La teoria della qualità della vita come porta della cultura dello scarto di Simone E. Tropea

Quando si parla della qualità della vita si insinua sempre lo spettro di un’ignoranza o di una miopia radicale, circa l’essenza della vita. Circa il suo essere al di là  di ogni  griglia di valutazione e di ogni parametro postulato o imposto da chi la abita. La vita è un fatto che precede e resta sempre oltre l’interpretazione che ne diamo. Da questa dimenticanza origina l’inganno intrinseco ad ogni discorso sulla qualità della vita.
La pretesa di ridurre l’essere al nostro pensarlo, relativamente a degli schemi di convenienza che emergono all’interno di precise e puntuali contingenze sociali e culturali che pretendono di imporsi come l’unica, autentica, incontrovertibile realtà. Quando si vuol ridurre i fatti alle nostre interpretazioni e alle nostre valutazioni, in realtà, si nega tutto ciò che di buono i fatti hanno da dirci e da darci. Per questo la teoria (appunto teoria) della qualità della vita, è la porta della cultura dello scarto, perché ci porta a scartare i fatti, cioè la vita, privilegiando l’idea di vita che ci costruiamo a prescindere dai fatti. Scartare la vita che ci coinvolge e che ci provoca nel suo inesauribile divenire, significa però, in sostanza, scartare gli altri. Ma arriva anche a farci considerare degli scarti, nel momento in cui ci rendiamo conto di trovarci al di fuori dei parametri di qualità che noi stessi abbiamo formulato o assunto come verità definitivamente valide per noi stessi o per gli altri.
Il criterio arbitrario e soggettivo della qualità, come metro per valutare il valore della vita, la nostra o quella di chiunque altro, ci introduce nel regno del pregiudizio. Diventiamo giudici inflessibili della vita, negando a chiunque non risponda ai nostri principi, il diritto ad essere ciò che è.
Per questa ragione c’è bisogno di combattere questa pseudo-cultura che pretende di essere più importante della Vita e della sua logica immediata: la libertà di esprimersi per ognuno in modo diverso. Combattere la malattia significa combattere ciò che limita la libertà della vita, ma obbedire al principio della qualità, significa combattere la vita stessa.

 

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