Bimbo abbandonato morto a Merano. Mpv: alternative ci sono di Massimo Magliocchetti

Ha lasciato tutti sconcerti la notizia del ritrovamento di un neonato privo di vita in fondo a una scarpata nei pressi di Merano (Bolzano). Dalle prime ricostruzioni del quotidiano Dolomiten, la testa del bimbo, un maschietto, era avvolta in un panno, legato più volte intorno al collo. Il corpicino, ancora con il cordone ombelicale, si trovava sotto un cespuglio.
Una storia drammatica, che però riapre un tema mai sopito ma non correttamente valorizzato dai media di tutta Italia: le culle per la vita. «Una vicenda particolarmente dolorosa, sia perché un neonato ha perduto la vita in modo tragico, sia perché accanto a questo bambino c’è una mamma che si è trovata in una profondissima solitudine», ha commentato la notizia Marina Casini, Presidente del Movimento per la Vita italiano. Casini ha ricordato che «gesti come questo non si spiegano se non con un momento di disperazione, di buio che fa perdere qualsiasi coordinata».
Ma almeno tre alternative a questa scelta esistono, ormai da tantissimi anni. Questi fatti, ha ricordato Marina Casini, «potrebbero essere evitati grazie alle molte iniziative avviate su tutto il territorio per offrire risposte alle donne che vivono maternità difficili, ma che purtroppo non si conoscono».

I Centri di Aiuto alla Vita. – «Dovremmo tutti essere più informati e consapevoli, in Italia esiste una rete di aiuti costituita dai Centri di Aiuto alla Vita (CAV), ce ne sono in ogni regione». Infatti, i Cav sono 342 su tutto il territorio nazionale, isole comprese. Questi sono spesso abbinati a Case d’Accoglienza. È nei Cav che sperimentiamo il più grande abbandono: quello del figlio concepito, che viene eliminato con la drammatica scelta dell’aborto.

Il parto in anonimato. – «Ma chi ne è informato? Per le mamme che decidessero di non riconoscere e di non tenere con sé il proprio bambino esiste inoltre su tutto il territorio nazionale la possibilità di partorire in forma anonima, in qualunque ospedale pubblico ricevendo assistenza per la salute della mamma e del nascituro», spiega la Presidente, ricordando che il parto anonimo, ormai operativo da almeno un ventennio, spesso si pone come una scelta rispettosa della libertà della madre e della dignità del bimbo appena nato.
Il parto in anonimato, in casi come probabilmente è stato quello di questo neonato trovato nella scarpata, sarebbe stato una risposta d’amore anziché di tragico abbandono.

Le culle per la Vita. – La terza risposta sono le culle termiche, le ‘culle per la vita’ dove collocare il neonato in forma anonima. «Ce sono 62 in tutta Italia. Ma perché queste iniziative non vengono pubblicizzate?», precisa Marina Casini. «Temo che la scarsa informazione su queste opzioni – risponde Casini – sia dovuta ad una cultura che cerca di silenziare, di negare il bambino in fase prenatale, il nascituro, e di conseguenza non favorisce la conoscenza di strumenti che potrebbero evitare infanticidi e tragici abbandoni. Una mentalità che si inserisce nell’ambito di quella che si potrebbe definire ‘congiura contro la vita’ o ‘cultura dello scarto,’ secondo le espressioni dei nostri pontefici, che non volendo guardare il bambino non nato silenzia tutte le realtà che se ne occupano».

Una proposta. – Per la presidente del Mpv «sarebbe auspicabile invece una campagna televisiva, oppure, ad esempio, pubblicità nei televisorini delle stazioni della metro o sulle riviste distribuite gratuitamente, o su pannelli sulle fiancate degli autobus. Solo a Roma ci sono sette Centri alla Vita; noi tentiamo di fare questa pubblicità ma spesso troviamo difficoltà e ostacoli».