L’eutanasia infantile in Belgio e Olanda di Simone E. Tropea

Il Belgio e l’Olanda sono stati i paesi europei che hanno  sdoganato l’eutanasia infantile. La pratica eutanasica applicata ai minori, che è inevitabilmente collegata ad un’altra pratica, ancora più agghiacciante a ben vedere, cioè l’eutanasia neonatale, in questi paesi si mostra semplicemente per ciò che è: la naturale estensione dell’eutanasia, considerata come risposta valida all’esperienza del dolore, ad una categoria di individui ritenuti comunque tanto malati da “poter” o addirittura “dover” preferire la morte ad una vita segnata dalla sofferenza. In Belgio l’eutanasia è stata legalizzata nel 2003, e dieci anni dopo, inevitabilmente, il partito socialista ha chiesto e ottenuto in parlamento un approccio di estensione della legge per i casi riguardanti minori o, che è quasi la stessa cosa, le persone in fase di progressivo deperimento di coscienza, quindi adulti affetti da demenza senile o Alzheimer. È molto difficile dare dei numeri esatti, perché sappiamo che la maggior parte dei casi di eutanasia non viene neppure registrata, come ha dichiarato lo stesso Wim Distelmans, presidente della commissione per il controllo e la valutazione dell’eutanasia. Tuttavia stando a quanto riportato dal New England Journal of Medicine (NEJM), nel marzo del 2015, sappiamo che c’è un dato soprattutto che suscita una preoccupazione importante, cioè a dire il fatto che una percentuale significativa delle persone che in questo paese ha subito l’eutanasia, non l’aveva richiesta e, evidentemente, non era neppure in condizioni di richiederla
Questo getta una luce importante sulla natura della pratica eutanasica, che, quando applicata ai minori, manifesta in tutta la sua radicale malvagità e l’ipocrisia strutturale del ragionamento che la sostiene, quello della cosiddetta “auto-determinazione”: nella maggior parte dei casi l’eutanasia non è  una scelta, ma è un’imposizione coatta o quantomeno il prodotto di un’istigazione se non diretta, almeno socio-culturali, che risponde alle esigenze pratiche di un sistema sanitario che ha perso il senso e il valore della cura dell’uomo, ma si preoccupa soltanto di far quadrare il bilancio senza disperdere fondi là dove sembra inutile farlo. Lo sdoganamento politico dell’eutanasia, ha sempre come primo effetto la copertura legale degli abusi perpetrati a discapito di quanti non sono in condizione di difendersi o di opporsi, perché psicologicamente o socialmente vulnerabili, in primis: i bambini. Per quanto riguarda l’Olanda, va detto che si tratta del primo paese al mondo ad aver legalizzato l’eutanasia e il suicido assistito (2001). A differenza del Belgio, dove di fatto non ci sono più limiti di età, in Olanda l’eutanasia minorile si può applicare su maggiori di 12 anni o su neonati. In questo paese è stato redatto il primo protocollo medico ufficiale per la pratica dell’eutanasia su minori. A redigerlo è stato un pediatra dell’ospedale di Groningen, il dott. Eduard Verhagen, definito da alcuni “il dottor dolce morte”. Verhagen definisce il suo protocollo un caso di “buona medicina”. Il protocollo di Groningen è abbastanza paradigmatico, perché in esso troviamo la tipologia del pazienti sui quali dovrebbe essere possibile e giusto, secondo l’autore, praticare l’eutanasia. Oltre a quei pazienti la cui speranza di vita è molto bassa o che dipendono da cure intensive, Verhagen considera lecito praticare l’eutanasia su quei bambini che vivono  in condizioni di “sofferenze insopportabili”, o con “pessima qualità della vita associata a continua sofferenza” . È proprio questo ultimo punto a lasciare sgomenta la comunità medica internazionale.
Chi o cosa stabilisce infatti i criteri per valutare la “qualità della vita”?
Come può un criterio così soggettivo essere assunto come un parametro clinico valido? In sintesi, nei Paesi Bassi, ci troviamo davanti all’aberrazione di una pratica legalizzata, a prescindere da qualsiasi valutazione etica che poggi su un minimo, oggettivo buon senso e a discapito di ogni deontologia medica.

 

30L’eutanasia infantile in Belgio e Olanda (.pdf)