Aborto in Argentina di Giovanna Sedda

La crisi economica in Argentina, presto trasformata in crisi sociale, ha alimentato i movimenti che spingono per la legalizzazione dell’aborto. Il dibattito sull’aborto è ora al centro della campagna elettorale per le imminenti elezioni politiche. Da una parte dello schieramento abbiamo il presidente uscente, Mauricio Macri, apertamente pro-life, dall’altra il principale sfidante, Alberto Fernandez, che ha preso posizione a favore della legalizzazione. Lo scontro politico coinvolge in particolare i giovani e le donne che sono stati, e restano, i grandi animatori del dibattito pubblico su questo tema sensibile.
In Argentina il divieto di aborto  è quasi totale e ammette solo due eccezioni: in caso di pericolo per la vita della madre e in caso di violenza. La legislazione in materia è pressoché rimasta immutata dal 1921, mentre nel periodo della dittatura militare le restrizioni erano ancora più stringenti. Una proposta di legge per la legalizzazione, discussa nell’estate dello scorso anno, non è stata approvata. All’epoca, il presidente Macri, pur considerandosi pro-life, non esercitò il suo potere di veto sulla legge che venne approvata alla Camera e, poi, definitivamente rigettata dal Senato il 9 agosto 2018.
Nello stesso periodo, Ofelia Fernández, appena diciottenne era alla testa di un movimento di giovani abortisti. Adesso, sulla scorta dell’esempio della democratica americana Alexandria Ocasio-Cortez, Ofelia si è lanciata nella corsa politica per le prossime elezioni politiche: la legalizzazione dell’aborto è il suo primo obiettivo politico. Con indosso la felpa verde del movimento pro-aborto ha recentemente la sua campagna elettorale: “se il sistema elettorale non è pronto per noi, non importa, noi ci faremo largo da soli”. Il partito di riferimento di Ofelia, Frente de Todos (letteralmente il Fronte di tutti), è una piccola sigla di estrema sinistra che, insieme ad altri gruppi pro-aborto, punta molto sulle nuove generazioni.
Spesso descritti come lontani dalla Chiesa cattolica, grande motore della vittoria pro-life della scorsa estate, e sempre più coinvolti nella vita politica attraverso i social network, i giovani saranno l’ago della bilancia nelle prossime elezioni e nel dibattito sull’aborto. Ma i millennials, i nati dopo il 2000, che si apprestano a votare sono tutt’altro che pro-aborto. La giovane Connie Pallito, animatrice del seguitissimo account Instagram “Jovenes por la Vida”, descrive un movimento pro-life energico e partecipato, pronto a lanciare dalle strade di Buenos Aires “una onda globale a favore della vita”.
Anche il fronte femminista è attraversato da differenze e distinguo. La deputata Carla Pitiot, paladina della promozione di uguali opportunità per le donne, oltre che contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro, non teme fraintendimenti quando si dichiara “assolutamente contraria all’aborto”. Carla è una delle 49 parlamentari donna che ha votato contro il disegno di legge e non vede contraddizioni nel suo essere femminista e pro-life allo stesso tempo. Anche se non correrà per le prossime elezioni, la Pitiot ha assicurato che continuerà la sua battaglia politica per le donne: contrasto al revenge porn, allungamento dei periodi di maternità, condivisione delle ferie parentali, sono solo alcune delle sue priorità. Ma soprattutto, Carla sarà in prima fila a difesa della vita umana e per impedire ogni tentativo di legalizzazione dell’aborto nella prossima legislatura.

 

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