Lettera al Popolo della Vita Marina Casini Bandini

Carissimi

«Si può dimenticare il degrado del proprio corpo se lo sguardo degli altri è pieno di tenerezza», è scritto nelle pagine del diario dell’Hospice di Forlimpopoli, diretto dal Professor Marco Maltoni, medico palliativista. È una frase molto bella e profonda. Ci dice che siamo legati gli uni agli altri.

Questa lettera è idealmente il seguito della precedente: il presente numero di Sì alla Vita web, infatti, è tutto dedicato al dibattito che si sta svolgendo in Italia sul fine vita. Ci pare importante cercare di fare, insieme a voi, l’attuale punto della situazione per quanto riguarda l’appuntamento del 24 settembre prossimo. È questa la data entro la quale la Corte Costituzionale con l’ordinanza n. 207 dello scorso anno, ha chiesto al Parlamento di intervenire con una legge sull’aiuto al suicidio (vietato dall’art. 580 del Codice penale). I giudici, però, con questa peculiare pronuncia  non si sono limitati a mettere le redini sul collo del Legislatore fissando il termine della corsa, ma – facendo leva sulla legge 219 del 2017 (quella sul testamento biologico, per intenderci) – hanno espresso un orientamento ben preciso: «una disciplina delle condizioni di attuazione della decisione di taluni pazienti di liberarsi delle proprie sofferenze non solo attraverso una sedazione profonda continua e correlativo rifiuto dei trattamenti di sostegno vitale, ma anche attraverso la somministrazione di un farmaco atto a provocare direttamente la morte, potrebbe essere introdotta».

Il momento è davvero cruciale culturalmente, socialmente, giuridicamente, politicamente.

Come risulta da questo Si alla vita web-dossier – curato da Massimo Magliocchetti e intitolato “Sempre degni, sempre curabili” – il Movimento per la Vita ha seguito tutta la vicenda processuale ed è presente nelle discussioni e nelle iniziative prese e avviate per scongiurare che l’eutanasia – perché di questo di tratta – venga introdotta in Italia.

Non deve stupire che il Movimento per la Vita, nato per difendere i bambini in viaggio verso la nascita cui viene impedito di vedere la luce in nome di una legge “integralmente iniqua” che offende la ragione prima ancora del diritto, si occupi anche di “fine vita”. Articoli sul tema dell’eutanasia si ritrovano già nei primi Sì alla vita; per esempio, il numero di luglio-agosto 1981 pubblica un contributo di Antonio Achille significativamente intitolato “Dopo la legalizzazione dell’aborto, l’eutanasia non è lontana”. Come poi non ricordare in tempi più recenti le riflessioni e le pubblicazioni sui casi Welby ed Englaro e, insieme ad altre realtà, l’impegno anche politico per salvare Eluana e per arginare a livello legislativo le derive di una giurisprudenza ispirata a criteri marcatamente individualistici?

Del resto, lo abbiamo sempre affermato: nel “big bang” iniziale in cui dal nulla ciascun essere umano compare all’esistenza, c’è già tutto; quella dignità umana che risplende nel piccolissimo essere umano concepito e non ancora nato è la stessa che caratterizza in modo indelebile, senza limiti o condizioni, tutta l’esistenza umana.

Dunque anche quella afflitta dalla malattia e dalla disabilità, oggi nel mirino di una visione corrotta dei diritti dell’uomo che pretende di trasformare il cagionare la morte in progresso e conquista civile.

Lungi da queste pagine la presunzione di esaurire i termini di una dialettica istituzionale ancora in evoluzione. Semplicemente vogliamo offrirvi lo stato dell’arte nel momento in cui viene redatto questo numero di SAV web. È importante che tutti siamo consapevoli di quanto sta accadendo e soprattutto di quanto potrebbe accadere.

Buona lettura!

 

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