Eugene Lazowski. il “disobbediente” creativo di Simone E. Tropea

Ci sono storie di uomini straordinari, la cui straordinaria umanità risalta appunto, o piuttosto si rivela, nel momento in cui la disumanità si afferma come ordinarietà. Come perversa normalità che chiede adesione e impone parametri contrari ad ogni ragionevole, umano buon senso. Eugene Lazowski, è uno di questi eroi, per lo piú sconosciuti, che oggi però vogliamo ricordare come esempio di medico. Questo medico polacco infatti, insieme al collega e amico dott. Matulewicz, simulò un’epidemia di tifo nei pressi del villaggio dove viveva, poco distante dal ghetto ebraico di Rozwadów, riuscendo a salvare oltre 8.000 persone dal campo di concentramento.
A partire dal 1942 i due iniziarono a somministrare un vaccino a pazienti sani di modo che risultassero falsi positivi ai test di controllo del tifo. Essendo il tifo altamente contagioso, tra le truppe naziste in Polonia crebbe velocemente il timore di essere contagiate. Il dottor Lazowski, insieme a Matulewicz, iniettò il falso vaccino anche a persone non ebree in 12 villaggi limitrofi affinché non venisse messo in quarantena un singolo ghetto, ma tutta l’area. Quando nel 1943 la Gestapo inviò un’ispezione, il dottore ebbe l’idea di radunare gli anziani malati e tutte le persone che riuscí a trovare, con pidocchi e malattie di ogni sorta. I medici nazisti confermarono cosí l’epidemia di tifo, evitando approfonditi controlli per il timore di un contagio.
Nel 1958 il dottor Lazowski divenne docente di Pediatria alla University of Illinois. Rischiando la sua vita, obbedendo a quella deontologia che caratterizza la professione medica e la rende unica rispetto ad altre professioni ugualmente importanti ma distinte, questo medico rappresenta per noi un esempio di dissidente audace e creativo, che rispose all’affermazione storica di un’ideologia anti-umana, con la prontezza di chi sa che la missione del medico a volte richiede “disobbedienza”.
Oggi presentiamo questa figura, perché siamo convinti che in un futuro molto prossimo, la differenza la faranno i “disobbedienti”.
Cioè a dire, quei medici che non si piegheranno alle indicazioni discutibili della politica dominante, ma custodiranno pura la loro vocazione.
Così come tanti medici, tradendo se stessi e la loro missione, si macchiarono delle più assurde atrocità, giustificandosi con la retorica offerta loro dal regime, in quegli anni difficilissimi, moltissimi altri medici si opposero con i fatti, in segreto o manifestatamente, spingendosi fino a compiere atti di vero e proprio eroismo.
La coscienza del terapeuta è il terreno scivoloso e precario sul quale si gioca moltissimo nei prossimi anni. Ci auguriamo che esistano sempre medici disposti a difendere ad ogni costo, la vita e il bene dei più fragili, sull’esempio di Lazowski.

 

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