Macron apre alla maternità surrogata di Simone E. Tropea

Macron apre alla maternità surrogata? Nell’Aprile scorso la Grand Chambre della Corte Europea dei diritti dell’uomo si è espressa con un parere consultivo sul caso di una donna francese che aveva chiesto il riconoscimento del diritto di filiazione su un neonato, venuto al mondo tramite maternità surrogata. Posto che la pratica della maternità surrogata in Francia è ancora, formalmente, illegale, il tribunale locale ha rinviato al tribunale europeo l’onere di prendere una decisione, temendo che un diniego perentorio potesse in qualche modo andare contro l’interesse prioritario del minore. La richiesta della corte francese si poggiava sul dubbio che la negazione a trascrivere la filiazione del minore per quella che adesso viene chiamata “madre intenzionale”, potesse in qualche modo andare contro l’art. 8 CEDU (Convenzione Europea Diritti Umani) che recita così:

DIRITTO AL RISPETTO DELLA VITA PRIVATA E FAMILIARE
1.Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza.
2. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria per la sicurezza nazionale, per la pubblica sicurezza, per il benessere economico del paese, per la difesa dell’ordine e per la prevenzione dei reati, per la protezione della salute o della morale, o per la protezione dei diritti e delle libertà altrui”.
Se la Corte ha in un  primo momento ha richiamato il principio dell’interesse superiore del minore, l’esito del giudizio lascia alquanto sconcertati. Infatti è stato deciso che ,sebbene la maggior parte degli stati europei ritenga illecita la pratica della maternità surrogata, ci sono altri modi per riconoscere la filiazione del neonato alla madre intenzionale, primo fra tutti l’adozione.
Con la scusa quindi dell’interesse del minore, di fatto, il giudizio della corte, oltre le consuete frasi di rito che deplorano la maternità surrogata come pratica che favorisce abusi e commercializzazioni di vite umane, ha riconosciuto la legittimità di ricorrere ad un sotterfugio legale per portare avanti questo tipo di azioni.
Cosa si può fare infatti nel momento in cui ci si trova davanti ad un bambino che è venuto al mondo in un modo o nell’altro e non si hanno gli strumenti né giuridici, né politici per intervenire prima?
Per noi la risposta è piuttosto semplice. Questo bimbo ha diritto ad una famiglia adottiva, che andrebbe però scelta tra quelle famiglie riconosciute idonee dallo stato, e non ad una coppia o ad un solo “genitore intenzionale”, che per soddisfare un suo capriccio ha ritenuto opportuno commissionare un bimbo come se si trattasse di un nuovo paio di scarpe, manifestando così la sua inadeguatezza a svolgere la missione genitoriale.
Ma forse questo ragionamento è troppo complesso per il tribunale europeo o per quello francese?
Forse c’è solo un’implicita connivenza con nuovo tipo di mercato che si va affermando sempre di più nella superficialità generale di una classe politica completamente disattenta alla catastrofe antropologica che stiamo vivendo?

 

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