Costretta ad abortire dai giudici: sentenza bloccata all’ultimo minuto di Giovanna Sedda

“La decisione di costringere ad abortire una donna contro la sua volontà è una intrusione immensa”: è l’ammissione della giudice inglese che, il 21 giugno, ha ordinato che una giovane donna fosse obbligata coattamente ad abortire. Un corto circuito legale costruito a piccoli passi…
Già i medici avevano raccomandato alla ragazza, appena ventenne, di abortire, per la sua salute mentale. Al rifiuto da parte della ragazza e della madre che l’assiste, i medici hanno deciso di coinvolgere la Court of Protection, una sorte di corte tutelare inglese chiamata a discutere quei casi in cui gli individui sono dichiarati incapaci di agire per il proprio interesse. A chiudere il cerchio è quindi arrivata la sentenza della giudice Nathalie Lieven che si è giustificata additando la scelta alla tutela della salute della paziente. Persino la nascita del bambino e il suo eventuale affidamento ad un’altra famiglia è stato ritenuto contrario al miglior interesse della madre.
Per nulla rassegnata alla decisione, la madre della ragazza ha affermato che entrambe sono cattoliche e contrarie a ogni forma di aborto e ha presentato ricorso alla Corte di appello.
Anche gli assistenti sociali che seguono la ragazza si sono detti fortemente contrari al provvedimento. Oltre 75.000 persone hanno firmato una petizione per chiedere al ministro per la salute e servizi sociali, Matthew Hancock, di intervenire per fermare la sentenza della giudice Lieven.
Una giudice che, come documenta l’agenzia CNA, non ha mai nascosto le sue posizioni pro-aborto: aveva difeso, da avvocato, un gruppo di cliniche abortive, quindi promosso il ricorso all’aborto farmacologico domestico, e aspramente criticato i limiti all’aborto previsti in Irlanda del Nord.
Fortunatamente la Corte d’appello ha discusso il ricorso in appena tre giorni e il 24 giugno ha bloccato l’esecuzione della sentenza.
Tuttavia, i giudici hanno spiegato che per scrivere estensivamente le motivazioni di questo vero e proprio colpo di scena avranno bisogno di tempo, data la “natura unica” del caso. Una dichiarazione sibillina che potrebbe celare la volontà di non creare un precedente per altri casi simili.
Una dichiarazione che, allo stesso tempo, contiene una scintilla di verità innegabile: la vita di ogni bambino e di ogni madre è davvero “unica” e irripetibile e questo dovrebbe essere sufficiente per metterla al riparo da ogni ingiustizia.

 

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