caporedattore di Avvenire e coordinatore dell’inserto “È vita”

Pagano Alessandro, Deputato della Repubblica

Palmieri Marcello, Giornalista di Avvenire

Quagliariello Gaetano, Senatore della Repubblica

Ricciuti Marcello, Medico, Direttore Hospice e Cure Palliative Azienda Ospedaliera S. Carlo Potenza e Presidente del Movimento per la Vita di Potenza

Sedda Giovanna, Redazione Si alla Vita web

Tropea Simone, Redazione Si alla Vita web

 

Introduzione al dossier “Sempre degni, sempre curabili” (.pdf)