Allarme Economist di Giovanna Sedda

L’Economist lancia l’allarme sulla selezione genetica

“Un vero e proprio campo minato”: The Economist, celebre giornale progressista, non usa mezze parole descrivendo i possibili risvolti etici delle nuove tecniche di selezione degli embrioni. In un lungo articolo pubblicato a novembre, il settimanale economico descrive l’impatto dei servizi commerciali di screening genetico. Aziende specializzate come la “Genomic prediction” offrono oggi la possibilità di stimare il rischio dell’insorgenza di diverse malattie attraverso il DNA. Questa tecnica applicata durante i processi di fecondazione artificiale permette di associare a ciascun embrione fecondato un punteggio dal quale dipenderà la scelta per l’impianto e la successiva gravidanza.
Questo tipo di servizi, a differenza dei test genetici usati da tempo per gravi malattie ereditarie, è capace di testare un numero decisamente maggiore di possibili rischi medici. Questo nuovo approccio si basa sull’analisi di circa mille polimorfismi a nucleotide singolo (SNPS), ovvero le singole lettere che differenziano la catena del DNA di un individuo. Questo è possibile, spiegano gli autori, attraverso il genome-wide association study (GWAS), una tecnica che studia gli effetti non del singolo gene, ma di diversi gruppi di geni all’interno di tutto il DNA coinvolto nella produzione di proteine.
Sebbene la tecnica dia risultati poco significativi quando si impiegano le ridottissime quantità di DNA prelevabili da un embrione, queste possono essere facilmente integrate con il DNA dei genitori: la biologia non mente e i risultati, dopo queste integrazioni, sono più che affidabili. L’incredibile quantità di dati raccolti con il GWAS, e il ricorso a banche dati genetiche, permette stime sempre più accurate sull’ereditabilità non solo delle malattie ma anche di altre caratteristiche personali.
Il punto di arrivo di questi recenti progressi è la possibilità di associare a ciascun embrione un punteggio, basato sul DNA, relativo alla probabilità di sviluppare determinate malattie, ma anche di avere una intelligenza superiore alla media… Al momento i servizi disponibili si limitano agli aspetti medici e non sono impiegati per analizzare altro, ma “nulla impedisce di farlo, se lo si vuole”. Questa potrebbe essere l’anti-camera di un “mondo nuovo” popolato dai “designer babies”: bambini selezionati e avviati alla nascita sulla base del loro patrimonio genetico.
Per l’Economist, questo percorso conduce a “un campo minato” di questioni bioetiche che possono diventare una facile giustificazione per i sostenitori dell’eugenetica e della superiorità razziale.
Si tratta di pericoli che abbiamo già conosciuto ma che, a quanto pare, ancora non abbiamo imparato ad evitare. Ritorniamo sempre al punto d’inizio: anteporre ai valori, e anche ai punteggi genetici, il valore per eccellenza, quello della dignità umana. Il fatto che l’opinione pubblica, anche le componenti non particolarmente sensibili ai temi della biotica, inizi a interrogarsi sull’impatto della selezione genetica è un segnale positivo. Tuttavia, sollevare la domanda giusta, come ha fatto l’Economist, non basta. Occorre uno scatto di coraggio per dare anche una risposta altrettanto valida.

 

Allarme Economist (.pdf)