In ricordo di Paola Bonzi di Massimo Gandolfini

Pochi giorni fa, Paola Bonzi, una grande donna italiana ci ha lasciato. Lo ha fatto in silenzio, senza clamori mediatici, nel segno di una vita operosa, volutamente distante dai riflettori della cronaca. Amava fare, molto più che chiacchierare, e soprattutto “fare bene il Bene”, come era solita dire. Ed è innegabile che di bene ne ha fatto davvero tanto: ha salvato dall’aborto 22.702 bimbi e con loro, le loro mamme perché – citando ancora le sue parole – non bisogna mai dimenticare che le vittime dell’aborto sono almeno due: bimbo e mamma. Quindi, 45.404 creature restituite alla vita! Per 35 anni, dal 1984, la porta del CAV della Clinica Mangiagalli a Milano era sempre aperta, pronta ad ascoltare, accogliere, aiutare tutte quelle donne che volevano non sentirsi sole di fronte alla drammatica scelta se eliminare o no il bimbo che era nel loro grembo. L’ultima volta che ebbi la gioia e la fortuna di passare un pò di tempo con lei, a Milano, mi disse due cose che mi hanno arricchito enormemente e che non trascuro mai di diffondere in ogni occasione, privata e pubblica. La prima: “Non ho mai conosciuto una donna che si sia pentita di aver fatto nascere il suo bimbo”.
All’opposto: “Quante donne ho visto piangere e soffrire perché avevano abortito”. La seconda: “Tutto ciò lo faccio con spirito laico perché la difesa della vita è il fondamento di ogni società civile”. Era cieca da molti decenni, ma aveva la vista della sapienza che “siede accanto a Dio in trono”.
Seguendo il suo esempio nell’agire quotidiano e quello di Carlo Casini, nell’agire culturale e politico si sono formate in Italia migliaia di persone che ogni giorno si spendono a favore della vita. Se, come afferma solennemente la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, il riconoscimento del diritto alla vita di “ogni membro della famiglia umana” è il fondamento della libertà, della giustizia e della pace, come è possibile che ancora oggi nel nostro Paese ci si opponga pregiudizialmente ad ogni prudente tentativo di modifica della legge 194, nell’ottica di una applicazione concreta di quella prima parte in cui si dichiara di voler “rimuovere” le cause che stanno determinando la scelta abortiva?
So bene che non è “politicamente corretto” affermare ciò che sto per dire, ma “contra factum non valet argumentum”: in Italia le vittime d’aborto legale sono più di sei milioni e i bimbi salvati sono circa 250.000 grazie all’operosità virtuosa di uomini e donne alla Paola Bonzi, grazie ai CAV, Progetto Gemma, Movimento per la Vita. Non si tratta per nulla di negare la libertà di scelta alla donna, ma si tratta – bisogna dirlo con estrema chiarezza ed onestà – di rendere la donna davvero libera da condizionamenti, in primo luogo economici, che la stanno “obbligando” a ricorrere all’aborto. Se stanziamo un pò di euro per garantire gravidanza, parto, mantenimento del bimbo ed accudimento sociale per i primi due anni, forse – dico forse – potremo salvare un bimbo e la sua mamma.
Così ha fatto Paola Bonzi. E già ci sono, oggi, in Italia, comuni virtuosi che si stanno mettendo in questa linea d’azione, cominciando dalla “vituperata” giunta di Verona, che il ringhio ideologico ha tentato di massacrare pochi mesi fa.
Chissà se un giorno o l’altro qualcuno dei famosi personaggi della cultura dei “diritti per tutti”, o della politica che “sta dalla parte degli ultimi” ci farà la cortesia di rispondere ad una semplicissima domanda: “Chi ci perde se nasce un bambino di più?”.
Il pensiero ideologico non ha risposta, perché in quanto tale non ha lo scopo di servire la verità ed è più comodo nascondersi dietro una bandiera arcobaleno. Paola Bonzi è stata una vera “femminista”: testimone silenzioso ed operoso che – in direzione opposta rispetto al mainstream mediatico-culturale che esalta donne che hanno praticato aborto su altre donne – ha scelto di difendere davvero le donne aiutandole a fare la cosa più bella della vita, dare alla luce un figlio!
Da cittadini, auguriamoci che il Presidente Mattarella, almeno “alla memoria”, non si dimentichi di assegnare a Paola la croce d’onore della Repubblica; da credenti sappiamo che ben altra onorificenza l’ha attesa in Cielo.