Rossano, arriva il corso per volontari di Don Antonio Martello, Direttore dell'Ufficio Regionale per la Pastorale della Salute

Il Movimento per la Vita di Corigliano-Rossano svolgerà in questo anno pastorale 2019/2020 degli incontri di formazione per i soci e i volontari del Movimento che avranno come tema “La relazione e la umanizzazione nell’incontro con le fragilità”
Per ognuno di noi è importante sviluppare la relazione interpersonale attraverso la conoscenza delle proprie dinamiche e delle modalità con cui ci relazioniamo.
Chi è impegnato in una relazione aiutante/aiutato, beneficia in modo particolare dell’approfondimento delle tecniche e modalità di ascolto e dialogo, per ampliare i punti di vista per comprendere gli altri, nel rispetto delle differenze individuali e nello stesso tempo individuando e valorizzando il proprio stile personale di relazione. Durante questo ciclo di incontri che rappresentano l’incipit del volontario pro life e del volontario in generale, si affronteranno i seguenti temi:

  1. Le basi della comunicazione interpersonale, la comunicazione positiva e la comunicazione nella relazione d’aiuto.
  2. Le caratteristiche di base per una relazione d’aiuto efficace: accoglienza, empatia, fiducia.
  3. L’ascolto attivo: il primo passo per costruire un buon Ben lontano da essere una attività passiva o una dote innata, la capacità ascolto può essere sviluppata.
  4. Tecniche di base per un dialogo: la tecnica della domanda e la tecnica della
  5. Conoscenza di sé: la percezione personale e lo specchio degli
  6. La gestione delle emozioni: riconoscere e gestire le proprie emozioni e quelle dell’interlocutore.
  7. Bisogni, valori e motivazioni nella relazione di
  8. La gestione del cambiamento e la resilienza: come superare le difficoltà ed evolvere nonostante le avversità. Alla scoperta delle risorse per allenare la

La formazione del volontario rappresenta una condizione imprescindibile per approcciarsi con responsabilità e credibilità ai numerosi e differenti “casi” dove la Vita del Concepito è minacciata, e con esso l’esistenza stessa della mamma innanzitutto, ma anche del papà. Guai a pensare solo ad una di queste tre persone coinvolte in un potenziale aborto! Certo, il Concepito è l’indifeso che ha bisogno del volontario per far valere la sua sacrosanta voglia di vivere la sua unicità nella storia e nel creato, ma la mamma e il papà sono anch’essi, molto spesso, delle “vittime” dell’ ignoranza, dell’egoismo, del pregiudizio, della solitudine, pertanto anch’essi vanno aiutati, anzi: innanzitutto essi, per poi con la loro consapevolezza e “complicità” aiutare la Vita nascente a compiere il suo ciclo biologico e vitale.
Ecco perché, soprattutto nel caso di volontari al servizio della Vita in tutte le sue fasi, è fondamentale prima di quella meramente culturale, una formazione di carattere psicologica e comportamentale, per garantire nella tessitura di relazioni una concreta conoscenza del caso specifico e della condizione dei tre protagonisti in “gioco”, ovvero Concepito e genitori, previa una, appunto, conoscenza sincera di sé – del volontario – e delle sue reali capacità per la fattispecie che si presenta. È impensabile che tutti i volontari possano affrontare concretamente e responsabilmente le stesse situazioni che determinano la richiesta di aiuto del Concepito che rischia di essere brutalmente soppresso. Ciascun volontario, con le sue capacità, la sua storia, il suo carattere, la sua sensibilità, il suo grado culturale, ecc., è predisposto sicuramente per uno o più casi concreti, ma sicuramente non per tutti: motivi economici, violenza sessuale, incesto, rapporto extra coniugale, madre troppo giovane, ecc. Ecco perché la necessità di avviare un corso di formazione destinato in primis alla conoscenza di sé! È una condizione fondamentale per difendere la Vita con senso di responsabilità! Senza escludere che dalla consapevolezza che deriverà a conclusione di questo ciclo formativo, si possa responsabilmente capire che probabilmente è più opportuno servire la Vita ad esempio contribuendo “solo” al funzionamento associativo, svolgendo pertanto una forma di volontariato più logistica che prettamente relazionale con l’assistita, pur sempre conservando a pari dignità l’essenza del volontario pro life alla pari di chi invece è più predisposto alla relazione diretta con la Persona – le Persone in realtà, come detto in precedenza, appunto il Concepito, la mamma e il papà -; soprattutto nel caso di un MpV, dove potenzialmente i casi concreti in cui è richiesto un intervento “sul campo”, a differenza invece del Cav, possono rappresentare un caso di eccezionalità, tuttavia la formazione deve essere uguale imprescindibilmente per tutti gli operatori nell’ampia e variegata realtà del volontariato a difesa della Vita, di ogni Vita, di ogni Persona, dal Concepito all’ammalato in condizione di “fine vita”.
Specie dopo la riforma del Terzo Settore, lo statuto del MpV consolida l’attenzione a 360° sulla Persona umana: anziani, immigrati, disabili, ammalati, famiglia, dimensioni sociali in generale (es. scuola, lavoro, diritto alla salute, ecc.), ecc. Urge pertanto una rivisitazione, probabilmente, del concetto di formazione stessa per il volontario pro life che, seppur partendo sempre dal Concepito, non deve e non può più “distaccarsi” dal Bimbo Nato che cresce e si sviluppa divenendo Uomo, in una società sempre più insidiosa per la reale tutela dei suoi diritti inalienabili, a partire proprio da quello previo della Vita, dal concepimento alla morte naturale.
Conoscere bene se stessi quindi, ponendosi sempre in discussione attraverso una costante formazione e un doveroso discernimento, per meglio porsi al servizio della Vita!

 

Rossano, arriva il corso per volontari (.pdf)