A Perugia arriva “CUORE A CUORE”, una riflessione tra denatalità e maternità fragile di Massimo Magliocchetti

Prosegue l’attività di formazione e aggiornamento aperto a tutta la cittadinanza e in particolare dei volontari, dei  sostenitori e dei simpatizzanti del Movimento per la Vita di Perugia. L’ultimo evento  è stato Domenica 29 settembre, presso la Sala San Francesco del Convento di Monteripido.
Una grande partecipazione è la cifra del grande lavoro culturale che i Movimenti per la Vita locali possono offrire al territorio.
Il tema dell’incontro è stato la difesa del diritto alla vita in un momento storico in cui l’Italia registra un calo della popolazione mai visto da novant’anni a questa parte. Infatti, secondo i dati diffusi dall’ISTAT, nel 2018 sono stati registrati all’anagrafe 140.000 nati in meno rispetto a dieci anni prima. Come emerso dall’evento, i numeri drammatici fotografati dall’Istat si traducono letteralmente in classi scolastiche in meno, ma anche in uno squilibrio fra la popolazione giovane e quella anziana, particolarmente longeva, che rischia di “generare l’insostenibilità del sistema Paese”, come afferma da tempo il Presidente dell’ISTAT, Giancarlo Blangiardo.
Accanto all’inverno demografico rimane anche il tema della crisi è la maternità, sempre più fragile e “liquida”, nella sua definizione, sia dal punto di vista biologico che sociale.
Sul tema sono intervenuti Eugenia Roccella, giornalista, già Sottosegretario alla Salute e Assuntina Morresi, Presidente del MpV di Perugia e Umbria.
“Ad essere cambiato oggi è il modo di intendere la famiglia – ha introdotto così la Morresi – e se vogliamo capire che cosa è in crisi oggi nella natalità, dobbiamo capire cosa sta succedendo alla madre”.
La riflessione è stata dunque incentrata sulla consapevolezza della maternità (riprendendo una significativa campagna del MpV Italiano, lanciata lo scorso giugno, dal titolo “Cuore a Cuore”) e sul fatto che la maternità – storicamente e culturalmente una certezza in ogni tipo di cultura – oggi sta perdendo la forza dei suoi connotati.
“Dapprima – ha spiegato la Roccella – ci sembrava che l’aborto potesse essere l’inizio di un cambiamento antropologico, di fatto si è arrivati oggi a manipolare, modificare, spezzettare il senso della maternità, tanto che per una giovane italiana (ed europea più in generale) diventare madre non è più una realizzazione personale, ma un semplice ‘di più,’ un extra” (secondo Eurispes il 70% dei giovani tra i 18 e i 30 anni non pensa che avere un figlio sia una realizzazione, n.d.r.).
Collegando con un filo rosso aborto, Legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita e le sentenze della corte che l’hanno smontata in gran parte, la Roccella ha dimostrato come negli ultimi quindici anni sia entrato a far parte del vocabolario e del sentire comune il “diritto al figlio” come paradossale diritto individuale “incoercibile”. “Maternità e paternità – ancora Roccella – cessando di essere la duplice sfaccettatura dell’unica genitorialità, si sono sempre più legate alla contrattualizzazione e quindi al mercato. Il figlio come un bene, una merce, da poter scegliere con cura e selezionare. Scartando il prodotto difettoso, ovviamente”.
Nel senso sopra descritto, ecco che la maternità come perno delle società, principio generatore anche della stessa paternità, è diventata liquida, dubbia, incerta e anche poco desiderabile. Non solo problemi di natura economica e lavorativa, come è stato ricordato, che certamente sussistono e sono drammatici specialmente in Italia, ma proprio la maternità, in Italia, è colpita da una profonda crisi di identità.

 

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