Culla per la vita: il suo significato più profondo di Maria Luisa Ranallo

Con il DPR 396/2000, art. 30, la legislazione italiana, offre alle mamme che non possano o non intendano riconoscere il proprio figlio il diritto al parto in sicurezza sanitaria ed in anonimato. La sentenza n. 425/2005 della corte Costituzionale ne ribadisce la legittimità garantendo così il pieno diritto all’anonimato anche per il futuro. In parole povere se la madre, in ospedale, non ha riconosciuto il figlio chiedendo di non essere nominata al momento del parto, non potrà mai essere rintracciata.
Nonostante ciò si stima, secondo la SIN (Società italiana neonatologi), possano essere, in Italia, oltre 3 mila ogni anno i neonati abbandonati e di questi circa 400 in ospedale con la tutela del diritto al parto in anonimato. Gli altri bambini vengono partoriti in luoghi non sicuri, e abbandonati chissà dove, come, purtroppo, spesso, riportano i fatti di cronaca.
Tutti, traumatizzati nell’ascoltare queste tristi notizie, esultiamo quando il bambino ritrovato in un luogo sicuro è vivo, come nel caso dei ritrovamenti avvenuti all’interno di morbide culle termiche “le culle per la vita” che, allarmate in modo da rilevare la presenza di un bambino al loro interno, innestano efficaci ed immediati collegamenti con le strutture di pronto intervento collegate.
Questo è il caso del ritrovamento di Stefano nel 2007 a Roma, di Mario nel 2012 a Milano, Daniela nel 2015 a Firenze nel 2015 a Giarre, nel 2016 Giovanni ancora a Milano, Azzurra nel 2016 ad Abbiate Grasso (Mi) e poi Alessandro, ed un’altra bimba, di ben 4 mesi, nel 2017 a Napoli…
La “culla per la vita” offre un servizio di accoglienza prima di tutto alla madre poiché nel riportare le indicazioni del servizio SOS Vita web/verde/CAV, attraverso il numero verde 8008-13000 e il servizio web in

http://www.sosvita.it

crea un collegamento, fra tutti i Centri di Aiuto alla Vita distribuiti sul territorio italiano (352) e realizza una valida rete di sostegno alla maternità, offrendole così congrue alternative all’abbandono. Inoltre, in futuro, ripensando a questo drammatico evento, e alle conseguenze derivate, la “Culla per la Vita” sarà dimostrazione, per lei, madre, e per noi di una scelta di amore e cura verso il figlio. I nove mesi della gravidanza, le relazioni e le emozioni condivise, l’intenso vissuto del parto intensificato dal pensiero della successiva separazione, innaturale fra madre e figlio, rimarranno segno di una maternità vissuta e donata ad altri e non soppressa.
Nove mesi, una settimana, un giorno, la gravidanza di cuore, l’adozione, non conosce il tempo della gestazione fisiologica. Qui, in questo altro modo di essere madre, di essere padre, l’attenzione si concentra sul figlio accolto. Così come la Culla per la Vita si concentra sul bambino, lo pone al Centro dell’attenzione.
Ogni singola culla, che ricordiamo presenti in più di 50 città italiane si caratterizza come una delle più moderne iniziative in fatto di tutela del diritto alla vita, svolgendo, quindi, anche una importante azione culturale.

 

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