Cure palliative. Cosa sono e perchè vanno finanziate di Marcello Ricciuti

Per Cure Palliative si intende linsieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un’inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici”.
Questa la definizione di Cure Palliative dell’art. 2 della legge 38/2010, legge che all’art. 1 le inquadra anche come un diritto del cittadino. Un diritto alla cura, un diritto al sollievo, quando la guarigione non è più possibile e inizia il percorso di fine vita. Il dolore, nelle malattie inguaribili, è spesso più temuto della malattia e della morte stessa e può diventare anche la principale causa della tentazione di chiedere una morte anticipata. Ma oggi il dolore può essere sempre controllato con opportune terapie farmacologiche e anche con tecnologie avanzate, sì da poter non essere più temuto. Anche la terapia del dolore, come diritto, è assicurata dalla legge 38/2010, come le Cure Palliative, di cui è parte. Le Cure Palliative, d’altro canto, non solo terapia del dolore. Sono infatti una cura di tutta la persona che si trova ad affrontare la drammatica esperienza dell’avvicinarsi della fine della vita a causa di una malattia non più dominabile.
Cura del corpo malato, di tutti i sintomi che lo affliggono e che compromettono la qualità della vita; ma anche cura dell’anima, cioè della interiorità della persona, psiche, mente e spirito che si trova ad affrontare l’esperienza più difficile della vita; cura della famiglia intera che vive insieme al malato lo sconvolgimento di una vita fino ad allora forse normale e che ad un certo punto presenta un conto al quale si è sempre impreparati. E lo fanno attraverso equipe formate da medici specialisti in queste cure, infermieri e altri operatori sanitari dedicati e formati, psicologi, assistenti sociali e spirituali, proprio per realizzare una vera presa in carico della persona malata e della sua famiglia. E questo sia a domicilio del malato, sia in struttura dedicate come gli Hospices. Chi intuì che necessitavano luoghi di cura dedicati ai malati inguaribili, spesso abbandonati al loro sofferente destino dalla medicina ufficiale, è stata Cicely Saunders.
Questa straordinaria donna, dapprima infermiera e assistente sociale e poi medico, ha costruito il primo Hospice, il St. Christopher a Londra nel 1967. Gli hospices, secondo la sua intuizione, dovevano essere luoghi dove il malato e la sua famiglia dovevano essere accolti come in una casa, e dove trovare, nello stesso tempo, cure mediche avanzate finalizzate al sollievo dalla sofferenza e sostegno umano ispirato ai valori trasmessi dal cristianesimo. Da allora si sono sviluppati in tutto il mondo, e, anche in Italia, dove sono oltre 250. Dallo sviluppo di una rete di cure Palliative, costituita dagli Hospices e dalle Cure palliative domiciliari, dipende la capacità di prendersi realmente cura dei malati inguaribili e dei loro complessi bisogni e in questo modo anche evitare il consolidarsi di una mentalità eutanasica che poi rischia oggi realmente di trasformarsi in una legislazione che offra suicidio assistito ed eutanasia invece di buone Cure Palliative e di strutture dedicate ai più sofferenti, che è poi quello che realmente chiedono le famiglie che si trovano a vivere l’esperienza di una malattia inguaribile e che vorrebbero assicurare ai loro cari una vita dignitosa pur nella malattia e non un’anticipazione della loro morte. Perciò è assolutamente indispensabile, che sulla scia della suddetta legge 38/2010, le Cure Palliative siano adeguatamente promosse e soprattutto finanziate, tanto più che possono rappresentare anche un risparmio essendo più adeguate e meno costose di cure ospedaliere spesso inutili e dispendiose.
Ma soprattutto sono una risposta di civiltà a salvaguardia della dignità di ogni persona umana, inviolabile anche nel tempo della malattia e della prossimità della morte.

 

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