Lettera al popolo della Vita di Marina Casini Bandini, Presidente Nazionale Movimento per la Vita Italiano

Carissimi,
tra i molti spunti degli ultimi tempi sul tema della vita, vi sottopongo il seguente. È stato recentemente osservato con una punta di rassegnazione che la posizione marginale del padre nella vicenda abortiva ha portato alla destrutturazione del matrimonio e della famiglia. Effettivamente come sappiamo la figura del padre compare nella legge 194 all’art. 5 in maniera incidentale: tra due virgole e in posizione periferica e subordinata alla volontà della donna.
Che la mentalità abortista sia responsabile a livello sociale della messa in angolo del “padre del concepito” è purtroppo vero, ma perché rassegnarsi a questa cultura della scissione che spezza i legami tra madre e figlio, tra madre e padre e tra padre e figlio?
Occorre ricostruire su più solide e rinnovate basi le alleanze vitali e strutturali di ciascuno di noi.
È fondamentale riconoscere la corresponsabilità essenziale del padre e della madre nell’accoglienza del concepito. La riflessione sul padre, già presente in nuce in un passaggio del “Manifesto sul diritto alla vita nel 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” (Avvenire 9 dicembre 2018), ha preso il volo lo scorso anno nel contesto del 38° Convegno dei Centri di aiuto alla vita, è stata recentemente oggetto di approfondimento nel Corso di Alta formazione per operatori dei Centri di aiuto alla vita che si è tenuto a Folgaria (Trento). Inoltre la necessità di rimettere la figura maschile al centro del dibattito sulla vita nascente è anche il tema del prossimo Concorso europeo per giovani promosso dal Movimento per la vita.
A supporto della valorizzazione del maschile nel campo della vita nascente viene anche la campagna “Cuore a cuore” che mette in primo piano il ruolo della donna nella difesa della vita nascente. Ma come si concilia la valorizzazione del maschile con il femminile di “Cuore a cuore”? É il figlio che illumina. Non dobbiamo ignorare le responsabilità dell’uomo in ordine alla generazione dei figli: è fondamentale riconoscere la corresponsabilità essenziale del padre e della madre nell’accoglienza del concepito. Uomo e donna: alleati per la vita. Perciò gli uomini, anche in quanto parti di una relazione che origina la vita, sono chiamati in causa, perché se è vero che la vita è affidata soprattutto alla madre, è anche vero che non è affidata a lei sola, perché la madre vive in contesti di relazione dove altre persone possono guardare alla sua gravidanza incoraggiandone la prosecuzione oppure premendo per la sua interruzione.
Purtroppo, spesso, l’aborto volontario è frutto della pressione maschile che determina la solitudine della donna. Curioso che il “padre del concepito” messo formalmente ai margini dalla legge 194, abbia poi, di fatto un peso determinante nell’opzione abortiva. Per questo è importante, importante davvero, che il maschile sia recuperato nella visione integrale di una responsabilità condivisa, anche nei nostri CAV e per i servizi ad essi connessi. Uomo e donna: alleati per la vita, appunto.
Buona lettura dei contributi contenuti nel numero di SAV web di questo mese!

 

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